ANTIPSICHIATRIA IN TOSCANA

VENERDI’ 20 APRILE 2018 a FIRENZE

c/o Ateneo Libertario in via Borgo Pinti 50/R

 

alle ore 21 serata su

ANTIPSICHIATRIA IN TOSCANA

 

in ricordo del compagno Raffaele “ROMA” Bonaccorsi

ex –Telefono Viola di Milano

 

con proiezione del fumetto ” SORVEGLIARE E COMPATIRE”

dei video “NO LOCO”, “PIETRO” di A. Valente e di “CORTOSHOCK” di

A.Maiorana, D.Filipetto

introduzione sull’esperienza del collettivo antipsichiatrico

Violetta Van Gogh

e incontro con il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa

precede alle ore 20 APERICENA

                            per info

_ateneolibertariofirenze@inventati.org_

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Diffondete, grazie!

 

LO STATO ELIMINA GLI AGRICOLTORI

 

LO STATO ELIMINA GLI AGRICOLTORI!

Rifiutiamo le norme! Schiviamo i proiettili!

 

Hanno ucciso Laronze

Jérôme Laronze, un allevatore in Saône-et-Loire, è stato ucciso il 20 maggio 2017 dai gendarmi. Il suo nome si aggiunge alla lunga lista delle vittime delle forze dell’ordine. La sua morte ci ricorda che la violenza istituzionale non risparmia nessuno, nemmeno gli agricoltori. Jérôme era stato molestato da anni dalla burocrazia amministrativa del settore agricolo: controlli a ripetizione, multe, minaccia di sequestro delle greggi… Questa azione repressiva aveva come obiettivo “fargli rispettare le norme” a uno che rifiutava di sottostare ai vari obblighi di tracciabilità (marchio auricolare in materiale plastico applicato all’orecchio sinistro, registro degli spostamenti di acquisto e vendita, profilassi, ecc.). La pressione crescente ha raggiunto l’apice nel 2016 quando i servizi veterinari hanno fatto appello ai gendarmi per effettuare i loro controlli a ogni costo. Durante la loro ultima visita, non meno di due controllori e quattro militari armati si sono presentati in azienda a sorpresa. Preso alla sprovvista, Jérôme ha deciso di darsi alla fuga per denunciare il comportamento dell’amministrazione. Nel Journal de Saône-et-Loire ha espresso la sua visione perfettamente chiara della situazione: «L’iper-amministrazione non porta nulla agli agricoltori, se non umiliazioni e angherie. Avvantaggia soltanto i commercianti e gli intermediari. Il mio caso è aneddotico, ma illustra l’ultra-regolamentazione che porta alla distruzione dei contadini.» Purtroppo la sua fuga mediatica e politica si è conclusa dieci giorni dopo sotto i proiettili dei gendarmi. Mentre molti coltivatori e allevatori vanno in depressione, abbandonano il mestiere o si suicidano, Jérôme invece si è opposto al sistema normativo ed è stato abbattuto. Mentre i servizi statali cercano di screditarlo per scusare i propri gendarmi1, dobbiamo Riconoscere la lucidità e il coraggio di Jerome in questa lotta che colpisce tutti i lavoratori della terra. L’omicidio di cui è la vittima rende più visibile la distruzione dei contadini che mai.

