EMERGENZA FREDDO 2018

03 Febbraio 2018

L’assessore al Welfare fa appello ai fiorentini invitandoli a segnalare chi dorme per strada

Continua il servizio di accoglienza invernale dei senza fissa dimora attivato il 1° dicembre scorso dall’assessorato al Welfare presso le Foresterie Pertini e del Fuligno e l’Accoglienza Salesiani di via Gioberti.

Il servizio consiste nell’offrire un’attività di pronta accoglienza notturna destinata a cittadini italiani e stranieri, uomini maggiorenni, donne sole e con bambini, residenti o non nel comune di Firenze, in possesso di un documento di riconoscimento. Confermando la scelta fatta negli anni scorsi, agli ospiti non viene fornita solo l’accoglienza notturna, ma vengono serviti anche il pasto serale e la prima colazione.

Al calare della sera, poi, diventano operative le unità di strada impegnate a distribuire coperte, bevande e pasti caldi alle persone che sono al freddo, rispondendo così a situazioni di emergenza insieme agli operatori presenti presso le diverse strutture di accoglienza.

Con l’arrivo del freddo l’assessore al Welfare fa l’appello ai fiorentini, invitandoli a segnalare chi dorme per strada. Perché, come spiega l’assessore, è anche grazie ai messaggi dei cittadini che si possono aiutare le persone ad andare in un posto caldo dove trascorrere la notte, evitando così di stare fuori all’addiaccio. L’assessore, inoltre, ringrazia le associazioni, le unità di strada e i volontari che da più di due mesi stanno prestando aiuto alle persone in difficoltà.

Le segnalazioni all’assessorato al Welfare posso essere fatte dal lunedì al venerdì, inviando una e-mail all’indirizzo assessore.funaro@comune.fi.it oppure telefonando, in orario di ufficio fino alle 18, al numero 055-2769141.

Dalle 18 e nel week end è necessario chiamare la Foresteria Pertini allo 055-6533117, che può essere chiamata anche durante la settimana h24. (fp)

 

Il pacchetto di Minniti su immigrazione e “sicurezza urbana”

di ·

Non ci sono ancora i testi dei due nuovi decreti legge su immigrazione e sicurezza urbana approvati dal Consiglio dei ministri. Potremo valutarne a pieno la portata solo quando potremo conoscerne gli ambiti di applicazione. Un fatto tuttavia è certo. Sul fronte della guerra ai poveri il governo si è dotato di nuove armi.

I CIE cambiano nome e diventano CPR, centri per il rimpatrio, ma la sostanza non cambia. Ce ne sarà uno per ogni regione. L’unica novità è che dovrebbero essere più piccoli e sorgere lontani dai centri urbani, “vicini agli hub di comunicazione”. Oggi quelli rimasti aperti dopo le rivolte sono solo quattro.
Minniti ha annunciato che i fondi per i rimpatri assistiti saranno raddoppiati.
Stretta anche per i profughi, cui viene negato il diritto al ricorso in caso di respingimento della domanda di asilo. In compenso i richiedenti asilo potranno riempire il tempo, in attesa della sentenza sul loro futuro, lavorando gratis, “in favore delle collettività locali”. Ogni comune, in accordo con la Prefettura locale, potrà richiederne l’impiego per attività di “pubblica utilità”. Le cooperative che gestiscono i profughi non garantiscono i loro diritti? Non gli insegnano la lingua, non offrono assistenza legale? Non importa! Grazie al nuovo governo i profughi saranno “messi al lavoro” volontariamente. Quanti si negheranno, nell’illusione che qualche mese di lavoro al verde pubblico o per le strade possa “fare curriculum” per le commissioni territoriali?
Appena respinta la domanda di asilo si perde ogni diritto all’accoglienza: così le strutture hanno più spazi per i nuovi arrivati. Minniti spinge nella clandestinità e getta in strada migliaia di persone e chiama tutto questo “sicurezza”.
Il daspo dei sindaci, il provvedimento adottato dal ministero dell’Interno, per garantire “il decoro urbano” ha caratteri più fumosi.
“Di fronte a reiterati elementi di violazioni di alcune regole in un determinato territorio – ha spiegato Minniti – le autorità possono proporre che chi li ha commessi non possa più frequentare quel determinato territorio”.
Secondo i giornali potrebbe scattare il daspo sull’intera città o per specifici luoghi o quartieri, “di fronte a reiterati elementi di violazioni di alcune regole in un determinato territorio”.
Quali regole? Certo non quelle del codice penale che hanno un proprio ambito di applicazione. Secondo la stampa nel mirino ci sarebbero accattoni, writer, prostitute, gente che bivacca. Poveri ed irregolari. Forse anche chi, nelle città, lotta con i poveri e gli irregolari che cercano di aprirsi spazi di vita. Questi decreti si basano, come diversi altri dispositivi già adottati, alla logica del diritto penale del nemico.
Il ministro vuole attuare le stesse politiche auspicate dalle destre xenofobe senza usare il loro linguaggio.

