RACCOLTA EMERGENZA FREDDO

In primo piano

 

RACCOLTA EMERGENZA FREDDO

sabato 22 gennaio ore 10-13 e 15,30-18,30

domenica 23 gennaio ore 10-13

Circolo ARCI Lavoratori Porta al Prato via delle Porte Nuove 33

Come tutti gli anni, superare l’inverno è difficile per tutti coloro che non hanno una casa o che vivono in situazioni precarie, nel disinteresse delle istituzioni e della politica, che nonostante le parole (neanche tante, a dire il vero) non si preoccupano di offrire soluzioni a un problema che non si può più definire “emergenza”. Alleghiamo a questo proposito l’appello che la Rete Antisfratto Fiorentina ha inoltrato a Papa Francesco, sottolineando la mancanza di solidarietà e di accoglienza anche da parte di chi dovrebbe essere in prima linea impegnato su questo terreno.

Rispondiamo dunque all’appello dell’Emporio del Riuso della Misericordia di Tavarnelle e Barberino per sostenere concretamente varie realtà, tra cui l’Emergenza Freddo a Firenze, una parrocchia di Montevarchi che dà ospitalità a persone – italiani e migranti – prive di alloggio e di altri sostegni, la Cooperativa Il Cenacolo di Marupati operante nella piana di Rosarno (RC) e l’Associazione Linea d’Ombra di Trieste che accoglie i migranti che riescono a raggiungere Trieste dalla rotta balcanica.

Servono coperte, piumini, sacchi a pelo e scarpe invernali (queste ultime per i migranti che arrivano a Trieste dopo aver attraversato la rotta balcanica)

Coperte, piumini e sacchi a pelo dovrebbero essere lavati (e ovviamente in buone condizioni), ma se non ce la fate portateli comunque, provvederemo noi.

 

Rete Antirazzista Fiorentina

Circolo ARCI Porta a Prato

Firenze Città Aperta

(segue:Lettera aperta a Papa Francesco)

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Un nuovo sgombero di persone senza casa!

In primo piano

 Un nuovo sgombero di persone senza casa!
Il 30 dicembre un gruppo di persone senza casa, donne, uomini e bambini/e,
una parte delle quali già sgomberate varie volte negli ultimi mesi, ha
occupato un edificio vuoto da circa due anni in via Vittorio Emanuele
angolo via Lanzi, di proprietà di un Istituto Religioso di suore, per
rivendicare soluzioni abitative dignitose.
Nella sera del 5 gennaio sotto una pioggia battente, la risposta è stata un
nuovo sgombero di polizia, che ha giustificato il suo intervento di fronte
alla richiesta urgente della proprietà di liberare l'immobile.
Vano il tentativo dei consiglieri Bundu e Palagi di coinvolgere gli
assessori Albanese e Funaro, nonché di parlare con la proprietà.
Ancora una volta il Comune di Firenze conferma la sua latitanza sul tema
casa e la mancanza di programmi concreti di fronte al dilagare degli
sfratti. Per ora solo polizia e progetti speculativi come lo Student Hotel
in via Pietrapiana e il resort a Costa San Giorgio.
Inoltre nessun ruolo di mediazione e di graduazione di sfratti e sgomberi
da parte della Prefettura, segnando così un peggioramento drastico della
situazione sociale.
Denunciamo infine l'evidente ipocrisia dell'Istituto Religioso, denominato
- ironia della sorte - "Piccole sorelle dei poveri"(!), in netto contrasto
con gli appelli quotidiani di Papa Francesco sui poveri ed i migranti, che
andrebbe informato di questa vicenda.
Nessun dialogo e disponibilità a capire i bisogni degli occupanti da parte
della Madre Superiora dell'Ordine. Insomma i poveri devono restare al loro
posto e non ribellarsi mai!
Basta gente senza casa e case senza gente! Basta polizia come risposta al
bisogno casa! Le case ci sono!
Chi perde il lavoro, perde anche la casa!

Rete Antisfratto Fiorentina
(Movimento di Lotta per la Casa e Resistenza casa Sportello Solidale)
Firenze 6 gennaio 22

Visibilmente invisibili

Lettera aperta al Prefetto di Firenze

e per conoscenza al

Presidente della Regione Toscana ed al Sindaco di Firenze

“Dobbiamo vaccinare il mondo e dobbiamo farlo presto”, è il proclama lanciato da Draghi al vertice del G20 sulla salute …la realtà ci dice che purtroppo non riusciamo a vaccinare nemmeno tutti i cittadini che da anni vivono a Firenze, e tra questi molti che a Firenze sono nati.