 Lo Stato al servizio del capitale

L’ultra-regolamentazione in questione si basa su norme sanitarie e ambientali il cui numero è esploso negli ultimi vent’anni. Queste norme hanno la pretesa di far fronte ai problemi attuali di salute pubblica e protezione dell’ambiente. Ma queste promesse, sempre deluse, nascondono l’obiettivo reale. La gestione normativa serve solo a scremare la popolazione agricola in modo da concentrare la produzione e i profitti. E se il degrado del nostro ambiente e della nostra salute sono indubbi, le norme non si sono dimostrate né necessarie né efficaci: nessun studio dimostra il presunto rischio delle pratiche contadine; nessun protocollo industriale ha impedito la mucca pazza, le alghe verdi o le lasagne di cavallo. Al contrario, l’industrializzazione dell’agricoltura è stata accompagnata dall’uso massiccio di prodotti tossici per la natura in generale e per gli esseri umani in particolare. Il deteriorarsi delle nostre condizioni di vita è profondamente legato allo sviluppo del modello produttivista. Tuttavia queste norme, predisposte con cura dalle lobby industriali, sono imposte a tutti sotto forma di regolamenti. Il sistema normativo fa scomparire l’unicità di ogni azienda agricola e l’esperienza del produttore a vantaggio di procedure standardizzate. Ci riduce a semplici esecutori, privati del nostro savoir-faire, della nostra cultura e dei nostri strumenti di lavoro. Ci soffoca in modo finanziario e amministrativo. Snatura il senso del nostro mestiere. Ci trasforma in lavoratori proletarizzati e ci spinge a lasciare le nostre fattorie. Risponde così ai bisogni dell’industria: liberare dei suoli da un lato e della manodopera resa precaria dall’altro.

Su consiglio delle stesse lobby, le politiche hanno messo in atto misure finanziarie per accompagnare le normative sanitarie e ambientali. Ma queste sovvenzioni e altri vantaggi fiscali sono raramente accessibili alle piccole aziende agricole perché gli investimenti necessari rimangono fuori dalla loro portata. Solo le grandi aziende agricole possono ambire a ottenerle, e ne traggono beneficio anche per aumentare i loro enormi profitti diversificando le loro entrate (solare, eolico, metano…). Così, la gestione attraverso le norme è diventata la principale leva delle politiche agricole per sradicare le piccole e medie aziende, a vantaggio delle grandi aziende agricole e delle fattorie-fabbrica. Malgrado tutti gli esiti concreti sulla salute e sull’ambiente, la combinazione di regolamenti e aiuti pubblici fornisce all’industria le condizioni e i mezzi per poter prosperare. Jérôme l’aveva capito bene. Vi si è opposto e per questo è morto.

Lottiamo insieme per esistere

È giunto il momento di porre fine a questa politica mortifera. Molti di noi rifiutano di sottomettersi alle ingiunzioni dello Stato. Sono necessari tanti atti di resistenza, ma è difficile farsene carico da soli, di fronte a un’amministrazione repressiva e a una giustizia di classe. L’omicidio di Jérôme suona come un campanello d’allarme: isolati, prima o poi scompariremo, sotto le norme o sotto i proiettili. Solo un movimento collettivo ci permetterà di fermare la macchina che ci riduce in frantumi. Il sindacalismo ha mostrato i propri limiti. Impigliato nella co-gestione, non può più essere una forza d’opposizione. Basta con l’ipocrisia. Non c’è nulla da negoziare con lo Stato francese e con il suo avatar europeo dato che entrambi concentrano la produzione nelle mani degli imperi agroalimentari garantendo loro guadagni regolari. Bisogna impedirgli di fare danni attraverso la disobbedienza collettiva e l’azione diretta. Come nel caso della lotta contro l’inserimento di microchip nelle pecore, dobbiamo ristabilire un rapporto di forze con l’amministrazione organizzando una presenza collettiva nelle aziende durante i controlli. Questa presenza ha il merito di porre fine all’umiliazione, alla sensazione d’impotenza e d’isolamento. Ma data la situazione, dobbiamo andare oltre. Adesso dobbiamo rifiutare collettivamente i controlli e assicurarci che non si verifichino sanzioni.

Rifiutiamo il sistema normativo che tenta di eliminarci!           

Per contattare il movimento, partecipare alle manifestazioni e organizzare la lotta, contattateci al seguente indirizzo: hors.norme@yahoo.com. Stiamo pensando in particolare a un incontro entro la fine dell’anno.

