LIBERTA’ PANE E DIGNITA’ PER TUTTE E TUTTI

 

Mercoledì 3 Febbraio la polizia ha colpito 20 ragazzi/e con misure cautelari per aver partecipato alle proteste del 30 Ottobre scorso contro la gestione della pandemia messa in atto dallo Stato.

Fra di loro ci sono Barba (Cosimo) e Pimpi (Matteo) del Sostegno Alimentare di S.Frediano, che sono stati messi agli arresti domiciliari con tutte le restrizioni.

Le accuse inconsistenti della questura alimentano la macchina del fango dei giornali, che ha definito le persone che erano in piazza, come “protagonisti del disordine” e “criminali comuni”. Chiunque abbia partecipato al nostro progetto di sostegno alimentare conosce bene Cosimo e Matteo, le loro azioni e i loro ideali: sono due delle persone che hanno contribuito fin da subito a rendere possibile il sostegno alimentare nel quartiere, schierandosi ed ascoltando le esigenze e le speranze delle persone in difficoltà con la spesa e con gli affitti.

Nei mesi passati a distribuire alimenti gratuiti e dialogare con le fasce più colpite della popolazione, è stato facile rendersi conto che l’incapacità e l’indifferenza del governo non hanno fatto altro che peggiorare le disuguaglianze e far precipitare nella povertà sempre più persone.

Protestare contro questa gestione dell’emergenza da parte dello Stato non è un crimine, ma un tentativo di condividere e fare emergere questa consapevolezza.

Cosimo, Matteo e tutte le persone arrestate devono essere liberate immediatamente.

Lo Stato dovrebbe preoccuparsi di arginare il virus e la povertà, non di fermare chi protesta contro le sue mancanze e costruisce alternative.

Cosimo e Pimpi Liberi!

LIBERTA’ PANE E DIGNITA’ PER TUTTE E TUTTI

Il virus e i senza dimora. Che fare?

Il virus e i senza dimora. Che fare?

Osservatoriodicembre 08, 2020

 

 

 

 

 

Che il problema riguardi tutti, mai come oggi dovrebbe essere perfino superfluo spiegarlo. Le decine di migliaia di persone che oggi in Italia non hanno una casa in cui restare non possono più essere abbandonate a se stesse. Come per molte altre condizioni sociali, la drammaticità della diffusione della pandemia porta così alla luce l’insostenibilità di un sistema di accoglienza delle persone senza dimora che da molti anni richiederebbe profonde trasformazioni, dal punto di vista concettuale come da quello delle misure concrete. Alcuni ricercatori in scienze sociali e alcuni operatori impegnati in “prima linea” con la marginalità sociale, sulla base di una riflessione avviata da tempo per andare oltre le logiche emergenziali e caritatevoli, hanno provato a rispondere in modo semplice e molto concreto a tre delle domande chiave su un problema serissimo destinato a crescere molto ogni giorno e nei prossimi mesi

La crisi sanitaria ha evidenziato la necessità della riforma “concettuale” che il sistema di accoglienza delle persone senza dimora richiede da decenni. Pensare la marginalità sociale attraverso il prisma di questa crisi può servire a decostruire le logiche emergenziali e/o caritatevoli su cui si basa tale dispositivo: queste, come sottolineano gli operatori di prima linea, ostacolano la pianificazione di strategie sul lungo periodo e finiscono con l’alimentare il circolo vizioso dell’indigenza. I dormitori notturni rappresentano l’esempio perfetto di soluzioni tattiche che, pur rispondendo al problema nell’immediato, ne posticipano ad oltranza una risoluzione sistemica. Il testo che segue riprende una riflessione comune tra ricercatori in scienze sociali e operatori di prima linea, che attraverso le reciproche esperienze cercano di comprendere blocchi e disfunzionamenti delle politiche di assistenza e di immaginare percorsi di cambiamento. Abbiamo cercato di rispondere, senza alcuna pretesa di esaustività, a tre interrogativi che, emersi con più urgenza da tale riflessione comune, ci permettono di affrontare i principali nodi teorici della questione.

Perché è stato così difficile trovare soluzioni abitative per le persone senza dimora durante il lockdown?

