Non ci arrendiamo!

In primo piano

Nel primo anniversario dall'uccisione di Idy Dyene sul ponte Vespucci il
mondo antirazzista e antifascista fiorentino ha voluto mettere un segno sul
luogo dell'omicidio per non dimenticare, perché Firenze conservi sempre la
memoria delle vittime del razzismo.

Oggi una mano vigliacca e razzista vuole cancellare quella memoria, e i
valori di libertà e di uguaglianza che tengono vivo il ricordo delle
vittime.

Un'offesa a Idy e a tutti coloro che hanno subito e subiscono la violenza
del razzismo, un'offesa anche alle cittadine e ai cittadini di Firenze che
difendono con forza la loro città dalla minaccia fascista.

NON CI ARRENDIAMO!

LA TARGA PER IDY TORNERA' DOV'ERA, CI RITROVEREMO IN TANTI PER DIRE CHE NON
DIMENTICHIAMO!
Firenze risponde all’ignoranza e al razzismo dei miserabili.
Firenze resta e resterà UMANA!

Contro il clima di odio e intolleranza le associazioni fiorentine convocano un presidio il 16 novembre e una manifestazione nazionale il 13 dicembre, nell’anniversario della strage di piazza Dalmazia

Firenze, 13 novembre 2019 – Una sequenza inquietante.

L’atto vandalico contro la targa dedicata alla memoria di Idy Diene sul Ponte Vespucci domenica, l’aggressione al giovane rifugiato nigeriano nel sottopasso delle Cure, e l’arresto di un gruppo di estremisti razzisti che stava pianificando un assalto al centro islamico di Colle Val d’Elsa.

Aggressioni omofobe, razziste, violente sono inaccettabili. La già preoccupante serie di fatti denunciati in varie parti del paese, evidenziano un crescente clima di tensione che attraversa purtroppo anche Firenze. Noi non ci arrendiamo all’idea che la nostra città finisca in questo vortice di violenza e per questo ci impegneremo sempre nel costruire una realtà diversa e migliore, partendo dalle nostre esperienze di aggregazione, solidarietà e dialogo sul territorio.

 Apprendiamo con piacere l’annunciato ricollocamento della targa per Idy Diene da parte di un “anonimo benefattore” come confermato ieri dall’assessore Cristina Giachi, così come l’istituzione di un tavolo e un patto sociale contro il razzismo annunciato dal Sindaco Nardella, che le associazioni firmatarie avevano chiesto già da marzo scorso.

Chiediamo che il 13 dicembre, anniversario della strage di piazza Dalmazia, diventi l’occasione per una mobilitazione e una riflessione che parta da Firenze e che abbia una dimensione nazionale, per condividere azioni concrete contro il clima di odio e intolleranza e perchè Firenze diventi l’esempio da seguire per altre città italiane.

Invitiamo intanto il Comune e tutta la popolazione al presidio che si terrà sabato 16 novembre alle ore 15 sul Ponte Vespucci.

 

Tutti assolti

In primo piano

TUTTI ASSOLTI AL PROCESSO SU MONDEGGI!
Le premesse
Mondeggi bene comune è una comunità che si contrappone al tentativo di svendita della tenuta di mondeggi, attraverso un progetto di agricoltura contadina, gestione comunitaria e condivisione dei saperi. l’autogoverno che pratichiamo si ispira ai principi di autogestione, cooperazione e
mutualismo. Ci siamo riappropriati collettivamente della terra nel giugno 2014, dopo anni di degrado e abbandono, fatto che ci ha portato molto rapidamente nelle aule dei tribunali
Il processo 
Oggi 8/11/19 si è svolta l’udienza che sanciva la sentenza di primo grado del processo per occupazione e furto di elettricità e d’acqua, i cui imputati erano 17 presidianti del progetto mondeggi bene comune.
Il pm aveva chiesto 1 anno e due mesi di pena e 1000 euro di multa per ciascuno degli imputati, a cui si sommano le richieste della città metropolitana, costituitasi parte civile, di 77.000 euro di danni, di cui 50.000 per danno di immagine.
Il dispositivo della sentenza di oggi prevede la piena assoluzione di tutti gli imputati
"PER NON AVER COMMESSO IL FATTO"

.