Non per carenza di vaccini o per la propaganda no-vax, in molti casi ad impedire la vaccinazione è la condizione di invisibilità di cittadini che pur essendo stabilmente presenti nella nostra città non riescono ad avere la registrazione anagrafica.

Lo stesso allarme è stato lanciato nei giorni scorsi dalle Misericordie Fiorentine, che hanno posto il problema della vaccinazione delle centinaia di cittadini invisibili presenti nella nostra città, questione che chiediamo a tutte le istituzioni preposte di risolvere con urgenza.

Per molti di questi cittadini la causa risiede delle procedure adottate dal Comune di Firenze per le registrazioni e le cancellazioni anagrafiche, in particolare quelle previste per i senza fissa dimora, che per alcuni aspetti non ottemperano ai dettati della normativa nazionale e impediscono la dovuta registrazione anagrafica nonostante la presenza stabile sul territorio comunale di queste persone.

Ad essere maggiormente colpite sono persone in condizione di disagio economico, sociale e psicologico. La mancata registrazione anagrafica, indispensabile non solo per l’esercizio di diritti costituzionalmente garantiti ma necessaria per l’accesso alla maggior parte dei servizi erogati dallo Stato e dagli Enti Locali determina e aggrava la condizione di forte emarginazione di queste persone.

A nostro avviso, già in tempi normali, il disagio derivato dalla loro condizione sarebbe comunque meritevole di maggior attenzione e maggiori tutele, in tempo di pandemia occorre l’obbligo di adoperarsi quantomeno per la tutela delle loro condizioni di salute, rivestendo quest’attenzione anche funzioni di tutela della salute pubblica.

Già in occasione delle passate Elezioni Regionali del settembre 2020 avevamo sollevato il problema delle centinaia di invisibili che non potevano esercitare il diritto di voto e abbiamo manifestato sotto gli uffici della Prefettura chiedendo un intervento del Suo predecessore, volto a garantire l’esercizio di questo e di tutti i diritti costituzionalmente garantiti, preclusi dalla mancata iscrizione anagrafica.

Rinnoviamo l’appello chiedendo un Suo intervento in forza delle prerogative che la legge Le attribuisce (art.52 DPR 223/89) al fine di uniformare le procedure anagrafiche adottate dal Comune di Firenze ai dettati della vigente normativa.

Con la presente Le chiediamo uno specifico incontro nel merito delle questioni sollevate, mentre sollecitiamo la Regione Toscana a garantire la vaccinazione anti-Covid anche alle persone prive di residenza.

Rete Antisfratto Fiorentina (Movimento di Lotta per la Casa – Resistenza Casa Sportello Solidale)

