Nuova strage a Kobane

In primo piano

1 novembre 2018  di: Stefania Battistini e Ivan Grozny

Da Kobane in queste ore arrivano video molto simili a quando la città siriana in mano ai curdi veniva attaccata da Isis. Questa volta però le bombe sono sganciate dalla Turchia, il secondo esercito della Nato. Dopo Afrin, Erdogan viola ancora una volta il diritto internazionale e bombarda i villaggi abitati dai civili. L’obiettivo è colpire l’esercito curdo YPG e YPJ, il primo che ha resistito, combattuto e vinto contro Daesh, sostenuto dalla coalizione internazionale.

Nei video postati dagli abitanti si vede il terreno saltare, si sentono le urla delle persone. Le stesse persone che da tre anni stanno pazientemente ricostruendo tutto ciò che lo Stato islamico aveva distrutto. Con Ivan Compasso Grozny, a giugno, siamo stati a Kobane. A 4 anni dalla devastazione di Isis abbiamo visto la rinascita di una città e della sua gente, dopo il sangue versato. Abbiamo visto muratori ricostruire case e quartieri. Abbiamo visto nuovi ospedali e nuove scuole nate anche grazie ai soldi raccolti dalle fondazione delle donne del Rojava in Germania, Austria, Svizzera, Olanda. Coi finanziamenti della provincia Trento è stato rifatta una scuola per i bimbi rimasti orfani perché Daesh ha ucciso i loro genitori: si chiama l’Arcobaleno di Aylan, il piccolo curdo trovato sulle rive del Bosforo in Turchia, simbolo del dramma dei popoli che sfuggono dalle guerre.

Abbiamo visto le strade tornare a vivere. Fino a mezzanotte donne, uomini, bambini insieme per respirare la libertà ritrovata.

Abbiamo visto il Cimitero dei martiri di Kobane: più di mille combattenti hanno dato la vita per liberare il mondo dal terrorismo di matrice islamista.

Abbiamo visto cosa è diventato concretamente il confederalismo democratico alla base l’organizzazione delle città del Rojava ispirato alle teorie socialiste del filosofo statunitense Murray Bookchin: una democrazia senza Stato, flessibile, multiculturale, anti-monopolistica; laicità, femminismo, ecologismo come pilastri. Abbiamo visto che non sono solo tensioni ideali, ma fatti concreti: la parità di genere e la laicità nel bel mezzo dell’estremismo religioso islamista, l’introduzione del matrimonio civile e l’abolizione della poligamia. Le donne hanno ruoli politici e militari, fanno parte delle forze di sicurezza e gestiscono l’organismo di polizia contro la violenza sessuale.

Abbiamo visto gli sforzi per arrivare a una convivenza pacifica a Mumbij, città multietnica in mano a Isis e liberata ad agosto 2016 dalle truppe del Free Syrian Army (FSA) appoggiate dagli americani. Un anno dopo libere elezioni in cui si è scelto di rappresentare tutte le identità: turcomanni, arabi, circassi, curdi. Quattro etnie, quattro identità, ognuna disegnata sulla bandiera, tutte presenti nell’Assemblea popolare votata dai cittadini. Per la prima volta il modello del confederalismo democratico è a partecipazione araba ed esce dal confine curdo.

Abbiamo visto l’istruzione tornare secolare, cioè laica, le scuole islamiche abolite nei territori riconquistati.

Ora la Turchia sta distruggendo tutto questo. Dopo il vertice di Istanbul tra Germania, Francia, Turchia e Russia, sono iniziati gli attacchi. “La Turchia ha bombardato le aree di confine di Kobanee del Rojava per quattro giorni davanti agli occhi di tutto il mondo – scrive UIKI, l’Ufficio Informazione Kurdistan in Italia – Né la coalizione internazionale contro ISIS né gli Stati che hanno partecipato al vertice di Istanbul hanno preso seriamente posizione contro questi attacchi o hanno condannato lo stato turco”, sottolineando il paradosso di attacchi contemporanei: quelli turchi nel Nord della Siria, quelli di ISIS contro il villaggio di Hejin nell’area di Dêir Er-Zor, uno dei suoi ultimi bastioni. Qui le forze democratiche siriane – con YPG e YPJ come elemento aggregante – continuano a combattere.