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Bonafede aspetta ordini da Travaglio, e intanto il Covid dilaga in carcere…

 novembre 20, 2020

Il Covid sta dilagando nelle carceri. Ora è quasi impossibile fermare il contagio. L’unico modo che c’è è quello di svuotarle. Di ridurre la popolazione carceraria di molte migliaia di unità. Giorni fa abbiamo proposto una misura che può liberare 20 o 30 mila prigionieri. Ora forse non basta più. In ogni caso chiunque abbia la testa sulle spalle capisce che almeno la metà dei detenuti va mandata a casa. Quelli ai quali resta una pena piccola da scontare (due o tre anni) e tutti quelli che comunque non sono pericolosi, cioè la maggioranza. Se non si ricorre a queste misure drastiche in pochi giorni sarà un inferno. Per i detenuti, per le guardie, per tutti gli operatori. E oltretutto è abbastanza probabile che un focolaio carceri poi si espanderà nelle città, perchè il personale carcerario torna a casa, frequenta i luoghi pubblici.
Quello che stupisce davvero è la totale assenza del Governo, in questo frangente.

In particolare l’assenza del ministro. A noi risulta che, almeno sul piano formale, un ministro della giustizia sia ancora in carica. Dicono in molti che si chiami Alfonso Bonafede. È scomparso dai radar da quando è finito sotto il tiro incrociato dell’ex Pm Nino Di Matteo e del mio amico Massimo Giletti. I quali lo hanno accusato di essere colpevole dell’unica cosa intelligente che ha fatto (forse senza accorgersene) da quando è ministro: non opporsi a un po’ di scarcerazioni decise autonomamente dai magistrati di sorveglianza. L’idea di Di Matteo del resto è molto semplice: l’indipendenza della magistratura deve essere garantita in entrata ma non in uscita. Voglio dire: in entrata o in uscita dal carcere. Un magistrato che si rispetti è libero di arrestare chi vuole, anche a capocchia (insieme a un Gip del quale probabilmente è amico) ma perde l’indipendenza nel caso delle scarcerazioni, dove invece si richiede immediatamente l’intervento del Governo. Per fermarle. Di Matteo chiese questo intervento, sostenendo che le scarcerazioni erano avvenute sotto la pressione della mafia (mostrando grande stima e rispetto per i suoi colleghi che le avevano decise nel pieno rispetto della legge) e Bonafede lo assecondò e intervenne. Non con molta convinzione, balbettando un po’, però intervenne. Poi, distrutto dalla fatica, scomparve.

Le associazioni che si occupano di carcere da tempo strepitano e mettono le autorità sull’avviso: si rischia un disastro – dicono – se non si interviene. Su questo giornale abbiamo dato molto spazio a questa denuncia. Contraddetti dai sapidi articoli di Travaglio (che poi sarebbe il capo di Bonafede, cioè quello che prende le decisioni per conto di Bonafede), il quale ci spiegò (con la stessa logica ferrea con la quale ci aveva illustrato la teoria dei taxi del mare) che nelle carceri non c’era alcun rischio Covid. Ora che facciamo? Io non credo che possa seriamente esistere il reato di epidemia colposa, che mi pare davvero figlio di un diritto un po’ scombiccherato. Se davvero questo reato esistesse, certo, sarebbe impossibile non contestarlo al ministro e forse a tutto il Governo.

Piero Sansonetti

da il Riformista

Un serpentone morde Firenze, I mille per i diritti negati

Domenica 31 Maggio,

Firenze – Un serpentone abbraccia Firenze. Ci sono tutte le voci della gente che non sa cosa succederà della propria vita e che anche oggi ha riempito Firenze, fin dalla mattina, di manifestazioni e flash mob. Di quelli che ben prima del covid avevano complicate esistenze di invisibilità, ma anche di quelli che prima del coronavirus avevano ragione di non temere per la propria sopravvivenza. Un primo dato, che emerge dal lungo cordone di persone che quasi senza slogan, con cartelli e striscioni, scorrono lentamente con le mascherine in volto fra il Lungarno di Santa Rosa,  sede del presidio mantenuto a furor popolare contro la volontà di dismetterlo, lungo l’Arno fino a Ponte Santa Trinita, per tornare indietro sul Lungarno Corsini e poi di nuovo Santa Rosa. Il covid ha funzionato come un grande mestolo in un pentolone, facendo saltare certezze e esplodere situazioni già compromesse.

