Appello di 100 medici

Appello di 100 medici: basta fake online sul virus

Una coincidenza singolare. Mentre si insedia il comitato di controllo indipendente di Facebook, ribattezzato “Corte suprema dei contenuti”, arriva la lettera aperta firmata da oltre cento medici che combattono in prima linea il coronavirus e diretta soprattutto al social network. “In qualità di medici, infermieri ed esperti sanitari di tutto il mondo, siamo qui per dare l’allarme. Il nostro lavoro è quello di mantenere le persone in salute. Ma in questo momento ci troviamo di fronte non solo alla pandemia di COVID-19, ma anche a una infodemia globale, notizie false che circolano viralmente sui social media mettendo a rischio vite umane in tutto il mondo”, esordisce la petizione. 


Fra i firmatari ci sono luminari e personale ospedaliero statunitense, europeo, sudamericano, compresi tre italiani: Matteo Bassetti del Policlinico San Martino in Genova, Giovanni Maga dell’Istituto Genetica Molecolare del Cnr e Andrea Crisanti, del dipartimento di Medicina Molecolare Unipd. «Ho avuto a che fare con pazienti che volevano affrontare il cancro con il bicarbonato», spiega Maga. «E altri che erano stati convinti online che la causa dell’Aids era nei farmaci e quindi semttevano di prenderli anche se positivi. Quando si è disperati è facile farsi abbagliare dalle frottole». 

 La lettera ricorda anche le storie che affermano che la cocaina è una cura, o che il Covid-19 è stato sviluppato come arma biologica dalla Cina o dagli Stati Uniti, si sono diffuse più velocemente del virus stesso. Le grandi aziende dei social media hanno provato ad agire, eliminando alcuni contenuti quando segnalati, e permettendo all’Organizzazione Mondiale della Sanità di pubblicare inserzioni gratuitamente.


Promossa dall’associazione non governativa Avaaz, l’appello punta il dito contro i colossi del Web colpevoli, secondo lei, di non fare abbastanza per frenare lo “tsunami di contenuti falsi sul coronavirus”. I toni sono quelli della crociata, in particolare nei confronti di Facebook. Si chiede di introdurre la rettifica. “Significherebbe avvisare e mandare una notifica a ogni utente che ha visto o interagito con post di disinformazione medica sulle loro piattaforme, e mettere a disposizione una rettifica ben strutturata, verificata correttamente e indipendentemente — uno strumento che aiuti ad evitare che gli utenti siano ingannati da bugie pericolose.

Oltre a “disintossicare” gli algoritmi che decidono cosa mostrare agli utenti. “Queste grandi aziende hanno facilitato la diffusione delle idee e ne hanno tratto guadagno, hanno ora lo straordinario potere e la responsabilità di contrastare la fatale diffusione della disinformazione e di impedire che i social media rendano le nostre comunità più malate. Per salvare vite umane e ripristinare la fiducia nella sanità basata sulla scienza, i giganti della tecnologia devono smettere di dare ossigeno a menzogne, diffamazioni e fantasie che minacciano tutti noi”.

La Avaaz, che in persiano significa “il suono che rompe il silenzio”, è nata a New York nel 2007 e si batte da anni sul fronte dei diritti. Al centro di alcune polemiche sulla natura dei finanziamenti che avrebbe ricevuto in maniera indiretta da George Soros, negli ultimi tempi ha concentrato i suoi sforzi sui social media attaccando Google come Facebook.

Fonte: La Repubblica

 

25 Aprile, appello al sindaco per le residenze

25 Aprile, appello al sindaco per le residenze

Firenze – Riceviamo e pubblichiamo dai Cobas fiorentini:

“Una delle tante  odiose leggi fasciste è stata  la  “L.1089 del 1939 -provvedimenti contro l’urbanesimo-”, una legge che vietava la libertà di circolazione dei cittadini, vietava di potersi spostare per cercare lavoro al di fuori del comune di nascita e di scegliere dove poter stabilire la residenza.