Collettivo di agricoltori contro le norme 18 agosto 2017

NOTE 1. FDSEA (Fédération nationale des syndicats d’exploitants agricoles) e Confédération Paysanne hanno alimentato questo discorso ufficiale affermando che era «psicologicamente debole», che aveva «bisogno di cure» o suggerendo che aveva «perso la ragione».

 

 A proposito della morte di Jérôme Laronze, allevatore (a cura di istrixistrix) Continua a leggere

EMERGENZA FREDDO 2018

03 Febbraio 2018

L’assessore al Welfare fa appello ai fiorentini invitandoli a segnalare chi dorme per strada

Continua il servizio di accoglienza invernale dei senza fissa dimora attivato il 1° dicembre scorso dall’assessorato al Welfare presso le Foresterie Pertini e del Fuligno e l’Accoglienza Salesiani di via Gioberti.

Il servizio consiste nell’offrire un’attività di pronta accoglienza notturna destinata a cittadini italiani e stranieri, uomini maggiorenni, donne sole e con bambini, residenti o non nel comune di Firenze, in possesso di un documento di riconoscimento. Confermando la scelta fatta negli anni scorsi, agli ospiti non viene fornita solo l’accoglienza notturna, ma vengono serviti anche il pasto serale e la prima colazione.

Al calare della sera, poi, diventano operative le unità di strada impegnate a distribuire coperte, bevande e pasti caldi alle persone che sono al freddo, rispondendo così a situazioni di emergenza insieme agli operatori presenti presso le diverse strutture di accoglienza.

Con l’arrivo del freddo l’assessore al Welfare fa l’appello ai fiorentini, invitandoli a segnalare chi dorme per strada. Perché, come spiega l’assessore, è anche grazie ai messaggi dei cittadini che si possono aiutare le persone ad andare in un posto caldo dove trascorrere la notte, evitando così di stare fuori all’addiaccio. L’assessore, inoltre, ringrazia le associazioni, le unità di strada e i volontari che da più di due mesi stanno prestando aiuto alle persone in difficoltà.

Le segnalazioni all’assessorato al Welfare posso essere fatte dal lunedì al venerdì, inviando una e-mail all’indirizzo assessore.funaro@comune.fi.it oppure telefonando, in orario di ufficio fino alle 18, al numero 055-2769141.

Dalle 18 e nel week end è necessario chiamare la Foresteria Pertini allo 055-6533117, che può essere chiamata anche durante la settimana h24. (fp)

 

«ANNO 2018: VERRÀ LA MORTE»

E’ il titolo – purtroppo NON allarmistico – di un documentario di Giuliano Bugani sull’amianto

Qui in “bottega” parliamo molto di amianto (soprattutto grazie allo straordinario,, quasi quotidiano lavoro di Vito Totire) … però mai abbastanza. Perché la situazione è tragica, l’indifferenza istituzionale altissima, la disinformazione tiene duro; e nel 2018 la morte toccherà il suo tragico picco. Lo hanno raccontato – 9 anni fa – Giuliano Bugani e Salvo Lucchese in un documentario (vedi sotto la scheda e il trailer) che ha girato grazie al passaparola ma è stato ignorato ovviamente dalle “anime belle”. Perché parlare di amianto è sconveniente se non per dire che la situazione è «sotto controllo»; perché era un documentario prodotto (cioè sostenuto) dal Partito Comunista Lavoratori che per i “benpensanti” sono tre parolacce in fila. Perchè (come cantava Dario Fo) «E sempre allegri bisogna stare / che il nostro piangere fa male al re / fa male al ricco e al cardinale / diventan tristi se noi piangiam».

