RACCOLTA EMERGENZA FREDDO

In primo piano

 

RACCOLTA EMERGENZA FREDDO

sabato 22 gennaio ore 10-13 e 15,30-18,30

domenica 23 gennaio ore 10-13

Circolo ARCI Lavoratori Porta al Prato via delle Porte Nuove 33

Come tutti gli anni, superare l’inverno è difficile per tutti coloro che non hanno una casa o che vivono in situazioni precarie, nel disinteresse delle istituzioni e della politica, che nonostante le parole (neanche tante, a dire il vero) non si preoccupano di offrire soluzioni a un problema che non si può più definire “emergenza”. Alleghiamo a questo proposito l’appello che la Rete Antisfratto Fiorentina ha inoltrato a Papa Francesco, sottolineando la mancanza di solidarietà e di accoglienza anche da parte di chi dovrebbe essere in prima linea impegnato su questo terreno.

Rispondiamo dunque all’appello dell’Emporio del Riuso della Misericordia di Tavarnelle e Barberino per sostenere concretamente varie realtà, tra cui l’Emergenza Freddo a Firenze, una parrocchia di Montevarchi che dà ospitalità a persone – italiani e migranti – prive di alloggio e di altri sostegni, la Cooperativa Il Cenacolo di Marupati operante nella piana di Rosarno (RC) e l’Associazione Linea d’Ombra di Trieste che accoglie i migranti che riescono a raggiungere Trieste dalla rotta balcanica.

Servono coperte, piumini, sacchi a pelo e scarpe invernali (queste ultime per i migranti che arrivano a Trieste dopo aver attraversato la rotta balcanica)

Coperte, piumini e sacchi a pelo dovrebbero essere lavati (e ovviamente in buone condizioni), ma se non ce la fate portateli comunque, provvederemo noi.

 

Rete Antirazzista Fiorentina

Circolo ARCI Porta a Prato

Firenze Città Aperta

(segue:Lettera aperta a Papa Francesco)

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Un nuovo sgombero di persone senza casa!

In primo piano

 Un nuovo sgombero di persone senza casa!
Il 30 dicembre un gruppo di persone senza casa, donne, uomini e bambini/e,
una parte delle quali già sgomberate varie volte negli ultimi mesi, ha
occupato un edificio vuoto da circa due anni in via Vittorio Emanuele
angolo via Lanzi, di proprietà di un Istituto Religioso di suore, per
rivendicare soluzioni abitative dignitose.
Nella sera del 5 gennaio sotto una pioggia battente, la risposta è stata un
nuovo sgombero di polizia, che ha giustificato il suo intervento di fronte
alla richiesta urgente della proprietà di liberare l'immobile.
Vano il tentativo dei consiglieri Bundu e Palagi di coinvolgere gli
assessori Albanese e Funaro, nonché di parlare con la proprietà.
Ancora una volta il Comune di Firenze conferma la sua latitanza sul tema
casa e la mancanza di programmi concreti di fronte al dilagare degli
sfratti. Per ora solo polizia e progetti speculativi come lo Student Hotel
in via Pietrapiana e il resort a Costa San Giorgio.
Inoltre nessun ruolo di mediazione e di graduazione di sfratti e sgomberi
da parte della Prefettura, segnando così un peggioramento drastico della
situazione sociale.
Denunciamo infine l'evidente ipocrisia dell'Istituto Religioso, denominato
- ironia della sorte - "Piccole sorelle dei poveri"(!), in netto contrasto
con gli appelli quotidiani di Papa Francesco sui poveri ed i migranti, che
andrebbe informato di questa vicenda.
Nessun dialogo e disponibilità a capire i bisogni degli occupanti da parte
della Madre Superiora dell'Ordine. Insomma i poveri devono restare al loro
posto e non ribellarsi mai!
Basta gente senza casa e case senza gente! Basta polizia come risposta al
bisogno casa! Le case ci sono!
Chi perde il lavoro, perde anche la casa!

Rete Antisfratto Fiorentina
(Movimento di Lotta per la Casa e Resistenza casa Sportello Solidale)
Firenze 6 gennaio 22

#iostoconMimmoLucano

Resistere resistere resistere sempre

 “Abbiate il coraggio di restare soli”

La lettera del sindaco, letta ieri in piazza a Riace.

