E’ colpa di TUTTI noi

Brasile. Se l’Amazzonia brucia è anche colpa nostra

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Corriere della Sera, 6 settembre 2019

Se il fuoco sta divorando l’Amazzonia, un po’ di colpa l’abbiamo tutti. Chi scrive questo pezzo, chi lo sta leggendo, i nostri amici e parenti. Nessuno escluso. Tutti abbiamo gettato una goccia di benzina sulle fiamme che stanno soffocando il polmone verde del nostro pianeta. E ciò che lega il disastro ambientale che si sta consumando in Sud America a tutti noi è il nostro smartphone. O meglio, il sottile filamento d’oro che al suo interno ci permette di telefonare in ogni angolo del mondo e di surfare sul web.

Per salvare l’Amazzonia, prima che boicottare la carne bovina brasiliana, come rappresaglia agli incendi appiccati dagli allevatori affamati di spazi per le loro mandrie, dovremmo insomma gettare i nostri telefonini. Gli oltre 120 milioni di apparecchi che si trovano solo nelle case degli italiani sono infatti piccole miniere di rame, ferro, argento e, appunto, oro. E “non c’è modo di far uscire l’oro delle miniere dell’Amazzoni senza distruggere la foresta”, come ha dichiarato al sito BuzzFeed News Miles Silman, co-fondatore del Centro de Innovación Científica Amazónica della Wake Forest University. “Più acri si tagliano, più oro si ottiene”, ha spiegato. “E il rapporto è direttamente proporzionale”.

La fame di oro non riguarda, dunque, solo il mondo dei gioielli, che è la categoria che più ne fa richiesta. Ma anche la tecnologia. E in maniera sempre più massiccia. Piccole correnti elettriche attraversano costantemente i nostri iPhone o i computer portatili, e a portare quella corrente è appunto l’oro, ottimo conduttore di elettricità, resistente alla corrosione. Continua a leggere

“DAREMO FUOCO A VOI E AI VOSTRI NEGRI”

di Baobab experience

“DAREMO FUOCO A VOI E AI VOSTRI NEGRI”

I difensori della patria sono venuti di nuovo a farci visita. Non per portare cibo, o tende, o per un servizio giornalistico, ma per gridarci questo e minacciare le volontarie e i ragazzi ospiti del nostro presidio che in quel momento si trovavano all’ingresso del campo.

A pochi giorni dalle svastiche ricamate con la bomboletta spray da sedicenti epigoni di Ludwig, siamo costretti a sorbirci il peggio del campionario fascio-razzista. Insulti razzisti, sessismo d’accatto (“puttana sei una puttana” ripetevano a una volontaria), riprese col telefonino delle auto e dei presenti in quel momento, intimidazioni e minacce. E’ sempre quello, purtroppo lo conosciamo bene.

Per quanto ci riguarda, abbiamo già fornito tutte le informazioni utili ad identificare gli autori della parata, e faremo tutto quello che va fatto affinché la magistratura indaghi. Ma soprattutto, continueremo a fare quello che facciamo, che abbiamo fatto in Via Cupa, al Verano, a piazzale Spadolini, e che oggi facciamo a Piazzale Maslax.

 

Abbiamo centocinquanta “negri a cui dare fuoco”, al campo, ma per scaldarli mentre le temperature vanno a picco. Abbiamo tre pasti da servire ogni giorno, tende e sacchi a pelo da procurare, malati e vittime di tortura da far visitare, pratiche di assistenza legale da mandare avanti, curriculum da scrivere per la ricerca di lavoro, attività sociali e sportive da mettere in piedi.

Lo facciamo ogni giorno, con la grande partecipazione delle migliaia di cittadini di questa città che, da più di due anni, continuano a sostenerci per mantenere vivo un piccolo spazio di umanità che nessuna minaccia ci dissuaderà dal continuare a presidiare, in attesa che le istituzioni si decidano a fare il loro mestiere.

Domenica sarà una delle tante giornate di manutenzione del campo, incontri con il presidio legale, organizzazione dei pasti e raccolta di materiali. Farà freddo, pare, e sarà un motivo in più per essere presenti. C’è del lavoro da fare, per rinforzare le tende e risistemare le attrezzature. Siete tutti invitati per un tè caldo e una merenda, dalle tre alle sei del pomeriggio, dentro al gazebo, insieme ai volontari e ai nostri ospiti.