Sono tante, le sigle che hanno promosso e aderito alla manifestazione. Una prova di unità che raramente la sinistra radicale ha offerto. La lista dei promotori-organizzatori è lunga: Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos – Campi Bisenzio, Collettivo Cosmos Castelnuovo, LAST – Lavoratori e Lavoratrici Autorganizzati dello Spettacolo – Toscana, Partito Comunista – Firenze, Cobas ALIA Firenze, COBAS Comitati di Base della Scuola Firenze, PRC Firenze, Radio Wombat Firenze, La Piana contro le nocività-Presidio Noinc Noaero, Assemblea autoconvocata delle lavoratrici e dei lavoratori del sociale, Movimento di lotta per la casa Firenze, CPA Firenze Sud, Usb Firenze Sindacato, Fuori Binario.Lotta Continua Firenze, Collettivo Bujanov, Sindacato Autogestito USI sanità – Careggi, CUB Firenze e Ogni giorno è il Primo Maggio.

Oltre le sigle, storie che si intrecciano e si sovrappongono, ma che hanno tutte una nota comune, incertezza e precarietà. C’è Maurizio da anni a Firenze, da anni invisibile, lavori precari al nero, con unica possibilità abitativa, quella di risiedere in un’occupazione. Ad ora, senza residenza, senza possibilità di accedere ai pochi fondi a ristoro di chi ha visto diminuire il proprio reddito causa covid, senza nulla. Cancellato. Oppure un ragazzo, fiorentino di nascita, sanfredianino, di poco oltre i trent’anni, una difficile storia di dipendenze alle spalle, che dopo aver denunciato il fatto che nella cooperativa in cui lavorava non venivano consegnati guanti e mascherine a sufficienza, ha perso il lavoro, e se ne sta in una precaria sistemazione abitativa, senza residenza, nonostante sia stato per anni in carico ai servizi sociali e al sert e sia ben conosciuto dall’assistenza sociale. Anche per lui, ad ora, nessuna possibilità di accedere a reddito d’emergenza o ad altri aiuti sociali. Cancellato. Ci sono un gruppo di donne che ordinariamente fanno le badanti o le colf, ed ora sono a casa, senza possibilità di dimostrare che il proprio reddito è diminuito o si è annullato con lo tsunami della pandemia. Cancellate. A casa, per chi ce l’ha, per chi la sta perdendo, chi non ce l’ha … s’arrangia.

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“Nessuno deve rimanere indietro”

COMUNICATO SULLA MANIFESTAZIONE UNITARIA DEL 30 MAGGIO 2020 A FIRENZE

Il 30 maggio 2020, a Firenze, una bella manifestazione di mille persone promossa dai sindacati di base di Firenze e da molte organizzazioni politiche e sociali di lotta antagonista, con in testa due striscioni unitari con scritto “reddito, diritti e salute per tutte e tutti. Ogni giorno è il primo maggio” e “salute, ambiente, lavoro, reddito, diritti, scuola. Lottare e ripartire”, è partita dal presidio sanitario di Firenze Santa Rosa, simbolico perché tenuto aperto grazie alle lotte popolari e ha percorso i lungarni con mascherine e distanziamento ma soprattutto con la determinazione di chi da anni lotta contro un modello economico cinico e iniquo, perché sfrutta persone e risorse e specula sui diritti fondamentali; una verità che la pandemia ha svelato alle masse in modo inequivocabile, e ci consente di dare nuovo slancio propositivo a un percorso atto a superare un sistema barbaro come quello capitalista.
Emblematico il grande schieramento di forze dell’ordine davanti all’emporio del lusso di Ferragamo e davanti all’Ambasciata Americana, a dimostrazione di quali siano i veri padroni di questo paese.
Ringraziamo Controradio, Stamptoscana.it e soprattutto Radio Wombat che ha trasmesso in diretta cronaca e interventi, per aver dato evidenza alla iniziativa, mentre stigmatizziamo la censura mediatica che la stampa e i media borghesi hanno esercitato servendo le direttive del regime ma perdendo l’occasione di dare finalmente voce a donne e uomini di questa città.
Ci siamo mobilitati
con una ripartenza dal basso di cui tanta parte di Firenze sentiva il bisogno, in una manifestazione colorata e unitaria, tantissime sono infatti le realtà di lotta che hanno partecipato alla giornata, ognuna con le proprie caratteristiche e le proprie parole d’ordine ma tutte convinte della necessità di contrastare il morbo sociale del capitalismo in nome della uguaglianza, per conquistare la dignità e il futuro che spetta di diritto alle classi proletarie e operaie.
Abbiamo appena cominciato.