«Impedire l’immigrazione nelle città, sfollare spietatamente le medesime; facilitare con ogni mezzo e anche, se necessario, con mezzi coercitivi, l’esodo dai centri urbani; difficoltare con ogni mezzo […] l’abbandono delle campagne, osteggiare con ogni mezzo l’immigrazione a ondate nelle città».

Questo scriveva Benito Mussolini nell’articolo “Sfollare le città, comparso il 22 dicembre 1928 sulle colonne de “Il Popolo d’Italia”.

La nostra Costituzione nata sui principi ispiratori della Resistenza ha spazzato via questa legge proclamando tra i diritti inviolabili del cittadino quello della libera circolazione.

Art. 16 Costituzione : Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino e’ libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.


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«Restate a casa» dicono.

«Restate a casa» dicono.  Ma se la casa non ce l’ho?

Ogni giorno, da molti giorni ormai, a tutte le ore in televisione, nelle radio, sui social si susseguono raccomandazioni, appelli, regole da mantenere e hastag che invitano a restare a casa per limitare e bloccare il COVID19. Bene, ma per chi una casa non ce l’ha? In Italia ci sono oltre 55 mila persone che vivono per strada.

Sono più di 55 mila le persone senza dimora  che vivono per strada nella paura di farsi vedere o visitare. Una enorme fetta di popolazione che, oltre a tutti i disagi di una vita difficile, subisce ora una ulteriore emergenza e rischia pure di diffonderla: con la chiusura dei centri d’accoglienza non possono rispettare le regole igieniche e il “restiamo a casa” per il quale vengono multati. La onlus “Avvocato di strada” e la fio.PSD lanciano il loro appello per la tutela e la messa in sicurezza dei senzatetto italiani.

Ogni giorno, da molti giorni ormai, a tutte le ore in televisione, nelle radio, sui social si susseguono raccomandazioni, appelli, regole da mantenere e hastag che invitano a restare a casa per limitare e bloccare il COVID19.

Bene, ma per chi una casa non ce l’ha? In Italia ci sono oltre 55 mila persone che vivono per strada. Una cifra enorme che è aumentata negli ultimi tempi per effetto dei decreti sicurezza, voluti dall’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini e dal Governo giallo verde, che ha messo fuori dalla porta migliaia di stranieri espulsi dai centri d’accoglienza e dagli Sprar.

I senzatetto sono una importante fetta di popolazione che oltre i quotidiani disagi di una vita difficile, oggi si trovano a fronteggiare a “petto nudo” il virus di inizio millennio, che ha già mietuto centinaia di vittime nel Paese, con il rischio di essere loro stessi degli strumenti di contaminazione.

In alcuni comuni le autorità non si stanno interessando dei protocolli per la gestione delle persone in strada: presi dal rispetto dei decreti emanati dal Presidente Conte hanno fatto chiudere centri di accoglienza con la conseguenza  dell’interruzione di alcuni servizi igienici quali docce e distribuzione di indumenti e di ambulatori.  Un vero paradosso se pensiamo che una delle raccomandazioni principali per difenrsi dal contagio è quella di lavarsi spesso le mani. Come fanno a lavarsi spesso le mani con sapone o gel a base alcolica se non hanno un posto dove farlo?

Molte delle realtà  associative che si dedicano al miglioramento delle condizioni di vita  dei senza fissa dimora, con l’attuazione dei vari Decreti, ha dovuto modificare i servizi facendo accedere alla mensa poche persone per volta, fornendo pasti da asporto, spesso pasti non caldi, da mangiare fuori dalle strutture.

In alcune città i dormitori sono aperti tutto il giorno, per invogliare gli ospiti a non andare per strada. A Termoli, in Molise, è stata allestita come dormitorio la palestra di una scuola media (nella foto): 15/20 posti letto per questo periodo di ‘quarantena’. Una iniziativa, concordata tra il sindaco Francesco Roberti e le associazioni di volontariato della città, che ha l’obiettivo di liberare i posti letto della locale sezione della Misericordia, luogo in cui solitamente si recano a dormire i senzatetto termolesi, per eventuali bisogni medico sanitari legati al Coronavirus.