È inutile dirvi che avrei voluto essere presente in mezzo a voi non solo per i saluti formali ma per qualcosa di più, per parlare senza necessità e obblighi di dover scrivere, per avvertire quella sensazione di spontaneità, per sentire l’emozione che le parole producono dall’anima, infine per ringraziarvi uno a uno, a tutti, per un abbraccio collettivo forte, con tutto l’affetto di cui gli esseri umani sono capaci.

A voi tutti che siete un popolo in viaggio verso un sogno di umanità, verso un immaginario luogo di giustizia, mettendo da parte ognuno i propri impegni quotidiani e sfidare anche l’inclemenza del tempo. Vi dico grazie.

Il cielo attraversato da tante nuvole scure, gli stessi colori, la stessa onda nera che attraversa i cieli d’Europa, che non fanno più intravedere gli orizzonti indescrivibili di vette e di abissi, di terre, di dolori e di croci, di crudeltà di nuove barbarie fasciste.

Qui, in quell’orizzonte, i popoli ci sono. E con le loro sofferenze, lotte e conquiste. Tra le piccole grandi cose del quotidiano, i fatti si intersecano con gli avvenimenti politici, i cruciali problemi di sempre alle rinnovate minacce di espulsione, agli attentati, alla morte e alla repressione.

Oggi, in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del Sud italiano, terra di sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia.

La storia siamo noi. Con le nostre scelte, le nostre convinzioni, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere.

Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio.

Sulla mia situazione personale e sulle mie vicende giudiziarie non ho tanto da aggiungere rispetto a ciò che è stato ampiamente raccontato. Non ho rancori né rivendicazioni contro nessuno.

Vorrei però a dire a tutto il mondo che non ho niente di cui vergognarmi, niente da nascondere. Rifarei sempre le stesse cose, che hanno dato un senso alla mia vita. Non dimenticherò questo travolgente fiume di solidarietà.

Vi porterò per tanto tempo nel cuore. Non dobbiamo tirarci indietro, se siamo uniti e restiamo umani, potremo accarezzare il sogno dell’utopia sociale.

Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali.

Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza.

Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie.

Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne.

Di continuare a camminare nonostante le cadute, i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci.

Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere.

Mimmo Lucano.

 

Visibilmente invisibili

Lettera aperta al Prefetto di Firenze

e per conoscenza al

Presidente della Regione Toscana ed al Sindaco di Firenze

“Dobbiamo vaccinare il mondo e dobbiamo farlo presto”, è il proclama lanciato da Draghi al vertice del G20 sulla salute …la realtà ci dice che purtroppo non riusciamo a vaccinare nemmeno tutti i cittadini che da anni vivono a Firenze, e tra questi molti che a Firenze sono nati.

Non per carenza di vaccini o per la propaganda no-vax, in molti casi ad impedire la vaccinazione è la condizione di invisibilità di cittadini che pur essendo stabilmente presenti nella nostra città non riescono ad avere la registrazione anagrafica.

Lo stesso allarme è stato lanciato nei giorni scorsi dalle Misericordie Fiorentine, che hanno posto il problema della vaccinazione delle centinaia di cittadini invisibili presenti nella nostra città, questione che chiediamo a tutte le istituzioni preposte di risolvere con urgenza.

Per molti di questi cittadini la causa risiede delle procedure adottate dal Comune di Firenze per le registrazioni e le cancellazioni anagrafiche, in particolare quelle previste per i senza fissa dimora, che per alcuni aspetti non ottemperano ai dettati della normativa nazionale e impediscono la dovuta registrazione anagrafica nonostante la presenza stabile sul territorio comunale di queste persone.

Ad essere maggiormente colpite sono persone in condizione di disagio economico, sociale e psicologico. La mancata registrazione anagrafica, indispensabile non solo per l’esercizio di diritti costituzionalmente garantiti ma necessaria per l’accesso alla maggior parte dei servizi erogati dallo Stato e dagli Enti Locali determina e aggrava la condizione di forte emarginazione di queste persone.

A nostro avviso, già in tempi normali, il disagio derivato dalla loro condizione sarebbe comunque meritevole di maggior attenzione e maggiori tutele, in tempo di pandemia occorre l’obbligo di adoperarsi quantomeno per la tutela delle loro condizioni di salute, rivestendo quest’attenzione anche funzioni di tutela della salute pubblica.