E dice: “non abbiamo bisogno di sindaci sceriffi o di un ministro dell’Interno sceriffo, abbiamo bisogno di cooperazione tra territorio e Stato”
Nella conferenza stampa di presentazione dei due decreti, ha esordito dichiarando che “la sicurezza urbana va intesa come un grande bene pubblico”.
La neolingua del ministro dell’Interno ha il sapore acre della burocrazia che trita le vite delle persone per il bene di tutti.
Ne abbiamo parlato con Eugenio Losco, avvocato milanese, che cura la difesa di migranti e compagni.

Ascolta la diretta: 2017-02-14-losco-daspo-e-profughi

da: http://radioblackout.org/2017/02/il-pacchetto-di-minniti-su-immigrazione-e-sicurezza-urbana/

APPELLO alla SOLIDARIETÀ con i rifugiati di ex- Aiazzone

++ APPELLO alla SOLIDARIETÀ con i rifugiati di ex- Aiazzone++

Oggi, dopo aver rifiutato le proposte indecenti di Comuni e Prefettura, i rifugiati di Ex- Aiazzone hanno occupato uno stabile.
La maggior parte degli effetti personali degli abitanti sono andati distrutti durante l’incendio, per questo all’occupazione c’è bisogno di:
-letti e materassi
-coperte
-lenzuola e cuscini
-vesititi caldi e giubbotti
-scarpe
-stufe
Da portare in via Spaventa 4 (zona Parterre, vicino piazza Libertà) tutti i giorni dalle 17 alle 21.
CASA,DIRITTI, DIGNITÀ PER TUTTI!

Movimentodilotta PerlacasaFirenze

RACCOLTA ALIMENTI E SACCHI A PELO

Come Associazione Periferie al Centro onlus siamo iscritti al Banco Alimentare della Toscana, oramai da qualche anno i beni alimentari sono sempre meno e le richieste sempre più numerose. Se volete aiutarci, vi chiediamo di portare in redazione o alla bottega di via Gioberti 5r, in orario di apertura, i seguenti alimenti:
LATTE UHT (di tutti i tipi, di tutti i formati)
SCATOLETTE (tonno, sardine etc.)
RISO
LEGUMI in scatola o tetrapak
Pane a cassetta
PASTA
CONSERVA POMODORO
OLIO OLIVA / SEMI
FARINA
ZUCCHERO

Inoltre stiamo raccogliendo sacchi a pelo da distribuire alle persone che vivono per strada, potete portarceli in redazione o in bottega.

Grazie !