L’invito della “bottega” ovviamente è a recuperare questo documentario, a sostenere la lotta delle vittime presenti e… future. [Daniele Barbieri]

«Anno 2018: verrà la morte»

Regia: Giuliano Bugani, Salvo Lucchese

Musiche: Rossella Vigneri, Giuseppe Ruggeri

(Partito Comunista Lavoratori, 2008)

L’utilizzo dell’amianto in Europa viene reso illegale solo nel 1992. Fino ad allora, in migliaia di fabbriche, l’amianto viene utilizzato spesso anche senza precauzioni. La fibra dell’amianto è cancerogena, e istituzioni, sindacati, dirigenti di azienda, medici, tutti conoscono la pericolosità, ma l’amianto viene usato dai lavoratori da sempre. Il periodo di incubazione, prima che la fibra si trasformi in tumore all’interno del corpo di chi ne è venuto a contatto, è di circa quarantanni. Il periodo di massimo decesso è previsto tra il 2015 e il 2020, con circa 500.000 morti in Europa. L’amianto in corpo. Tutti lo sapevano. Tranne loro. I lavoratori.

QUI IL TRAILER: Anno 2018: verrà la morte – YouTube

Comunicato mondeggi settembre 2017 sul comportamento della città metropolitana

Nei tre anni della nostra custodia di Mondeggi, che è valsa a recuperare il territorio dal degrado in cui era stato abbandonato dall’incuria e dall’assenteismo istituzionale, molte sono state le iniziative rivolte anche all’esterno che abbiamo sviluppato o favorito. Diverse hanno avuto un respiro internazionale, come l’ultima in ordine di tempo che per dieci giorni ha visto un gruppo di volontari provenienti da Italia, Belgio, Spagna, Repubblica Ceca, Russia, partecipare a un campo di lavoro con corsi formativi, organizzato con l’associazione Servizio Civile Internazionale.
All’inizio dell’estate tuttavia, la Città Metropolitana di Firenze ha inviato all’associazione Il Melograno una diffida a svolgere, come nello scorso anno, le attività dei propri Centri estivi nell’area auto-gestita da Mondeggi Bene Comune, utilizzandone spazi e strutture. Tale diffida ha fatto seguito all’altra indirizzata ai gestori del chiosco dei Giardini della Resistenza all’Antella, a cui è stato intimato – pena il ritiro del patrocinio comunale e il conseguente fortissimo aumento dei costi – di togliere dal loro programma di eventi estivi qualsiasi riferimento a Mondeggi Bene Comune.
Come è evidente, siamo in presenza del tentativo di fare terra bruciata intorno a Mondeggi per spezzare le solidarietà territoriali e le relazioni socio-culturali che ne consolidano e ne sviluppano il progetto. Che tali decisioni vengano prese sulla pelle dei bambini dei centri estivi ai quali viene sottratta l’opportunità di muoversi in un ambiente più sano conoscendo direttamente ciò che ormai, nella più rosea delle ipotesi, vedono soltanto sui poster o su internet, non sembra preoccupare più di tanto i solerti amministratori.
Non c’è da meravigliarsi: isolare le esperienze scomode e non conformi è una strategia adottata da tempo immemorabile da ogni potere. Quel che francamente comincia a diventare seccante è che si continui a voler far passare questi provvedimenti come inevitabili conseguenze di una nostra presunta illegalità. A tal proposito, chiariamo allora alcuni punti.
Primo. L’illegalità di cui veniamo accusati è inesistente in quanto tale, contrariamente a quella posta in essere dagli amministratori pubblici che contravvengono il dettato costituzionale almeno per quanto riguarda la finalità sociale della proprietà (soprattutto l’art. 41) e il principio di sussidiarietà (art. 118). Occorrerà sottolineare che tale interpretazione non è nostra, ma di alcune fra le figure della giurisprudenza italiana ritenute più autorevoli in campo nazionale ed internazionale: come, per citare solo alcuni nomi, Stefano Rodotà (purtroppo appena scomparso), Ugo Mattei, Paolo Maddalena. Proprio quest’ultimo, forse il nome più prestigioso per gli alti incarichi istituzionali ricoperti, ci ha recentemente inviato alcune considerazioni dalle