Alcune valutazioni
  
Abbiamo sempre avuto chiaro che le nostre azioni sono perseguibili e che i nostri intenti ci pongono al di fuori della legalità, che abbiamo deciso di sfidare apertamente con l’occupazione. Tuttavia la sentenza di oggi ribadisce la legittimità delle nostre aspirazioni e nega le bizzarre richieste risarcitorie della città metropolitana. Infatti
l’amministrazione pubblica non ha fatto altro che depauperare  – con ilsuo abbandono – un bene pubblico, con un’azienda che ha accumulato debiti di 1,5 milioni di euro fino a fallire, lasciando la terra in stato di degrado, per poi cercare di svenderla a cifre sempre piu’ irrisorie;  e che infine  chiede i danni alle uniche persone che si sono concretamente occupate del futuro di mondeggi, mettendo in gioco la propria vita.
La vittoria di oggi – ottenuta nell’aula di un tribunale – non fa altro che rafforzare le nostre convinzioni ed aumentare la nostra determinazione per raggiungere il nostro obiettivo.
Continueremo a lavorare la terra, per renderla fruibile a chiunque se ne voglia assumere la responsabilità, coltivando relazioni sul territorio per far crescere la nostra comunità, attraversata già da centinaia di persone.
Continueremo a batterci per l’agroecologia e la riappropriazione della terra, a fianco di tutti coloro che contestano il modello delle grandi opere e delle nocività, dell’agroindustria e dell’estrattivismo, dell’atomizzazione sociale e dell’individualismo. Ci fa piacere immaginare , con questa piccola grande vittoria, di facilitare un po’
altri processi di riappropriazione dei beni pubblici in stato di abbandono.
Sia quelli già  in essere  che quelli che potrebbero avviarsi in ogni territorio. In particolar modo per l’accesso alla terra.
Una sentenza che crea un importante precedente.
Il comitato di Mondeggi Bene ComuneFattoria Senza Padroni
 

Fermiamo la guerra

 
*SABATO 19 Ottobre a Firenze, in Piazza contro l’aggressione turca in Siria del Nord*

Da oltre una settimana i carri armati e gli aerei turchi stanno attaccando
il Rojava e l’esperienza di autogoverno della Siria del Nord. In un quadro
di grande crisi economica interna, l’attacco del fascista Erdogan ha
l’obiettivo di indebolire il movimento kurdo, in Siria come in Turchia,
conquistare posizioni territoriali e recuperare consenso interno. La guerra
ricompatta il fronte nazionalista turco al governo (AKP-MHP), individuando
ancora nel PKK e nel movimento kurdo di liberazione il nemico da
combattere.

Le responsabilità politiche e militari, oltre che nel regime turco, vanno
cercate nelle politiche imperialiste e delle potenze regionali che
rischiano di scatenare ancora una volta pericolosi scenari di guerra,
generare nuove migrazioni di profughi in fuga e continuare a mantenere
tutto il Medio Oriente in situazione di conflitto permanente. Da una parte
gli Stati Uniti, che una volta ritenuto sconfitto l’ISIS, si ritirano
lasciando all’alleato NATO e acquirente di miliardi di armi, campo libero
nella repressione del tentativo di autogoverno nella Siria del Nord.
Dall’altra l’acquiescenza russa, che nonostante la ripresa del dialogo fra
la federazione della Siria del nord e governo di Assad in funzione di
protezione delle popolazioni sotto attacco, non nega lo spazio aereo ai
bombardieri di Ankara, perché l’indebolimento delle strutture autonome del
Rojava è comunque funzionale alle proprie mire imperialiste. Infine la
falsità dell’Unione Europea, che a parole condanna l’attacco turco ma
sottostà di buon grado al ricatto dei profughi pur di non compromettere
lauti affari economici. Timide le prese di posizione italiane: nessuna
reale intenzione di rinunciare alle relazioni con un partner economico
importante come la Turchia, fra i principali acquirenti degli armamenti
“made in Italy” prodotti da Leonardo-Finmeccanica, per conto dello Stato
italiano anche nello stabilimento di Campi Bisenzio; nessuna intenzione di
rinunciare agli affari finanziari per banche come Unicredit e Intesa San
Paolo; nessuna intenzione di rinunciare alle commesse turche per Impregilo,
Alenia e Beretta spa. E attraverso la missione NATO Active Fence dispiega
militari italiani a protezione dello spazio aereo degli aggressori turchi!