Già in occasione delle passate Elezioni Regionali del settembre 2020 avevamo sollevato il problema delle centinaia di invisibili che non potevano esercitare il diritto di voto e abbiamo manifestato sotto gli uffici della Prefettura chiedendo un intervento del Suo predecessore, volto a garantire l’esercizio di questo e di tutti i diritti costituzionalmente garantiti, preclusi dalla mancata iscrizione anagrafica.

Rinnoviamo l’appello chiedendo un Suo intervento in forza delle prerogative che la legge Le attribuisce (art.52 DPR 223/89) al fine di uniformare le procedure anagrafiche adottate dal Comune di Firenze ai dettati della vigente normativa.

Con la presente Le chiediamo uno specifico incontro nel merito delle questioni sollevate, mentre sollecitiamo la Regione Toscana a garantire la vaccinazione anti-Covid anche alle persone prive di residenza.

Rete Antisfratto Fiorentina (Movimento di Lotta per la Casa – Resistenza Casa Sportello Solidale)

Firenze 24 maggio 2021

Un Otto Marzo in povertà

di Gianluca Cicinelli

 La Shepoverty, povertà femminile, trae incremento dal Covid. Madre e Disoccupata è la foto della principale vittima sociale ed economica della pandemia. La ricerca dell’Ipsos per WeWorld – un’organizzazione che difende i diritti di donne e bambini in 27 Paesi del mondo – è uscita quattro giorni fa ma abbiamo aspettato l’8 marzo per parlarne, in controtendenza con i risvolti propagandistici della ricorrenza della “festa” delle donne sulla stampa mainstream. C’è davvero poco da propagandare, perchè i dati parlano chiaro: una donna su due ha visto peggiorare la propria situazione economica in quest’ultimo anno. Più colpite delle altre le madri disoccupate. Un dato che sale a sei donne su dieci se isoliamo la fascia d’età fra i 25 e i 34 anni. La metà di loro si è trovata a fare i conti con la perdita del lavoro e un carico economico aumentato dagli aspetti sociali e psicologici.
L’inchiesta dell’Ipsos racconta che Il 60% delle donne non occupate con figli dichiara di aver avuto durante la pandemia una riduzione di almeno del 20% delle proprie entrate economiche, costringendole a ricorrere maggiormente alla famiglia e/o al partner, diminuendo così fortemente l’indipendenza. Ma l’impatto della crisi non si ferma ai rapporti di lavoro contrattualizzati e legali investendo anche il lavoro sommerso, in particolar modo quello di cura e assistenza “medica” nel nucleo familiare. Tre donne su dieci – con figli a carico e disoccupate – a causa della pandemia hanno rinunciato a cercare lavoro e circa il 40% di loro non è in grado di sostenere una spesa imprevista come una visita medica. All’interno del nucleo familiare il 38% deve farsi carico da sola dell’assistenza ad anziani e bambini, dato in crescita al 47% se parliamo di donne tra i 25 e 34 anni alle prese con figli piccoli, e al 42% tra quelle comprese tra i 45 e i 54 anni rivolte all’assistenza ad anziani.
Fin qui il dato economico. Ma a essere azzerata è stata la vita sociale, con l’80% delle donne che parla di “devastazione” della rete sociale precedente alla pandemia e il 46% di un pesante impatto sulla propria voglia di vivere. Il 76% delle intervistate ha rinunciato a fare progetti di vita, in particolare – e colpisce come un pugno allo stomaco – le più giovani. Anche il totale non lascia adito a dubbi, con l’83% che lamenta la caduta della vita relazionale e il 64% che parla di ricadute negative sulla propria autostima.

Il 30% delle intervistate, su un campione eterogeneo di mille, in quest’ultimo anno ha usufruito di servizi di aiuto economico, soprattutto per cibo e medicinali su un 40% che lamenta le difficoltà economiche insorte nella propria famiglia. E se le spese dentistiche, prima voce tagliata dai bilanci familiari, possono forse essere prorogate, le bollette vanno invece pagate per continuare a vivere diventando un incubo per il 23% delle donne non occupate e con figli.