Ma non solo: la mattina gli ospiti si recano per la colazione nei locali dell’associazione ‘La Città Invisibile’, dove hanno anche la possibilità di fare una doccia e di lavare i propri abiti. A pranzo si recano alla mensa della locale sezione della Caritas. Alle 16, dopo essere stata pulita e igienizzata, riapre la palestra dormitorio dove non solo tornano per dormire ma anche per cenare. Un vero percorso solidale con l’intento di tutelare il più possibile i senzatetto. Una solidarietà partecipativa e partecipata:  tante le  attività commerciali che si trovano sul territorio  hanno donato e consegnato ogni genere di materiale, dagli alimenti ai prodotti igienizzanizzanti e di pulizia del corpo,  alle associazioni di volontariato affinché lo utilizzino per i più poveri della città.

Ma nella stragrande maggioranza della città non è così. A Bolzano, ad esempio, i centri chiudono alle 11:00 dopodiché il cloachard, con tutte le strutture chiuse, è costretto a “pascolare” per strada. Cosa fare? In tempi strettissimi tutte le associazioni hanno riorganizzato completamente il loro servizio, cercando di contenere al massimo le frustrazioni e le paure degli operatori e degli ospiti: sono state redatte indicazioni scritte per volontari, ospiti e operatori; sono stati acquistati contenitori monouso a norma per la somministrazione di alimenti caldi, messo a punto la logistica di distribuzione dei sacchetti e formato i volontari. Ma non basta perchè con la maggioranza dei centri diurni chiusi, molti cloachard sono per strada. Ed è qui che scatta la seconda beffa per i senzatetto.

Accusati di non rispettare l’ordinanza del “restate a casa” vengono multati, secondo il DPCM del Presidente Conte, dalle forze dell’ordine. È già accaduto a Milano, Modena, Verona, Siena, Roma e in tante altre città. Una vera vergogna per la onlus ‘Avvocato di Strada’: «Siamo a lavoro per chiedere le archiviazioni delle denunce ma intanto continuiamo a porre la nostra domanda. Come fanno a restare a casa le persone che una casa non ce l’hanno?».

L’associazione ha scritto e inviato un appello, a firma del presidente Antonio Mumolo e di altri 60 avvocati, al premier Conte, ai presidenti di regione e ai sindaci: «Si tratta di persone che sono diventate talmente povere da finire in strada ed oggi non possono rispettare le ordinanze e decreti previsti dall’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, tanto da essere addirittura incriminate perché vengono trovate in giro senza giustificazione. Queste persone sono costrette a vivere in strada perché fino ad oggi pochi si interessavano di loro e perché le risorse destinate ai servizi di primaria assistenza e all’emergenza abitativa erano poche o inesistenti.

Adesso però non si può più far finta di nulla – si legge nell’appello – Bisogna occuparsi, e in fretta, di chi non ha un tetto sulla testa ed è costretto a vagare per le città. Diciamo da più di 20 anni che chi vive in strada ha bisogno di una casa e di una residenza per potersi curare ma oggi, ai tempi del coronavirus, queste necessità assumono una drammatica urgenza. Ad aggiungere un carico su una situazione già paradossale stanno iniziando a fioccare i verbali redatti ai senza tetto”. Abolizione e archiviazione dei verbali redatti e “prolungare l’apertura delle strutture utilizzate per ricoverare d’inverno le persone senza dimora; velocizzare le procedure per iscrivere queste persone nelle liste anagrafiche in modo da poterle anche monitorare dal punto di vista sanitario”.

Queste le richieste della onlus “Avvocato di Strada” a cui si aggiunge quella della fio.PSD, Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora, una associazione che persegue finalità di solidarietà sociale nell’ambito della grave emarginazione adulta e delle persone senza dimora, alle istituzioni competenti: ”prevedere dei protocolli di intervento e misure preventive soprattutto per i servizi bassa soglia. Un dispiegamento di forze professionali (unità mobili socio-sanitarie) in strada e presso i servizi per applicare misure preventive di screening, per evitare contagi e diffusioni del virus che in condizioni di estrema vulnerabilità potrebbero essere ancora più rapidi e aggravanti”.