In tutto il mondo le comunità kurde chiamano alla mobilitazione contro la
guerra, sostenute da milioni di compagni/e solidali che vedono nella lotta
del movimento kurdo e nelle sue prospettive di liberazione popolare,
ecologista, antisessista e di convivenza tra popoli e religioni, un
concreto tentativo di affermazione rivoluzionaria in un contesto di estrema
debolezza dei movimenti in tutto il globo.

In tutta la Toscana e a Firenze, città del compagno Tekosher Orso, siamo
già scesi in piazza e tante altre iniziative sono in corso o già in
programma, tra cui il Presidio promosso dai ragazzi di Friday For Future
per *Venerdì 18 alle ore 15.30* proprio sotto la Leonardo a Campi Bisenzio,
per denunciare il legame profondo tra guerra ed inquinamento ambientale.

*SABATO 19 OTTOBRE* un CORTEO REGIONALE attraverserà di nuovo la città, per
denunciare gli interessi economici e finanziari italiani e la passività e
complicità delle nostre amministrazioni che, di fronte a questa ennesima
guerra, si riempiono la bocca di parole come “democrazia e diritti umani”,
ma di fatto non pongono in essere fatti concreti, negando qualsiasi
sostegno concreto alla resistenza kurda.

*NO ALLA GUERRA, NO ALL’AGGRESSIONE TURCA in Rojava e Siria del Nord, per
la liberazione del presidente Ocalan e degli 11.000 prigionieri politici in
Turchia, per ritiro del Pkk dalla lista antiterrorismo UE, sosteniamo
l’esperienza di liberazione popolare del movimento kurdo in Turchia e Siria
del Nord!*

*SABATO 19 OTTOBRE* - *ORE 15.00 - TUTT* a Firenze in Piazza Santa Maria
Novella!*

*Toscana per il Kurdistan*

*Comunità kurda toscana*

La lettera delle donne curde al mondo

In primo piano

“Come donne siamo determinate a combattere fino a quando non otterremo la vittoria della pace, della libertà e della giustizia”. Le donne curde si rivolgono al mondo, mentre assistono all’avanzare delle truppe di Erdogan nel loro territorio e cercano di fermarle. Chiedono che la comunità internazionale agisca affinché venga posta fine all’ “invasione e dell’occupazione della Turchia nella Siria del nord”. Lo fanno con una lettera intitolata “A tutte le donne e ai popoli del mondo che amano la libertà”.

Nel testo si legge:

“Vi stiamo scrivendo nel bel mezzo della guerra nella Siria del Nord-Est, forzata dallo Stato turco nella nostra terra natale. Stiamo resistendo da tre giorni sotto i bombardamenti degli aerei da combattimento e dei carri armati turchi.

Abbiamo assistito a come le madri nei loro quartieri sono prese di mira dai bombardamenti quando escono di casa per prendere il pane per le loro famiglie. Abbiamo visto come l’esplosione di una granata Nato ha ridotto a brandelli la gamba di Sara di sette anni, e ha ucciso suo fratello Mohammed di dodici anni”.

 

Le testimonianze non si fermano qui. Nel documento si legge degli attacchi aerei che stanno distruggendo i villaggi, delle persone che sono costrette alla fuga, ma anche della resistenza, senza sconti, che i curdi hanno stanno mettendo in atto. Quindi l’appello alla comunità internazionale, affinché si adoperi per fermare la Turchia. Le donne curde hanno stilato una serie di richieste, tra queste lo stop alla vendita delle armi a Erdogan. Una misura che alcuni Paesi Ue hanno già messo in campo. Tra questi per il momento non c’è l’Italia.