Cobas Sanità Università Ricerca, Usb Firenze, Cub Firenze, Cobas Firenze, Usi Cit Firenze, Collettivo Politico 13 Rosso, Presidio No Inceneritori No Aereoporto, Assemblea Beni Comuni/Diritti, Comitato San Salvi Chi Può, Cantiere sociale Camilo Cienfuegos, Collettivo di Unità Anticapitalista Firenze, Movimento di Lotta per la Casa di Firenze, Csa Next Emerson, Unione Inquilini Firenze, Ateneo Libertario, Comitato No Tunnel Tav Firenze, Rete Antisfratto Fiorentina, Lotta Continua Firenze, Assemblea Autoconvocata Lavoratrici e Lavoratori del Sociale, Comitato Kurdistan Firenze, Associazione di Amicizia Italopalestinese, Medicina Democratica Firenze, Alleanza Beni Comuni Pistoia, LAST – Lavoratori e Lavoratrici Autorganizzati dello Spettacolo, Biblio-precari Firenze, Comitato provinciale Firenze Pmli, Partito Comunista Firenze, Fgci Firenze, Potere al Popolo Firenze, Fuori Binario, Partito della Rifondazione Comunista Firenze, Cpa Firenze Sud, Colpol, Collettivo Krisis, Rete Collettivi Fiirentini, Studenti di Sinistra, Forum Toscano per l’acqua.

Appello di 100 medici

Appello di 100 medici: basta fake online sul virus

Una coincidenza singolare. Mentre si insedia il comitato di controllo indipendente di Facebook, ribattezzato “Corte suprema dei contenuti”, arriva la lettera aperta firmata da oltre cento medici che combattono in prima linea il coronavirus e diretta soprattutto al social network. “In qualità di medici, infermieri ed esperti sanitari di tutto il mondo, siamo qui per dare l’allarme. Il nostro lavoro è quello di mantenere le persone in salute. Ma in questo momento ci troviamo di fronte non solo alla pandemia di COVID-19, ma anche a una infodemia globale, notizie false che circolano viralmente sui social media mettendo a rischio vite umane in tutto il mondo”, esordisce la petizione. 


Fra i firmatari ci sono luminari e personale ospedaliero statunitense, europeo, sudamericano, compresi tre italiani: Matteo Bassetti del Policlinico San Martino in Genova, Giovanni Maga dell’Istituto Genetica Molecolare del Cnr e Andrea Crisanti, del dipartimento di Medicina Molecolare Unipd. «Ho avuto a che fare con pazienti che volevano affrontare il cancro con il bicarbonato», spiega Maga. «E altri che erano stati convinti online che la causa dell’Aids era nei farmaci e quindi semttevano di prenderli anche se positivi. Quando si è disperati è facile farsi abbagliare dalle frottole». 

 La lettera ricorda anche le storie che affermano che la cocaina è una cura, o che il Covid-19 è stato sviluppato come arma biologica dalla Cina o dagli Stati Uniti, si sono diffuse più velocemente del virus stesso. Le grandi aziende dei social media hanno provato ad agire, eliminando alcuni contenuti quando segnalati, e permettendo all’Organizzazione Mondiale della Sanità di pubblicare inserzioni gratuitamente.