quali emerge che per gli ordinamenti italiani nessun bene pubblico può essere ritenuto proprietà di qualsivoglia istituzione e che quindi sono i cittadini, semmai, a detenere «la “proprietà collettiva” di Mondeggi a titolo di “sovranità”», il che tra l’altro impedisce di ritenere legittima qualsiasi iniziativa unilaterale delle istituzioni tesa all’alienazione di un bene pubblico. Sempre citando Maddalena, c’è inoltre «la questione della “funzione sociale” della proprietà. Se la Provincia è stata inerte, bene hanno fatto i cittadini, considerati come “parte” dell’intera Comunità, a prendersi cura della fattoria e non si può certo parlare di occupazione abusiva». Non va poi dimenticato che circa 200 amministrazioni in Italia hanno affrontato situazioni consimili in maniera del tutto diversa, stipulando accordi stabili con coloro che si sono “illegalmente” presi cura di beni pubblici abbandonati.
Secondo. A proposito di illegalità: siamo proprio sicuri che la fallimentare gestione dell’Azienda Agraria Mondeggi Srl di cui l’ex Provincia è socio unico, non configuri alcun profilo di reato? Dobbiamo registrare soltanto l’ennesimo caso di mancata abilità manageriale o, come poi viene quasi sempre accertato, questa è solo un’interpretazione ufficiale il cui scopo è nascondere ben altro tipo di abilità? Non interessa davvero a nessun magistrato cercare di capire come è maturato l’enorme disavanzo alla fine ripianato (tanto per essere originali) con i soldi dei cittadini che, in caso di vendita, si ritroverebbero ad aver coperto gli ammanchi causati da altri per poi perdere comunque la disponibilità del bene? Non sarebbe istruttivo dare un’occhiata ai verbali dei Consigli di amministrazione per verificarne la coerenza economica delle decisioni; o magari appurare se i tecnici che ne facevano parte condividevano le scelte dei consiglieri di nomina politica e, in caso contrario, per quale motivo? Magari ci attiveremo di più in tal senso.
Terzo. Coloro che si appellano così maldestramente alla legalità sono comunque qualificati esponenti della categoria professionale italiana – ovvero i politicanti (definirli politici pare troppo) – di gran lunga a più alto tasso di delinquenza, sebbene per una tipologia piuttosto ristretta di reati. E’ un dato sociologico (oltre che di senso comune) inoppugnabile e corroborato da una pletora di inchieste, procedimenti e sentenze che non hanno soltanto disvelato le malversazioni dei singoli ma anche il loro organico inserimento all’interno di un sistema di governo pervasivo e strutturalmente fondato sul malaffare. Per merito di tale categoria professionale e della sua attenzione alla legalità, su 176 paesi, l’Italia nel 2016 era distante 60 posizioni (il terz’ultimo posto in Europa) da quella occupata dallo Stato più virtuoso a livello mondiale.
Quarto. Dato che siamo così illegali, com’è che si è fatto ugualmente ricorso a noi per garantire la messa in sicurezza dei luoghi rispetto alle normative anti-incendio in vigore nella stagione secca? Per anni l’ex Provincia ha abbandonato Mondeggi innalzando a dismisura il rischio; recentemente ha inoltre svenduto tutti i macchinari e licenziato il dipendente che poteva impiegarli per svolgere questa mansione. Certo utile ma molto ipocrita contattarci per risolvere un problema dell’istituzione, senza pagare pegno e soprattutto senza pagare salari. Pare insomma che la nostra sia un’illegalità talvolta tollerabile se risponde alle convenienze della Città Metropolitana.
Diciamola tutta. Se l’indifferenza etica, l’ipocrisia morale, la mendacia politica, l’arroganza del potere spesso connaturate ai politici di professione, non impedissero loro di togliere il disturbo obbligandoci così a ricercarne l’interlocuzione, eviteremmo volentieri il rischio di comprometterci frequentando personaggi i cui comportamenti e la cui reputazione (collettiva, quando non personale) sono giustamente così dubbi.