Donne lasciate sole a far fronte a un carico economico e psicologico impressionante in maniera omogenea al Nord come al Sud d’Italia, con forti diseguaglianze, ancora più accentuate, nelle periferie urbane. E se l’impatto della pandemia si è rivelato devastante per il passato e il presente nessuno è ancora in grado di prevedere gli effetti nel lungo termine.

 

 

LIBERTA’ PANE E DIGNITA’ PER TUTTE E TUTTI

 

Mercoledì 3 Febbraio la polizia ha colpito 20 ragazzi/e con misure cautelari per aver partecipato alle proteste del 30 Ottobre scorso contro la gestione della pandemia messa in atto dallo Stato.

Fra di loro ci sono Barba (Cosimo) e Pimpi (Matteo) del Sostegno Alimentare di S.Frediano, che sono stati messi agli arresti domiciliari con tutte le restrizioni.

Le accuse inconsistenti della questura alimentano la macchina del fango dei giornali, che ha definito le persone che erano in piazza, come “protagonisti del disordine” e “criminali comuni”. Chiunque abbia partecipato al nostro progetto di sostegno alimentare conosce bene Cosimo e Matteo, le loro azioni e i loro ideali: sono due delle persone che hanno contribuito fin da subito a rendere possibile il sostegno alimentare nel quartiere, schierandosi ed ascoltando le esigenze e le speranze delle persone in difficoltà con la spesa e con gli affitti.

Nei mesi passati a distribuire alimenti gratuiti e dialogare con le fasce più colpite della popolazione, è stato facile rendersi conto che l’incapacità e l’indifferenza del governo non hanno fatto altro che peggiorare le disuguaglianze e far precipitare nella povertà sempre più persone.

Protestare contro questa gestione dell’emergenza da parte dello Stato non è un crimine, ma un tentativo di condividere e fare emergere questa consapevolezza.

Cosimo, Matteo e tutte le persone arrestate devono essere liberate immediatamente.

Lo Stato dovrebbe preoccuparsi di arginare il virus e la povertà, non di fermare chi protesta contro le sue mancanze e costruisce alternative.

Cosimo e Pimpi Liberi!

LIBERTA’ PANE E DIGNITA’ PER TUTTE E TUTTI

Il Carcere è Tortura

IL CARCERE È TORTURA
Pestaggi, costole fratturate, timpani rotti.
Questa è la rieducazione del carcere di Sollicciano, come emerso in questi giorni da indagini e articoli di giornale.
Ma come sono state rese note queste informazioni dà ancora più luce sul carcere italiano: cioè a partire dalla denuncia per aggressione e resistenza effettuata proprio nei confronti di uno dei detenuti pestati.
Come succede fin troppo spesso (sia dentro che fuori dalle galere) chi subisce soprusi da parte dello stato e dei suoi scagnozzi  si ritrova poi a dovere anche  pagare conseguenze legali, una procedura che descrive bene uno stato arrogante ed omicida sempre disposto ad autoassolversi.
Ci richiama alle recenti torture avvenute nel carcere di San Gimignano  dove media e politici si sono  lanciati a difendere  i 15 secondini che hanno prestato brutalmente un detenuto.
Ci richiama a Paska, compagno denunciato in seguito a un pestaggio avvenuto durante un trasferimento.
Ci lascia capire di quanta impunità le forze della repressione ritengano di dover godere in questo sistema, impunità che fa sì che si possa entrare sulle nostre gambe all’interno di una questura o di una galera per uscirne dentro una bara.
Vogliamo rimarcare che i pestaggi, a S. Gimignano come a Sollicciano, rappresentano la ordinaria sanzione, da parte delle guardie, di una insubordinazione rispetto all’ordine costituito.
Che il carcere sia un mezzo utilizzato dallo stato per spaventare chi è fuori e annientare chi è dentro è una verità concreta.
Che sopraffazione e costrizione siano la struttura portante della galera e della società contro chiunque provi a ribellarsi e rifiuti di collaborare rimane una verità contro la quale è necessario lottare.
Lo faremo in solidarietà con tutt@ i compagn@ che si ritrovano prigionieri o sotto processo per le lotte contro questo stato che violenta, tortura e uccide ogni giorno attraverso i suoi servi.
Lo faremo perché riteniamo che la lotta contro le carceri, dentro e fuori le mura, sia un tassello fondamentale della rivolta contro l’esistente, contro questo stato che ci vuole collaboratori e servi.
Che la solidarietà resti sempre la nostra migliore arma.
Perché saremo tutt* meno liber* finché resterà in piedi una prigione!
Presidio Sabato 23 ore 15 al carcere di Sollicciano