Firenze 24 maggio 2021

Un Otto Marzo in povertà

di Gianluca Cicinelli

 La Shepoverty, povertà femminile, trae incremento dal Covid. Madre e Disoccupata è la foto della principale vittima sociale ed economica della pandemia. La ricerca dell’Ipsos per WeWorld – un’organizzazione che difende i diritti di donne e bambini in 27 Paesi del mondo – è uscita quattro giorni fa ma abbiamo aspettato l’8 marzo per parlarne, in controtendenza con i risvolti propagandistici della ricorrenza della “festa” delle donne sulla stampa mainstream. C’è davvero poco da propagandare, perchè i dati parlano chiaro: una donna su due ha visto peggiorare la propria situazione economica in quest’ultimo anno. Più colpite delle altre le madri disoccupate. Un dato che sale a sei donne su dieci se isoliamo la fascia d’età fra i 25 e i 34 anni. La metà di loro si è trovata a fare i conti con la perdita del lavoro e un carico economico aumentato dagli aspetti sociali e psicologici.
L’inchiesta dell’Ipsos racconta che Il 60% delle donne non occupate con figli dichiara di aver avuto durante la pandemia una riduzione di almeno del 20% delle proprie entrate economiche, costringendole a ricorrere maggiormente alla famiglia e/o al partner, diminuendo così fortemente l’indipendenza. Ma l’impatto della crisi non si ferma ai rapporti di lavoro contrattualizzati e legali investendo anche il lavoro sommerso, in particolar modo quello di cura e assistenza “medica” nel nucleo familiare. Tre donne su dieci – con figli a carico e disoccupate – a causa della pandemia hanno rinunciato a cercare lavoro e circa il 40% di loro non è in grado di sostenere una spesa imprevista come una visita medica. All’interno del nucleo familiare il 38% deve farsi carico da sola dell’assistenza ad anziani e bambini, dato in crescita al 47% se parliamo di donne tra i 25 e 34 anni alle prese con figli piccoli, e al 42% tra quelle comprese tra i 45 e i 54 anni rivolte all’assistenza ad anziani.
Fin qui il dato economico. Ma a essere azzerata è stata la vita sociale, con l’80% delle donne che parla di “devastazione” della rete sociale precedente alla pandemia e il 46% di un pesante impatto sulla propria voglia di vivere. Il 76% delle intervistate ha rinunciato a fare progetti di vita, in particolare – e colpisce come un pugno allo stomaco – le più giovani. Anche il totale non lascia adito a dubbi, con l’83% che lamenta la caduta della vita relazionale e il 64% che parla di ricadute negative sulla propria autostima.

Il 30% delle intervistate, su un campione eterogeneo di mille, in quest’ultimo anno ha usufruito di servizi di aiuto economico, soprattutto per cibo e medicinali su un 40% che lamenta le difficoltà economiche insorte nella propria famiglia. E se le spese dentistiche, prima voce tagliata dai bilanci familiari, possono forse essere prorogate, le bollette vanno invece pagate per continuare a vivere diventando un incubo per il 23% delle donne non occupate e con figli.

Donne lasciate sole a far fronte a un carico economico e psicologico impressionante in maniera omogenea al Nord come al Sud d’Italia, con forti diseguaglianze, ancora più accentuate, nelle periferie urbane. E se l’impatto della pandemia si è rivelato devastante per il passato e il presente nessuno è ancora in grado di prevedere gli effetti nel lungo termine.

 

 

LIBERTA’ PANE E DIGNITA’ PER TUTTE E TUTTI

 

Mercoledì 3 Febbraio la polizia ha colpito 20 ragazzi/e con misure cautelari per aver partecipato alle proteste del 30 Ottobre scorso contro la gestione della pandemia messa in atto dallo Stato.

Fra di loro ci sono Barba (Cosimo) e Pimpi (Matteo) del Sostegno Alimentare di S.Frediano, che sono stati messi agli arresti domiciliari con tutte le restrizioni.

Le accuse inconsistenti della questura alimentano la macchina del fango dei giornali, che ha definito le persone che erano in piazza, come “protagonisti del disordine” e “criminali comuni”. Chiunque abbia partecipato al nostro progetto di sostegno alimentare conosce bene Cosimo e Matteo, le loro azioni e i loro ideali: sono due delle persone che hanno contribuito fin da subito a rendere possibile il sostegno alimentare nel quartiere, schierandosi ed ascoltando le esigenze e le speranze delle persone in difficoltà con la spesa e con gli affitti.

Nei mesi passati a distribuire alimenti gratuiti e dialogare con le fasce più colpite della popolazione, è stato facile rendersi conto che l’incapacità e l’indifferenza del governo non hanno fatto altro che peggiorare le disuguaglianze e far precipitare nella povertà sempre più persone.

Protestare contro questa gestione dell’emergenza da parte dello Stato non è un crimine, ma un tentativo di condividere e fare emergere questa consapevolezza.

Cosimo, Matteo e tutte le persone arrestate devono essere liberate immediatamente.

Lo Stato dovrebbe preoccuparsi di arginare il virus e la povertà, non di fermare chi protesta contro le sue mancanze e costruisce alternative.

Cosimo e Pimpi Liberi!

LIBERTA’ PANE E DIGNITA’ PER TUTTE E TUTTI

Firenze pandemica

Firenze pandemica. Dalla “fabbrica del turismo” alla rete della solidarietà popolare

DI ILARIA AGOSTINI · 11 GENNAIO 2021

 

Nel marzo 2020, la pandemia globale mette a nudo la fragilità della «fabbrica del turismo». Il blocco dei flussi turistici riduce all’indigenza le fasce sociali più deboli. Reti di solidarietà popolare si costituiscono in risposta ai bisogni immediati degli abitanti esclusi dalle misure emergenziali istituzionali. 