MONDEGGI BENE COMUNE – FATTORIA SENZA PADRONI

 

Refugees Welcome Italia – Invito a tutte le associazioni

Martedì 12 settembre – ore 17,00

Refugees Welcome Italia – Invito a tutte le associazioni “con la presente siamo felici di invitarvi ad un incontro (informale) di presentazione delle attività di Refugees Welcome Italia Onlus, l’associazione che promuove l’ospitalità in famiglia di rifugiate/i. Refugees Welcome Italia sta avviando la formazione dei team territoriali in tutto il paese, divulgando la metodologia di lavoro messa a punto e raffinata grazie a un costante lavoro di relazione e confronto con tutti i protagonisti delle esperienze: le famiglie, i rifugiati, gli attivisti e gli operatori delle associazioni. Dopo Roma, Milano, Bologna, Torino, Alessandria, Genova, Como, Cuneo, Padova, Modena, Reggio Emilia, Pesaro, Macerata, L’Aquila, Cagliari, Catania, Palermo, ora è la volta della Toscana. L’incontro, occasione di programmazione partecipata di possibili progetti e collaborazioni future, si terrà martedì 12 SETTEMBRE ALLE ORE 17 presso la Caffetteria della Biblioteca delle Oblate – Via dell’Oriuolo 26 Firenze

Quello che ho visto in Libia lo descriverei come l’incarnazione della crudeltà umana al suo estremo Il Comitato Fermiamo la Guerra e il Coordinamento Basta Morti nel Mediterraneo ricordano a TUTTI, SINGOLI E ASSOCIAZIONI, i prossimi importanti appuntamenti per andare avanti e rinforzare le nostre iniziative, chiamando a raccolta tutte le forze antirazziste, antifasciste fiorentine e toscane. I recenti provvedimenti e gli accordi stretti con la Libia dal governo italiano alimentano la catastrofe umanitaria sotto gli occhi di tutti: siamo gravemente responsabili delle torture, della morte, delle violenze subite in questo preciso momento da migliaia di esseri umani. Il clima di intolleranza, alimentato dalla campagna di disinformazione costante e martellante dei media, completamente allineati alle iniziative del governo italiano, cresce di giorno in giorno anche fra la gente comune. UNIAMOCI SEMPRE DI PIÙ e NON ARRETRIAMO! costruiamo tutti insieme le prossime iniziative, per creare MODELLI DI ACCOGLIENZA DIVERSI, per CHIEDERE SEMPRE CON MAGGIOR FORZA L’APERTURA DEI CORRIDOI UMANITARI, per INFORMARE CORRETTAMENTE l’opinione pubblica sugli ABUSI e le VIOLENZE DISUMANE che sono commesse in Libia con la connivenza e l’avallo del nostro governo.

Montelupo, l’abbraccio dei mille che riapre le porte dell’ex Opg

Firenze: Montelupo, l’abbraccio dei mille che riapre le porte dell’ex Opg

di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 10 settembre 2017

 Presentato il concorso di idee per il futuro di Villa Ambrosiana, luogo simbolo per secoli. Villa Ambrogiana torna alla cittadinanza, dopo un secolo e mezzo. Oltre mille persone, ieri pomeriggio, hanno creato un lunghissimo cerchio attorno all’ex ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo, un abbraccio ideale che ha simboleggiato la nuova vita della struttura, non più luogo di detenzione e sofferenza, ma spazio aperto alla città, da rivalorizzare per farne un polo d’attrazione.