Firenze, clochard trovato morto sul lungarno per il freddo

L’uomo, 48 anni di origine polacca, aveva anche seri problemi di salute. Era poco lontano dagli uffici dell’Asl

di LUCA SERRANO’ e GERARDO ADINOLFI

Aveva trovato riparo per la notte in un giardino tra il Lungarno Santa Rosa e le mura di San Frediano, nell’Oltrarno di Firenze. Ma a causa del freddo intenso e delle temperature sotto zero un uomo di origine polacca, senza fissa dimora, è stato trovato morto per assideramento.
Il clochard, 48 anni, non aveva documenti ma è stato riconosciuto da un altro senzatetto. Ad avvertire i carabinieri e il 118 sono stati alcuni passanti che avevano notato il corpo senza vita nel giardino del Lungarno Santa Rosa, poco lontano dagli uffici dell’Asl di Firenze. Indagini sono comunque ancora in corso per risalire alle cause: alcune persone hanno raccontato che l’uomo aveva anche seri problemi di salute. Questa a Firenze non è la prima vittima del freddo di questi giorni.
Ieri due senzatetto sono stati trovati senza vita ad Avellino e ad Aversa. In Sicilia un clochard romeno di 46 anni è stato trovato morto in un immobile abbandonato di fronte all’imbarcadero privato di Messina mentre un altro è deceduto a Latina oggi pomeriggio davanti a una chiesa. Ad Altamura, in provincia di Bari, una caduta causata dal ghiaccio è risultata fatale per una donna di 49 anni. Le nevicate di queste ore continueranno a interessare, fino a tutto sabato e anche in pianura, soprattutto il versante adriatico e gran parte delle regioni meridionali, con temperature molto basse e forti venti.

fonte: Repubblica.it

Quanti sono i poveri in Italia Istat 2015

Quanti sono i poveri in Italia

E cosa vuol dire, da un punto di vista economico e statistico, essere “poveri”:

i nuovi dati dell’ISTAT

L’ISTAT ha pubblicato un rapporto sulla povertà in Italia relativa al 2015. I dati mostrano che il 6,1 per cento delle famiglie residenti in Italia si trova in condizione di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni e 598 mila persone (il numero più alto dal 2005 ad oggi): il 7,6 per cento della popolazione residente. L’incidenza della povertà assoluta si è mantenuta sostanzialmente stabile sui livelli stimati negli ultimi tre anni per le famiglie, mentre è cresciuta se misurata in termini di persone (nel 2014 la popolazione residente in povertà assoluta era il 6,8 per cento). Anche la povertà relativa ha avuto un andamento simile nel 2015: è rimasta stabile in termini di famiglie (2 milioni e 678 mila pari al 10,4 per cento delle famiglie residenti, rispetto al 10,3 per cento del 2014), mentre è aumentata in termini di persone (8 milioni e 307 mila pari al 13,7 per cento, rispetto al 12,9 per cento del 2014).

Cosa significano povertà assoluta e povertà relativa


Le stime diffuse dall’ISTAT provengono dall’Indagine sulle spese delle famiglie: vengono rilevate tutte le spese sostenute dalle famiglie residenti per acquistare beni e servizi destinati al consumo familiare: generi alimentari, utenze, arredamenti, elettrodomestici, abbigliamento e calzature, medicinali e altri servizi sanitari, trasporti, comunicazioni, spettacoli, istruzione, vacanze, e così via. Le spese sostenute per scopi diversi dal consumo sono invece escluse dalla rilevazione.

La povertà assoluta classifica quindi le famiglie in base all’incapacità di acquisire certi beni e servizi che vengono considerati essenziali per vivere in modo minimamente accettabile. Viene misurata in base alla valutazione monetaria di quei beni e servizi che vengono considerati essenziali. L’ipotesi di partenza è che i bisogni primari e i beni e i servizi che hanno a che fare con i bisogni primari siano omogenei su tutto il territorio nazionale, tenendo però conto del fatto che i costi sono variabili tra le varie zone del paese. L’unità di riferimento è la famiglia, considerata in base alle caratteristiche dei singoli componenti. I bisogni primari sono divisi in tre aree: alimentare, abitazione, residuale. Hanno cioè a che fare con un’alimentazione adeguata, un’abitazione che deve corrispondere alla dimensione della famiglia, che deve essere riscaldata e fornita dei principali servizi, e una serie di altri parametri che hanno a che fare con il minimo necessario per vestirsi, comunicare, informarsi, muoversi sul territorio, istruirsi e mantenersi in buona salute.

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