Questi gli interventi richiesti:

- Fine dell’invasione e dell’occupazione della Turchia nella Siria del nord
- Istituzione di una No-Fly zone per la protezione della vita dela popolazione nella Siria del nord e dell’est
- Prevenire ulteriori crimini di guerra e la pulizia etnica da parte delle forze armate turche
- Garantire la condanna di tutti i criminali di guerra secondo il diritto internazionale
- Fermare la vendita di armi in Turchia
- Attuare sanzioni economiche e politiche contro la Turchia
- Adottare provvedimenti immediati per una soluzione della crisi politica in Siria con la partecipazione e la rappresentanza di tutte le differenti comunità nazionali, culturali e religiose in Siria.

Il testo è stato pubblicato da Repubblica ed è la testimonianza della situazione che oggi si trovano a fronteggiare i curdi che abitano nella Siria del nord, da quando il territorio dove vivono è ostaggio dell’offensiva della Turchia. Continua a leggere

Lettera aperta alla cittadinanza- di Alessandro, Annalisa e Chiara Orsetti

In primo piano

Lettera aperta alla cittadinanza 

Lorenzo, nostro figlio e fratello, è morto il 18 marzo 2019 in Rojava combattendo a fianco dei curdi e delle forze confederate della Siria contro l’ISIS e gli ultimi resti il califfato.
La sua storia, la storia di un giovane che partendo da Rifredi, quartiere di Firenze, aveva deciso di lasciare tutto, la sua città, casa, lavoro, famiglia, amici… per sostenere il popolo curdo in questa lotta ha emozionato molte persone.

Vi scriviamo per chiedervi: volete abbandonare chi ha combattuto l’Isis?

Lorenzo è stato riconosciuto come un esempio di partigiano internazionalista e antifascista, che ha scelto da che parte stare e di schierarsi concretamente andando a combattere dove c’era bisogno di lottare per sradicare il fascismo che in quelle aree si stava affermando nelle forme dell’Isis e delle forze che lo sostengono.
Attraverso la sua scelta di vita e la sua morte ha fatto conoscere a tanti la realtà che si sta costruendo nel Rojava, nella zona nord-est della Siria, dove la democrazia che nasce dal basso, fondata sul rispetto delle diversità sociali e culturali, per una parità reale tra uomo e donna, sulla autogestione, sulla economia sociale si sta affermando.
Non tutti forse lo sanno, questa realtà si chiama Confederalismo Democratico ed è un laboratorio sociale che nasce dalle idee di Ocalan, leader curdo del PKK imprigionato da 25 anni nelle prigioni turche, senza il minimo rispetto dei suoi diritti e delle sue garanzie. È un esempio di coesistenza tra i popoli e quindi porta pace e sicurezza in un’area sociale così instabile e travagliata, scossa da attentati, conflitti, stragi…

Ora questa realtà, costruita col sangue di oltre 11.000 curdi e 36 volontari nternazionali, è minacciata e potrebbe essere distrutta.
L’esercito turco e i gruppi paramilitari che Erdogan sostiene nell’area -che non sono altro che  un altro modo con cui l’ISIS prova a riproporsi-  si stanno preparando ad attaccare il Rojava per eliminare la rivoluzione curda e tutto quello che rappresenta.
Questa aggressione militare turca si può ancora fermare, se c’è una mobilitazione generale.
Vi chiediamo: se abbiamo pianto per Lorenzo riconoscendo la bellezza del suo gesto davvero non vogliamo fare nulla per impedire questa nuova guerra ?
Abbiamo ancora voglia di scendere in piazza, protestare, gridare il nostro sdegno e la nostra rabbia indicando i mandanti e le colpe, mostrando la nostra voglia di un mondo più giusto e umano?
Il governo italiano prenderà posizione? E la Regione Toscana? E il comune di Firenze?
Tutto serve per fermare questa aggressione e serve ora.