Alessandro Corroppoli

da WordNews

 

LA RAREFAZIONE DELLE LIBERTÀ

 

 

Grazie dell’attenzione. Un sorriso. Carmelo

Ecco un parere giuridico dell’Avvocato Daniel Monni “ai tempi del coronavirus in carcere”, penalista del Foro di La Spezia. I detenuti o i loro familiari potrebbero valutare seriamente se procedere penalmente per il reato di maltrattamenti nei casi nei quali fosse ravvisabile. È possibile chiedere informazioni anche all’Associazione Liberarsi, indirizzo mail associazioneliberarsi@gmail.com oppure a me, Carmelo Musumeci, al seguente indirizzo zannablumusumeci@libero.it
LA RAREFAZIONE DELLE LIBERTÀ
La dimensione “sacrale” del carcere – e, più profondamente, l’archetipo criminologico che lo teorizza come necessariamente diviso e separato dal consortium di riferimento – suscita, potremmo dire a fortiori, dubbi e sensazioni di disagio nei periodi etichettati come “emergenziali”.
La pena carceraria, nata dalle ceneri di una carità costrittiva ed anteposta – in epoca illuministica – allo “splendore dei supplizi” pare, infatti, ri(con)dursi – ad oggi – ad un silenzioso (ma non per questo meno doloroso) supplizio.
Se attenta Dottrina aveva, circa una decina di anni fa, acutamente notato che “ se il disconoscimento della dignità umana, la limitazione e l’oppressione ingiustificate dalla libertà fisica e morale, il sacrificio ingiustificato delle necessità ed esigenze fisiche e spirituali della persona, sono i caratteri dell’offesa sottesa alla fattispecie di maltrattamenti, appare difficile sostenere l’irriducibilità delle situazioni di sovraffollamento carcerario al paradigma offensivo delineato dall’art. 572 c.p.1 ” che potremmo dire, nelle more del periodo storico attuale, di un’istituzione totale, e in primis di una formazione sociale, che non sembra tutelare (o, quantomeno, non pare farlo abbastanza) il diritto alla salute dei suoi cittadini posto che – come direbbe, forse, Monsieur De La Palice – i detenuti non possono, quasi tautologicamente, provvedere “in proprio” alla tutela dei propri diritti?
Non sembra, dunque, del tutto paradossale ed azzardato non escludere aprioristicamente l’integrazione del delitto di cui all’art. 572 c.p. da parte delle istituzioni carcerarie che non garantiscano le misure idonee a tutelare il diritto alla salute dei detenuti: argomentazione, questa, che sembra valore a fortiori – con espressione ampiamente (ab)usata – “ai tempi del coronavirus”, temperie nella quale la scienza medica suggerisce a più riprese le cautele ed i presidi da adottare per il contenimento dell’epidemia. L’ablazione della tutela dei diritti dei detenuti, purtuttavia, non sembra vestirsi del manto novellistico: Brissot de Warville, nel lontano(?) 1871 definiva il carcere una “ cloaque d’infection2 ” e, cionnonostate, assuefarsi alla rarefazione dei diritti non sembra essere “cosa grata”. La rarefazione dei diritti, infatti, pare tendere favorevolmente all’evanescenza e può, quasi paradossalmente, far ascendere sé stessa alla ieraticità ed alla solennità proprie della metafisica.
18.03.2020
Avv. Daniel Monni
1 GARGANI A., Sovraffollamento carcerario e violazione dei diritti umani: un circolo virtuoso per la legalità dell’esecuzione penale, in Cassazione Penale, III, 2011, p.1263.
2 BRISSOT DE WARVILLE J.P., Théorie des lois criminelles, Paris, I, 1871, p.171.

Quali tutele per le persone più vulnerabili?