Firenze pandemica

Firenze pandemica. Dalla “fabbrica del turismo” alla rete della solidarietà popolare

DI ILARIA AGOSTINI · 11 GENNAIO 2021

 

Nel marzo 2020, la pandemia globale mette a nudo la fragilità della «fabbrica del turismo». Il blocco dei flussi turistici riduce all’indigenza le fasce sociali più deboli. Reti di solidarietà popolare si costituiscono in risposta ai bisogni immediati degli abitanti esclusi dalle misure emergenziali istituzionali. 

Proprio dalle soggettività attive attive nel mutualismo solidale, provengono ipotesi convincenti per una ripartenza territoriale di forte valenza politica. 

Crisi della “monocoltura turistica” e provvedimenti emergenziali

Fino al febbraio 2020, l’economia fiorentina è decisamente orientata al turismo globale, in piena espansione (Istat 2019). Le presenze turistiche in città, nel 2018, oltrepassano i 13 milioni di unità, con un incremento del 51% nel decennio 2008-2018 (Irpet 2019). La “monocultura turistica” ha ripercussioni sul mercato immobiliare – che ne risulta «drogato»[1]– e sul lavoro: aumentano le imprese attive nel settore e gli addetti, ma cresce anche il «lavoro povero» (Filcams-Cgil), precario ed esternalizzato, e al nero.

Il subitaneo arresto dei flussi turistici genera una crisi profonda, sottraendo rilevanti risorse al Comune che ha messo a bilancio i previsti 48 milioni di euro della tassa di soggiorno. Il temuto default avvia un processo di decostruzione del “modello Firenze” nel dibattito cittadino; persino il sindaco si pronuncia per una sua revisione strutturale.

Durante il confinamento, l’interdizione degli spazi collettivi colpisce con durezza le fasce sociali marginalizzate. I Rom si ritirano nei campi, «per niente rassicurati dalle precarie condizioni igienico-sanitarie, dall’assenza di servizi di base, dalla conflittualità tra abitanti»[2]. Non migliore è la sorte degli homeless: i centri notturni si mutano troppo velocemente in ricoveri diurni; gli ospiti vi sono «relegati» fino al 18 maggio, quando saranno, sic et simpliciter, riconsegnati alla vita di strada[3].
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SOSTENIAMO Tomaso Montanari

“Nardella vuole zittire i critici e chiede i danni in tribunale”
IL SINDACO E LA GIUNTA DEL GIGLIO VOGLIONO UN MAXI-RISARCIMENTO, CON QUERELA CIVILE. MOTIVO? UNA FRASE SULLE SCELTE URBANISTICHE TRASMESSA DA REPORT, SU RAI3, L’8 GIUGNO
di Tomaso Montanari