Lorenzo ha combattuto a Afrin nel 2018, dove sono stati migliaia i morti causati dall’invasione turca: vogliamo continuare a sostenere Erdogan, l’esercito turco e l’Isis in questa guerra ingiusta fornendo armi con le nostre fabbriche e soldi dell’Unione Europea per non aprire il corridoio balcanico ai migranti ?
Molti hanno pianto per Lorenzo-Orso Tekoser combattente colpiti dalla sua morte, ma ora potrebbe morire nuovamente e con lui tanti giovani curdi e altri popoli che vivono nel Rojava.
Non facciamolo morire nuovamente, facendo morire gli ideali e la causa per la quale si è sacrificato.
Lorenzo ci ha mostrato che nessuna causa è così lontana e così estranea alla nostra vita e che spesso è questione di scelte.

Alessandro, Annalisa e Chiara Orsetti

Roma diventi città aperta all’accoglienza

Roma, “A Raggi chiediamo discontinuità: Roma diventi città aperta all’accoglienza”

La lettera aperta inviata dagli attivisti di Baobab Experienze alla sindaca e all’assessora Mammì

“Profilazioni razziali, condizioni di vita disumane e persecuzione delle persone migranti: Roma inauguri il cambiamento e concretizzi la discontinuità promessa, con umanità ma soprattutto in rispetto dei diritti”. E’ la sintesi della lettera che gli attivisti del Baobab Experience hanno rivolto alla prima cittadina di Roma per chiedere un cambio di marcia rispetto alle politiche dell’accoglienza in città.

“Alla Sindaca Virginia Raggi, all’Assessora alle politiche sociali Veronica Mammì. Chi scrive è un gruppo di donne e uomini che, da più di quattro anni, ha deciso di rimboccarsi le maniche e di fare quello che di più naturale appartiene alla natura umana: aiutare chi è in difficoltà. Vi indirizziamo questa lettera aperta perché quello che accade a Piazzale Spadolini, lato est della stazione Tiburtina, è inaccettabile per qualsiasi donna o uomo attraversi la nostra città. Dopo lo sgombero del campo informale di Piazzale Maslax, il parcheggio di proprietà di Ferrovie dello Stato dove centinaia di migranti avevano trovato un rifugio e i servizi di accoglienza e inclusione offerti dalla nostra associazione, abbiamo assistito a continue identificazioni delle persone costrette a dormire in strada. Operazioni di polizia condotte con uno spropositato dispiegamento di forze e, cosa ancora più grave, caratterizzate da profilazione razziale – spiegano i volontari dell’associazione che da anni assiste i migranti a Roma – Dal 13 novembre 2018, giorno dello sgombero, abbiamo continuato a fornire supporto a oltre 540 persone che, in assenza di una struttura dedicata ma anche di un approccio sistematico alle criticità di chi migra, sono state costrette ad arrangiarsi, accampandosi, almeno per la notte, proprio di fronte all’accesso della stazione Tiburtina. Persone senza casa, senza reddito, in lunga ed estenuante attesa dell’attivazione o dello svolgimento delle procedure per i documenti, cui sono state sottratte le poche cose in loro possesso. Durante le identificazioni, infatti, abbiamo assistito anche al sequestro e alla distruzione di beni personali, insieme a coperte e vestiario donato dalla cittadinanza. Una situazione vergognosa e paradossale il cui culmine è stato raggiunto a marzo, quando i fermati, costretti poi a trascorrere un’intera giornata negli uffici di Via Patini, erano gli stessi che fino a qualche minuto prima avevano dormito all’interno della Stazione Tiburtina, ospitati nel “Piano Freddo” del Comune di Roma: una vera e propria trappola per persone disperate”.
Ed ancora: “Perché tanto accanimento, tanta ferocia?”, ci chiedono. Noi, a questa domanda, non sappiamo più rispondere. La giriamo a voi che siete al governo della città, a voi che avete fatto vostri i motti “Uno vale uno” e “Nessuno sarà lasciato indietro”. Quello che vediamo, purtroppo, è che in questa città qualcuno vale meno di zero e chi rimane indietro, non solo non viene aiutato, ma addirittura vessato e perseguitato. Prima dello sgombero di Piazzale Maslax abbiamo indirizzato alla vostra attenzione e a quella di Ferrovie dello Stato una lettera aperta per la creazione di uno spazio che garantisca dignità ai migranti lasciati in strada, supportata da quasi 50 mila firme raccolte  su Change.org/Accogliamo. Nulla ci è stato risposto, nulla è stato offerto a queste persone, fosse stato anche solo un rifugio notturno asciutto e al riparo dal freddo. Oggi sono in 60 ancora costretti a dormire in strada.