 

IN PRIMO PIANO
CORONAVIRUS
Quali tutele per le persone più vulnerabili?
“Decine di migliaia di persone senza fissa dimora e in condizioni di fragilità ed emarginazione restano escluse dalle misure di prevenzione sanitaria per il Coronavirus.”

MEDU ha rivolto un appello al governo e alle autorità sanitarie affinché si prevedano piani d’azione specifici per proteggere i gruppi di popolazione che vivono in condizioni di indigenza e precarietà.Da parte nostra per contribuire alle strategie di contenimento del virus, abbiamo deciso di avviare un intervento urgente di triage medico telefonico per homeless ed insediamenti precari. Verrà inoltre attivato anche un servizio di supporto psicologico. L’intervento si rivolgerà in particolare alle migliaia di persone che vivono negli insediamenti precari nel centro e nelle periferie di Roma, a Firenze, Pistoia e nella Piana di Gioia Tauro in Calabria. In tutti questi luoghi, dove le persone riscontrano spesso grandi difficoltà di accesso al medico di base, operano già da anni le cliniche mobili di MEDU. Nella provincia di Ragusa sarà attivo il servizio di supporto psicologico offerto dal team Medu Sicilia, attivo da 6 anni in quel territorio. L’intervento si svilupperà con l’attiva partecipazione dei gruppi di popolazione assistiti, in particolare tramite il continuo supporto ai promotori di salute e ai focal point sanitari individuati e formati in ciascuna comunità.

EMERGENZA FREDDO 2018

03 Febbraio 2018

L’assessore al Welfare fa appello ai fiorentini invitandoli a segnalare chi dorme per strada

Continua il servizio di accoglienza invernale dei senza fissa dimora attivato il 1° dicembre scorso dall’assessorato al Welfare presso le Foresterie Pertini e del Fuligno e l’Accoglienza Salesiani di via Gioberti.

Il servizio consiste nell’offrire un’attività di pronta accoglienza notturna destinata a cittadini italiani e stranieri, uomini maggiorenni, donne sole e con bambini, residenti o non nel comune di Firenze, in possesso di un documento di riconoscimento. Confermando la scelta fatta negli anni scorsi, agli ospiti non viene fornita solo l’accoglienza notturna, ma vengono serviti anche il pasto serale e la prima colazione.

Al calare della sera, poi, diventano operative le unità di strada impegnate a distribuire coperte, bevande e pasti caldi alle persone che sono al freddo, rispondendo così a situazioni di emergenza insieme agli operatori presenti presso le diverse strutture di accoglienza.

Con l’arrivo del freddo l’assessore al Welfare fa l’appello ai fiorentini, invitandoli a segnalare chi dorme per strada. Perché, come spiega l’assessore, è anche grazie ai messaggi dei cittadini che si possono aiutare le persone ad andare in un posto caldo dove trascorrere la notte, evitando così di stare fuori all’addiaccio. L’assessore, inoltre, ringrazia le associazioni, le unità di strada e i volontari che da più di due mesi stanno prestando aiuto alle persone in difficoltà.

Le segnalazioni all’assessorato al Welfare posso essere fatte dal lunedì al venerdì, inviando una e-mail all’indirizzo assessore.funaro@comune.fi.it oppure telefonando, in orario di ufficio fino alle 18, al numero 055-2769141.

Dalle 18 e nel week end è necessario chiamare la Foresteria Pertini allo 055-6533117, che può essere chiamata anche durante la settimana h24. (fp)

 

SFRATTO A SORPRESA A FIRENZE

SFRATTO A SORPRESA A FIRENZE, LA FAMIGLIA RESISTE BARRICATA IN CASA

Questa mattina a Firenze si sta svolgendo lo sfratto a sorpresa di una famiglia. Forze dell’ordine spintonano i solidali mentre dentro casa la famiglia si barrica per evitare di essere buttata fuori dai pompieri.
Barbara, suo marito e le sue figlie sono una famiglia come tante, stroncata dalla crisi e finita nel vortice degli sfratti dopo la perdita del lavoro e la difficoltà nel trovarne uno nuovo, con un affitto di 900€ da dover pagare ogni mese per una casa fatiscente. A giugno Barbara aveva scritto una lettera al sindaco Nardella in cui raccontava la sua storia e le non soluzioni a cui le istituzioni che dovrebbero risolvere le situazioni di emergenza abitativa l’hanno indirizzata: trafila infinita in uffici, umiliazioni… una burocrazia volta a far arrendere le persone, a renderle rassegnate e inermi. Barbara e la sua famiglia invece hanno scelto di non accettare questi soprusi e resistere, anche davanti a uno sfratto a sorpresa e alla violenza delle forze dell’ordine e delle istituzioni.