Proprio dalle soggettività attive attive nel mutualismo solidale, provengono ipotesi convincenti per una ripartenza territoriale di forte valenza politica. 

Crisi della “monocoltura turistica” e provvedimenti emergenziali

Fino al febbraio 2020, l’economia fiorentina è decisamente orientata al turismo globale, in piena espansione (Istat 2019). Le presenze turistiche in città, nel 2018, oltrepassano i 13 milioni di unità, con un incremento del 51% nel decennio 2008-2018 (Irpet 2019). La “monocultura turistica” ha ripercussioni sul mercato immobiliare – che ne risulta «drogato»[1]– e sul lavoro: aumentano le imprese attive nel settore e gli addetti, ma cresce anche il «lavoro povero» (Filcams-Cgil), precario ed esternalizzato, e al nero.

Il subitaneo arresto dei flussi turistici genera una crisi profonda, sottraendo rilevanti risorse al Comune che ha messo a bilancio i previsti 48 milioni di euro della tassa di soggiorno. Il temuto default avvia un processo di decostruzione del “modello Firenze” nel dibattito cittadino; persino il sindaco si pronuncia per una sua revisione strutturale.

Durante il confinamento, l’interdizione degli spazi collettivi colpisce con durezza le fasce sociali marginalizzate. I Rom si ritirano nei campi, «per niente rassicurati dalle precarie condizioni igienico-sanitarie, dall’assenza di servizi di base, dalla conflittualità tra abitanti»[2]. Non migliore è la sorte degli homeless: i centri notturni si mutano troppo velocemente in ricoveri diurni; gli ospiti vi sono «relegati» fino al 18 maggio, quando saranno, sic et simpliciter, riconsegnati alla vita di strada[3].
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Il virus e i senza dimora. Che fare?

Il virus e i senza dimora. Che fare?

Osservatoriodicembre 08, 2020

 

 

 

 

 

Che il problema riguardi tutti, mai come oggi dovrebbe essere perfino superfluo spiegarlo. Le decine di migliaia di persone che oggi in Italia non hanno una casa in cui restare non possono più essere abbandonate a se stesse. Come per molte altre condizioni sociali, la drammaticità della diffusione della pandemia porta così alla luce l’insostenibilità di un sistema di accoglienza delle persone senza dimora che da molti anni richiederebbe profonde trasformazioni, dal punto di vista concettuale come da quello delle misure concrete. Alcuni ricercatori in scienze sociali e alcuni operatori impegnati in “prima linea” con la marginalità sociale, sulla base di una riflessione avviata da tempo per andare oltre le logiche emergenziali e caritatevoli, hanno provato a rispondere in modo semplice e molto concreto a tre delle domande chiave su un problema serissimo destinato a crescere molto ogni giorno e nei prossimi mesi

La crisi sanitaria ha evidenziato la necessità della riforma “concettuale” che il sistema di accoglienza delle persone senza dimora richiede da decenni. Pensare la marginalità sociale attraverso il prisma di questa crisi può servire a decostruire le logiche emergenziali e/o caritatevoli su cui si basa tale dispositivo: queste, come sottolineano gli operatori di prima linea, ostacolano la pianificazione di strategie sul lungo periodo e finiscono con l’alimentare il circolo vizioso dell’indigenza. I dormitori notturni rappresentano l’esempio perfetto di soluzioni tattiche che, pur rispondendo al problema nell’immediato, ne posticipano ad oltranza una risoluzione sistemica. Il testo che segue riprende una riflessione comune tra ricercatori in scienze sociali e operatori di prima linea, che attraverso le reciproche esperienze cercano di comprendere blocchi e disfunzionamenti delle politiche di assistenza e di immaginare percorsi di cambiamento. Abbiamo cercato di rispondere, senza alcuna pretesa di esaustività, a tre interrogativi che, emersi con più urgenza da tale riflessione comune, ci permettono di affrontare i principali nodi teorici della questione.

Perché è stato così difficile trovare soluzioni abitative per le persone senza dimora durante il lockdown?

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