Il sindaco Dario Nardella e la giunta (Giachi, Bettini Del Re, Funaro, Gianassi, Giorgetti, Guccione, Martini, Sacchi, Vannucci) della mia città mi chiedono i danni in sede civile, per un totale di 165 mila euro. Lo fanno “in proprio e quale sindaco” e “quali assessori”: se dovessero mai vincere, però, i miei soldi andrebbero a loro, non alla città. Lo fanno per una risposta di 34 parole data a Report l’8 giugno scorso. Eccola: “Firenze è una città in svendita. È una città all’incanto, è una città che se la piglia chi offre di più, e gli amministratori di Firenze sono al servizio di questi capitali stranieri”. La ripeto qui, solo perché si sappia di cosa sto parlando, ma absit iniuria verbis!
Quella frase chiudeva un lungo ragionamento sulla teleferica che dovrebbe esser costruita nel tutelatissimo Giardino di Boboli per portare i clienti nel resort a 5 stelle in cui sarà trasformato l’ex convento e ospedale militare di San Giorgio alla Costa, bene pubblico alienato a privati. Il mio intervistatore (Giuliano Marrucci) mi chiede: “Quindi attrarre investimenti con appunto la possibilità di cambio di destinazione d’uso anche molto impattanti, possibilità di ristrutturazione anche molto impattanti e una volta che hai attratto queste investimenti, mettere la progettazione urbanistica della città, i servizi della città, al servizio di quegli investimenti là…”.
E io rispondo: “La teleferica di Boboli, la possibilità di farla, ha avuto il via in un cambio di piano urbanistico del comune di Firenze dopo che l’acquisto di Costa San Giorgio era stato fatto. Cioè, le amministrazioni si impegnano: poi noi non sappiamo tutto quello che si dicono nelle cene private che preludono a questi acquisti, ma è chiaro che l’amministrazione dà delle garanzie, sta dalla parte degli investitori, e si dice continuamente che Firenze deve attrarre investitori stranieri. Firenze è una città in svendita, è una città all’incanto, una città che se la piglia chi offre di più: e gli amministratori di Firenze sono al servizio di questi capitali stranieri che prendono la città e la smembrano”.
L’espressione “essere al servizio” la usa Marrucci. Io la riprendo volentieri, perché l’ho usata mille volte, anche per i governanti della mia città. Mi è rimasta nell’orecchio fin da bambino, da quando lessi Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani. Criticando la scuola pubblica che tradisce il suo compito, egli scrive: “Certe scuole di preti sono più leali. (…) Dai barnabiti a Firenze la retta d’un semiconvittore è di 40.000 lire al mese. Dagli scolopi 36.000. Mattina e sera al servizio d’un padrone solo. Non a servire due padroni come voi”.
Le parole di don Lorenzo sono quelle del Vangelo: “Non si può servire a due padroni”. Né Gesù né Milani pensavano che ci fosse “corruzione”: condannavano, sotto il profilo etico, una libera scelta. Io condanno, sotto il profilo etico, una scelta politica: l’amministrazione di Firenze ha scelto di essere al servizio di una idea di città che – è il mio giudizio politico – la uccide. Lo spopolamento del centro storico è il frutto di questa scelta a favore dei capitali stranieri e non dei cittadini; per i resort di lusso e non per la residenza; per i frazionamenti al servizio della trasformazione in Airbnb e non per politiche a favore delle famiglie.
Io credo che Nardella e i suoi assessori abbiano capito, come tutti gli altri, che la mia era, ed è, una dura critica politica, non certo l’allusione a scambi illeciti. Potrei amaramente dire: magari ci fossero quegli scambi, almeno capirei che c’è una ragione per massacrare una città! Invece non ci sono, per quel che so e, dunque, è un massacro gratuito.
Questa richiesta di danni, allora, come altro può interpretarsi se non come un’intimidazione contro un oppositore, assai pesante sotto il profilo economico. I miei contradditori mi definiscono “personaggio politico di livello nazionale”: ne sono onorato, ma è una definizione ingiustificata. Ho certo delle idee che non ho mai nascosto, ma non sono mai stato iscritto ad alcun partito, non mi sono mai candidato in alcuna competizione politica nazionale o anche solo locale.
La verità è che si cerca di ridurre al silenzio un intellettuale libero e scomodo: non coinvolgendo Report o la Rai, ma chiamando in giudizio solo me, personalmente. In una Firenze in cui non c’è praticamente opposizione politica, in cui la stampa è allineata al potere e le personalità libere si esprimono cautamente in privato, ci si accanisce contro una delle poche voci contro.
Per amore della mia città, non tacerò. Ce la metterò tutta perché questa improvvida causa diventi una grande questione civile, non solo fiorentina. Appena sarà possibile indire assemblee civiche, proietterò l’intera intervista, e chiederò ai fiorentini che si riconoscono in questa battaglia per un’altra Firenze di contribuire anche economicamente, perché no, sostenendo insieme a me non solo la battaglia processuale, ma anche le spese legali, ammesso che io debba pagarle, perché nessun giudice, ne sono certo, potrà condannarmi per un’opinione e se dovessi vincere le spese me le pagheranno loro. Questa storia non riguarda solo me, è in gioco la libertà del pensiero critico e la tenuta democratica del nostro stare insieme: non sarò solo a combattere, ne sono certo.
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