Video di Firenze dal Basso

Voucher: fatto l’inganno, trovata la legge

 

Roma, 11/09/2017 11:27

Un tempo si diceva “fatta la legge trovato l’inganno”, adesso nella calda estate del 2017 (cui  se questi sono i presupposti seguirà un rovente autunno) si può dire “fatto l’inganno, trovata la legge”; questa inversione di una tendenza tutta italiana è merito dei voucher usciti dalla porta come tali e fatti rientrare dalle finestre, lasciate appositamente spalancate, belli e ripuliti, almeno nel nome, sotto le mentite splendide sembianze di Libretto Famiglia e PrestO (dove PrestO starebbe per prestazioni Occasionali: la verità del nome scritto per intero evidentemente vergognava i suoi stessi ideatori!).

I medesimi voucher utilizzati recentemente dalla statistica ISTAT per accrescere vergognosamente il numero degli occupati italiani e per assicurare che il nostro è “il migliore dei mondi (lavorativi) possibili”!

I nuovi vecchi deprecabili voucher tornati alla ribalta esprimono, però, il peggio di se’!

E tutto questo è perfettamente noto al legislatore e ai suoi apparati esecutori a tal punto che nella circolare dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro del 9 agosto 2017 si legge “da ultimo, come già chiarito dall’INPS con la citata circ. n. 107/2017, la stessa sanzione si applicherà in presenza di una revoca della comunicazione a fronte di una prestazione di lavoro che, a seguito di accertamenti, risulti effettivamente resa, attesa l’evidente volontà di “occultare” la stessa prestazione.

In tal senso, anche in tale sede si evidenzia che questo Ispettorato, in raccordo con l’INPS, porrà particolare attenzione sulle revoche delle comunicazioni di prestazioni occasionali valutandone la frequenza e quindi la possibile sussistenza di comportamenti elusivi volti ad aggirare la disciplina normativa.”

In pratica per come è congegnata legislativamente e operativamente la vergognosa disciplina dei voucher (USB con autenticità preferisce continuare a chiamarli così) il datore di lavoro potrebbe comunicare all’ INPS l’inizio della prestazione occasionale, utilizzare il lavoratore e poi occultare di averlo utilizzato revocando entro tre giorni dal lavoro reso la comunicazione di prestazione e tutto questo è ben noto agli ideatori dell’art. 54 bis della legge 96/2017.

L’aggravante: come le amministrazioni interessate intendano porre attenzione sulle revoche truffaldine non è specificato in alcun modo.
Ancora una volta il Governo con decreto legge legifera d’urgenza sui voucher in favore dei padroni, appellandoli, almeno per una volta con coerenza e autenticità, presunti possibili truffaldini, e se ne frega dei lavoratori sempre più sfruttati, precari e pure beffati da padroni, Governo e suoi apparati esecutori.
In tutto questo scempio di vite umane e professionali sembra che CGILCISLUIL abbiano preferito il silenzio più conforme alle logiche capitaliste di una Repubblica ormai fondata sul lavoro precario! Infatti i voucher hanno funzionato così bene, elusivamente parlando, nel settore privato che la legge ne ha previsto l’uso anche nel pubblico impiego con tante attenuanti sanzionatorie.

Secondo il recente rapporto INAIL nel primo semestre 2017 sono morte sul lavoro 473 persone! Di lavoro si continua a morire… perché di precariato si vive?

USB con determinazione e rabbia contro il precariato!
Schiavi e ora pure a nero, MAI!