E poi conclude la lettera di Baobab: “Vi chiediamo di riaprire con la massima urgenza un tavolo operativo per trovare soluzioni concrete ed efficaci, perché le condizioni attuali non permettono ulteriori rinvii. Vi chiediamo di cambiare, insieme e una volta per tutte, l’approccio dell’accoglienza istituzionale, le cui mancanze degradano e offendono la dignità di migliaia di persone e hanno reso questa città, madre originaria del diritto d’asilo, non solo ogni giorno più intollerante e disumana, ma anche colpevole della violazione dei diritti umani”.

- fonte: la Repubblica

 

NO ALLA GUERRA! SOSTENIAMO LA RESISTENZA KURDA!

*NO ALLA GUERRA! SOSTENIAMO LA RESISTENZA KURDA! *

La Casa Bianca ha dato il via libera e la Turchia si prepara ad invadere la
Siria settentrionale.

Il regime fascista turco di Erdogan, sconfitto alle ultime elezioni e
segnato dalla crisi economica crescente, cerca di reagire alle difficoltà
utilizzando l’arma del nazionalismo e della guerra contro i kurdi per
recuperare consensi e mettere fine all’esperienza che si sta sviluppando in
Rojava.

L’invasione del Rojava e della Siria del Nord scatenerà nuovamente la
guerra in quei territori. Il Medio Oriente continua ad essere al centro
dello scontro e dell’attenzione degli stati capitalisti e imperialisti, che
cercano attraverso la guerra di espandere i propri interessi. E per fare
questo, tutti gli attori regionali ed internazionali coinvolti, dagli USA
alla Russia, dall’Iran alla Unione Europea, sono ben disposti a lasciare
che la Turchia continui la sua guerra al movimento kurdo, dentro e fuori
dai confini del paese, attraverso politiche di repressione, sostituzione
etnica e di aperto sostegno a ciò che resta delle milizie jihadiste in
Siria. Mentre Ankara continua ad utilizzare il ricatto dei profughi e
dell’invasione migratoria come arma contro l’Unione Europea..

Come sta facendo da oltre 40 anni, il movimento kurdo non si arrenderà.
Attraverso il PKK le YPG e le YPJ fà sapere che non ha intenzione di cedere
alle minacce e in caso di occupazione turca difenderà il proprio territorio
e resisterà come ancora resiste in Turchia, sulle montagne del Kurdistan e
nell’enclave di Afrin.

La loro determinazione deve essere anche la nostra e darci l’esempio!

Come militanti internazionalisti continueremo ad opporci alle politiche di
guerra e sfruttamento che i nostri governi sostengono direttamente anche
quando in maniera ipocrita elogiano i kurdi per il loro contributo
fondamentale nella lotta contro l’ISIS.

Continueremo a sostenere il movimento kurdo ed il suo progetto di
liberazione fondato su anticapitalismo, emancipazione di genere, ecologismo
ed abbattimento delle frontiere nazionali, etniche e religiose!

Continueremo ad essere attivi nella solidarietà, portando con noi l’esempio
di Lorenzo Orso Tekosher, giovane internazionalista morto combattendo in
Rojava e sostenendo con ancor più forza i compagni e le compagne di Orso,
perché la loro lotta è anche la nostra.

*Raccogliendo l’appello delle organizzazioni kurde , invitiamo tutti/e a
manifestare contro la guerra e a sostegno della resistenza kurda in Rojava
a partire dal primo appuntamento*

*A Firenze GIOVEDI’ 10 OTTOBRE – alle ore 18.00 – in Piazza Santa Maria
Novella per raggiungere insieme il Consolato USA*

*Assemblea fiorentina per il Kurdistan*