Un evento storico per Montelupo, un abbraccio lungo il quale le persone si sono passate simbolicamente la chiave con cui è stata aperta la porta della residenza medicea. E poi tutti dentro, 500 per volta, per visitare un luogo che per decenni è rimasto invalicabile. Famiglie con bambini, giovani e anziani, associazioni sportive, la banda e i droni in mezzo al cielo. Tantissimi volontari a coordinare l’evento.
E poi le magliette per celebrare un momento storico.
Adesso il futuro della Villa, passata di competenza dal Ministero della Giustizia al Demanio, è affidato a un bando di progetti. Entro fine settembre saranno selezionate dieci proposte per la riconversione della villa medicea. Ad annunciarlo, ieri mattina in Consiglio comunale, è stato il ministro dello sport Luca Lotti, originario proprio di Montelupo. I selezionati parteciperanno a una gara, con termine a dicembre, per la quale dovranno presentare le proprie offerte economiche e il vincitore sarà annunciato entro aprile del prossimo anno.
“La valorizzazione della Villa dell’Ambrogiana – ha detto il ministro Lotti – è una grande sfida per ridare lustro a un bene che rappresenta fortemente questa comunità e una grande opportunità di crescita e sviluppo”. Tra le priorità del bando, l’accessibilità al pubblico, la destinazione pubblica della parte nobile del complesso dell’Ambrogiana e la sostenibilità economica del progetto.
“L’Ambrogiana – ha poi aggiunto Lotti – adesso torna ai montelupini, finalmente accessibile, sia la villa vera e propria, sia il parco che la circonda. È un figlio che viene restituito alla famiglia e deve essere curato da tutti assieme. È un’occasione che deve far discutere ma non dividere: mi appello a forze politiche e cittadini di essere uniti per il recupero della Villa”. L’idea, per i prossimi mesi, è quella di abbattere il muro di cinta che era stato eretto nella riconversione della villa signorile a manicomio. Un muro che certamente stona con l’eleganza dell’edificio storico e che anche gli abitanti vorrebbero eliminare. La Regione Toscana, tramite l’assessore Stefano Ciuoffo, ha fatto sapere “che lavorerà per far aggiungere questa villa all’elenco delle ville medicee tutelate dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità”. Mentre il direttore dell’Agenzia del Demanio, Roberto Raggi, ha detto che “il Demanio intende mantenere anche per il futuro la proprietà, almeno nella parte vincolata dalla Sovrintendenza”.

 

Movimento No Muos

 Il 1 settembre 2017, ore 19, ad Aquisgrana ci sarà la consegna ufficiale dell’Aachener Friedenspreis (Premio di Aquisgrana per la pace),  il più prestigioso premio europeo per la Pace, al Movimento No Muos,.

Aachener Friedenspreis (Premio per la Pace di Aachen) è il più ambito riconoscimento europeo per la pace che dal 1988 si assegna ogni anno in Germania e prevede due sezioni: una interna alla Germania e l’altra Internazionale.

L’8 maggio 2017, nel corso della consueta conferenza stampa ad Aachen, è stato dato l’annuncio che per quest’anno il premio sarà assegnato a noi No MUOS.

La cerimonia di premiazione è prevista il primo settembre; vi prenderà parte una delegazione di attivisti siciliani.

Nell’esprimere tutta la nostra soddisfazione per l’importante riconoscimento internazionale conseguito, ribadiamo la validità di un impegno che dura da molti anni, caratterizzato da iniziative di ogni tipo, dall’informazione all’azione, con conferenze, azioni legali, cortei, e occupazioni delle antenne della base USA, l’invasione della stessa, i blocchi stradali. Il tutto grazie al consenso popolare che questa lotta si è saputa conquistare e ai valori di autorganizzazione, indipendenza, partecipazione dal basso e solidarietà alla base di questo impegno.

L’assegnazione del Premio per la Pace è un incoraggiamento a proseguire la battaglia contro la militarizzazione della Sicilia e del Mediterraneo, contro i micidiali respingimenti di migranti di Frontex e dei governi europei, contro le guerre imperialiste che insanguinano il Pianeta, delle quali il sistema MUOS, con le sue quattro stazioni sparse nel Mondo, di cui una a Niscemi, è uno strumento essenziale.

La nostra resistenza continuerà fino a quando le antenne NRTF e le parabole del MUOS non verranno smontate, fino a quando Sigonella e tutte le altre basi USA in Sicilia non verranno smantellate. La Sicilia non vuole più essere una piattaforma militare al centro del Mediterraneo, ma una terra di pace, di accoglienza, e di benessere per chi ci vive.

Movimento NO MUOS