USB P.I. – Coordinamento Nazionale Lavoro

SABATO 27 MAGGIO DALLE 17 ALLE 24 IN PIAZZA TASSO

 

SABATO 27 MAGGIO DALLE 17 ALLE 24 IN PIAZZA TASSO
GIORNATA DI FESTA, DI LOTTA E DI COMUNICAZIONE PER IL DIRITTO AL RECUPERO DEGLI IMMOBILI SFITTI...

dalle h 17 

- interventi e stand informativi sulla situazione delle occupazioni abitative con in corso progetti di autorecupero
- giochi e intrattenimento per bambini
- musica e merende
dalle h 20:
- cena in piazza (porta piatto & bicchiere…!!!) con proiezioni di video documentari girati all’interno delle occupazione fiorentine
a seguire:
concerto con Rudy Raishaida

DA MOLTI ANNI ABBIAMO INTRAPRESO UN COLLETTIVO PERCORSO DI APPROPRIAZIONE E RECUPERO DI STABILI ABBANDONATI.
DAL 2001 LA REGIONE TOSCANA HA AVVIATO UNA TRATTATIVA CON LE ISTANZE DEL MOVIMENTO DI LOTTA PER LA CASA PER RICONOSCERE LA POSSIBILITÀ DI QUELLO CHE COMUNEMENTE VIENE CHIAMATO COME AUTORECUPERO…

AUTORECUPERO SIGNIFICA SOTTRAZIONE DI VOLUMI E METRI QUADRI ALLA GRANDE SPECULAZIONE…
AUTORECUPERO SIGNIFICA PROGETTO COMUNE DI RISOLUZIONE, PER MOLTI NUCLEI FAMILIARI E NON SOLO DELLA COSTANTE EMERGENZA ABITATIVA
AUTORECUPERO SIGNIFICA, ANCHE, LA CONCLUSIONE LOGICA DI ESPERIENZE DI OCCUPAZIONE E IL LORO RICONOSCIMENTO

SIAMO NEL 2017, E DOPO TANTI ANNI DI PASSIONI, DI DIFFICOLTÀ, DI
SOFFERENZE, DI MEDIAZIONI AI LIMITI DELL’IMPOSSIBILE LA PROPOSTA
PUÒ ESSERE MATERIALMENTE REALIZZATA…

ANCORA OSTACOLI, SOPRATUTTO DEL COMUNE DI FIRENZE, ANCORA SACRIFICI,
ANCORA SOFFERENZE, MA IL COMUNE INTENTO DI SODDISFARE MATERIALMENTE UN
BISOGNO COLLETTIVO, DOPO UNA AGONIA DURATA QUASI VENTI ANNI…DEVE
TRASFORMARSI IN REALTA’;

ABBIAMO BISOGNO DEI SAPERI DI TUTTE E TUTTI, ALLARGANDO QUESTA LOTTA
NON SOLO ALLE ESPERIENZE CHE SINORA SONO STATE PROTAGONISTE (VIA
ALDINI, IL MELOGRANO, ASILO RITTER E VIA DAZZI) MA A TUTTA LA CITTÀ
RIBELLE CHE DESIDERA SOTTRARRE SPAZI AGLI SPECULATORI….

PER QUESTE FORTI RAGIONI VI INVITIAMO IL GIORNO SABATO 27 MAGGIO IN PIAZZA TASSO DALLE 17 ALLE 24 PER CONDIVIDERE E SOCIALIZZARE LE ESPERIENZE, E PER RIPRENDERSI UNA CITTÀ CHE SEMPRE DI PIÙ È LONTANA DALLA SUA GENTE E DAI SUOI BISOGNI.

LE ESPERIENZE DELL’AUTORECUPERO DI VIA ALDINI, IL MELOGRANO E L’ASILO RITTER

CON LA SOLIDARIETÀ E PARTECIPAZIONE DEL MOVIMENTO DI LOTTA PER LA
CASA, DELL’OCCUPAZIONE DI VIA DEL LEONE, DELLA RIVISTA FUORI
BINARIO