Venite a farci compagnia, a darci una mano, se volete, e soprattutto a scambiare quattro chiacchiere con i nostri ospiti. È la migliore risposta che questa città continua a saper dare a chi ogni tanto ha l’impellente necessità di uscire dalla propria fogna.

fonte:Comune Info

UN APPELLO A TUTTE LE PERSONE DI VOLONTA’ BUONA

CON PREGHIERA DI SOTTOSCRIZIONE E ULTERIORE DIFFUSIONE

La barbarie razzista in Italia cresce soprattutto perche’ vi sono forze politiche guidate da inquietanti demagoghi che la promuovono, e non pensano che la barbarie che per meschini ed ignobili calcoli suscitano ed alimentano produrra’ inevitabilmente violenza e disperazione, sofferenze crescenti a innumerevoli innocenti, e puo’ trarre a rovina il nostro paese come gia’ accadde con il fascismo (restano indimenticabili le riflessioni che Hannah Arendt svolse ne Le origini del totalitarismo).

Vi e’ un modo per sconfiggere la barbarie razzista che monta: riconoscere subito il diritto di voto a tutte le persone residenti nel nostro paese.

Innanzitutto il diritto di voto nelle elezioni amministrative: come proposto dall’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia che da anni ha predisposto un progetto di legge recante “Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalita’”. E almeno sul diritto di voto per tutti i residenti nelle elezioni amministrative nessuna persona onesta e ragionevole puo’ aver nulla da obiettare.

Ebbene, almeno alla Camera dei Deputati, dove i parlamentari non razzisti sono ancora sicuramente la maggioranza, si porti immediatamente alla discussione e al voto il progetto di legge elaborato dall’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia e lo si approvi: sarebbe un atto di democrazia, di civilta’, di resistenza alla disumanita’.

Ma anche, e decisivamente, il diritto di voto nelle elezioni politiche: anni addietro con modifica costituzionale si riconobbe tale diritto anche ai discendenti di famiglie italiane che vivono in altri paesi del mondo, persone che talvolta non hanno mantenuto nessun concreto significativo legame con l’Italia e che talvolta pressoche’ tutto ignorano della reale situazione italiana odierna; ebbene, a maggior ragione tale diritto deve essere riconosciuto a tutti coloro che in Italia stabilmente vivono, in Italia lavorano e pagano le tasse, contribuiscono concretamente al benessere del nostro paese.

Chi scrive queste righe molti anni fa coordino’ per l’Italia una rilevante campagna di solidarieta’ con Nelson Mandela, allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano.

Sostenevo allora che l’apartheid non era un residuo del passato, ma un progetto per il futuro, per imporre la barbarie razzista sull’umanita’ intera; e quindi l’eroica lotta antirazzista dei nostri fratelli e delle nostre sorelle in Sudafrica stava difendendo anche la nostra liberta’, la nostra dignita’ umana, e pertanto non eravamo noi ad essere solidali con loro, ma loro che lottavano per difendere tutti noi, per l’umanita’ intera. Il regime dell’apartheid e’ stato sconfitto in Sudafrica, ma si sta imponendo in Europa. Aveva ben ragione Bertolt Brecht quando scriveva che i popoli del mondo avevano sconfitto il nazismo, ma il ventre di quella bestia era ancora fecondo.

La democrazia si difende con la democrazia, e il suo principio fondamentale e’ “una persona, un voto”.

A chi condivide queste considerazioni chiedo di sottoscrivere e diffondere la richiesta che il Parlamento italiano legiferi il riconoscimento del diritto di voto a tutte le persone che vivono in Italia, cosi’ come e’ scritto nell’”appello all’Italia civile” promosso da innumerevoli illustri personalita’, primi firmatari padre Alessandro Zanotelli e la partigiana e senatrice emerita Lidia Menapace, appello che testualmente recita:

“Un appello all’Italia civile: sia riconosciuto il diritto di voto a tutte le persone che vivono in Italia.

Il fondamento della democrazia e’ il principio “una persona, un voto”; l’Italia essendo una repubblica democratica non puo’ continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui.

Vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all’Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano.

Una persona, un voto. Il momento e’ ora”.

Per adesioni: centropacevt@gmail.com, crpviterbo@yahoo.it

Per dare notizia delle adesioni ai presidenti del Parlamento:

- on. Laura Boldrini, Presidente della Camera: laura.boldrini@camera.it

- on. Pietro Grasso, Presidente del Senato: pietro.grasso@senato.it

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Ogni vittima ha il volto di Abele.

Occorre opporsi alla barbarie razzista.

Occorre difendere la vita, la dignita’ e i diritti di tutti gli esseri umani.

Una persona, un voto.

Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo che coordina l’iniziativa dell’appello all’Italia civile “Una persona, un voto”, concludendo oggi un digiuno nonviolento

Viterbo, 20 luglio 2017

Mittente: “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: crpviterbo@yahoo.it, centropacevt@gmail.com

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