Promossa dall’associazione non governativa Avaaz, l’appello punta il dito contro i colossi del Web colpevoli, secondo lei, di non fare abbastanza per frenare lo “tsunami di contenuti falsi sul coronavirus”. I toni sono quelli della crociata, in particolare nei confronti di Facebook. Si chiede di introdurre la rettifica. “Significherebbe avvisare e mandare una notifica a ogni utente che ha visto o interagito con post di disinformazione medica sulle loro piattaforme, e mettere a disposizione una rettifica ben strutturata, verificata correttamente e indipendentemente — uno strumento che aiuti ad evitare che gli utenti siano ingannati da bugie pericolose.

Oltre a “disintossicare” gli algoritmi che decidono cosa mostrare agli utenti. “Queste grandi aziende hanno facilitato la diffusione delle idee e ne hanno tratto guadagno, hanno ora lo straordinario potere e la responsabilità di contrastare la fatale diffusione della disinformazione e di impedire che i social media rendano le nostre comunità più malate. Per salvare vite umane e ripristinare la fiducia nella sanità basata sulla scienza, i giganti della tecnologia devono smettere di dare ossigeno a menzogne, diffamazioni e fantasie che minacciano tutti noi”.

La Avaaz, che in persiano significa “il suono che rompe il silenzio”, è nata a New York nel 2007 e si batte da anni sul fronte dei diritti. Al centro di alcune polemiche sulla natura dei finanziamenti che avrebbe ricevuto in maniera indiretta da George Soros, negli ultimi tempi ha concentrato i suoi sforzi sui social media attaccando Google come Facebook.

Fonte: La Repubblica

 

LE PAROLE NON BASTANO PIU’

LE PAROLE NON BASTANO PIU’. ORA DEVE MUOVERSI LA PROCURA GENERALE. I MAGISTRATI DI MILANO DIANO L’ESEMPIO

Milano città: marzo 2020 decessi di residenti 2155; marzo 2019 decessi 1224, marzo 2018 decessi 1206.

Finalmente, grazie all’insistenza di Radio Popolare, che giorno dopo giorno chiedeva i dati dei morti nel capoluogo lombardo, oggi l’amministrazione ha dovuto dare una risposta.
L’aumento dei decessi nel mese di marzo tra il 2019 e il 2020 è del 76%; gran parte di questi decessi si sono verificati negli ultimi 10 gg di marzo e in questo periodo sono “più che raddoppiati tra gli ospiti delle Rsa cittadine e nelle abitazioni private” ha dichiarato l’assessora ai Servizi civili del Comune Roberta Cocco.
Esattamente quello che stiamo ripetendo da giorni: stanno lasciando morire come mosche i nostri anziani nelle RSA, trasformate in luoghi di morte e abbandonati nelle loro case.
Si veda a questo proposito la denuncia di LEDHA https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=9596
Altro che la favola che la regione Lombardia ci racconta ogni giorno: sono diminuiti gli accessi ai Pronto Soccorsi e i ricoveri nei dipartimenti d’emergenza, segno che le cose stanno migliorando. Diminuiscono gli accessi e i ricoveri perché nessuno li porta in ospedale.
Questa strage non può continuare. Gli anziani che non stanno bene, tutti, compresi quelli ricoverati in RSA, devono essere sottoposti a tampone: curati quelli risultati positivi e tutelati, con le precauzioni necessarie, coloro che sono risultati negativi. E il personale che lavora nelle RSA ha il diritto di essere tutelato nella sua incolumità senza rischiare la vita
Le parole, lo sdegno, la commozione non sono più sufficienti. Ora tocca alla Procura Generale aprire un’inchiesta, di fronte a questa situazione e ai bollettini di morte che giungono dalle RSA di ogni parte d’Italia. non è necessario aspettare che qualche parente disperato presenti una denuncia. Va aperta un’inchiesta cominciando, come primo passo, da un’indagine su quello che è avvenuto e che sta accadendo nelle RSA.
Come è accaduto in altri momenti storici, quando la Procura di Milano si è mossa molti magistrati ne hanno seguito l’esempio in ogni parte d’Italia. Allora l’avversario era la corruzione, ora sotto accusa c’è il disprezzo della vita umana dei più deboli.

Il Consiglio Direttivo di Medicina Democratica Onlus