Per questo oggi dal Rojava arriva una chiamata d’emergenza all’Europa e all’Occidente. La copresidenza del KCDK-E ha emesso un comunicato in cui si legge: “Il Congresso europeo della Società democratica curda (KCDK-E) fa appello per un’azione urgente ai curdi e ai suoi sostenitori in Europa in seguito agli attacchi dello stato turco contro Kobane. L’esercito turco ha bombardato con armi pesanti i villaggi di Kor Eli e Selim e stanno progettando un massacro. Chiediamo a tutti di organizzare al più presto mobilitazioni a difesa e a sostegno di queste terre che sono costate il sangue di donne, giovani, bambini […]”

Noi come giornalisti abbiamo il dovere di non far passare sotto silenzio questa ennesima strage contraria a ogni norma di diritto internazionale

Un Ponte con Riace

In primo piano

IO STO CON RIACE
No alla chiusura di un’esperienza esemplare di accoglienza e d’inclusione!
No all’arresto di Mimmo Lucano!
La solidarietà non si arresta e non si deporta.

I provvedimenti con cui il Ministro dell’Interno intende chiudere l’esperienza di Riace sono gravissimi e costituiscono un vero e proprio attentato alla vita democratica.
È necessario ed urgente opporsi alla deriva razzista e fascista che sta pervadendo il Paese sotto l’impulso di scelte governative dissennate, come il recente decreto sull’immigrazione, la chiusura dei porti alle navi che salvano i naufraghi, i ripetuti attacchi alle ONG.
Come afferma un documento proveniente da Riace, “nessuna circolare ministeriale con incorporato tentativo di deportazione dei/delle migranti potrà fermare l’esperienza di Riace. La sua criminalizzazione e l’arresto di Mimmo Lucano sono stati il detonatore che ha fatto esplodere l’ansia di libertà, di giustizia sociale, la voglia di ritrovarsi in tante/i in nome dell’umanità, della solidarietà, dell’accoglienza, dell’inclusione, di un’altra idea di società e di mondo”.
Per questo ci ritroviamo giovedì 18/10 alle ore 17,30 al Ponte di Santa Trinita per esprimere la volontà della Firenze solidale di stare con Riace e di dire NO ai provvedimenti governativi che la riguardano.
Solidarietà, antirazzismo, antifascismo sono tre impegni che derivano dai principi costituzionali.
Stare con Riace significa tener fede a questi tre impegni.

Promuove la Rete Antirazzista

Aderiscono:
ANPI, ARCI, Assemblea dei Beni Comuni e dei Diritti, Associaçao Angolana Njinga Mbande, Associazione Progetto Arcobaleno Onlus, CGIL, Comitato “Fermiamo la guerra”, Comitato Firenze Possibile Piero Calamandrei, Comunità delle Piagge, Comunità dell’Isolotto, Comunità Rom, Coordinamento “Basta Morti nel Mediterraneo”, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale – CDC, Diaconia Valdese Fiorentina, Firenze Città Aperta, Firenze Riparte a Sinistra, Giuristi Democratici, L’Altra Europa con Tsipras, Libera, Libere Tutte, Libertà e Giustizia, MDP, Oxfam Firenze, Palazzuolo Strada Aperta, Possibile Aria Nuova, Potere al Popolo, Radio Cora, Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana, Sì Toscana a Sinistra, Rete degli studenti medi, USB.

Nato colpevole

 

l’ultimo libro di Carmelo Musumeci Prodotto e venduto da Amazon

Cosa è successo a Carmelo? A 36 anni è stato arrestato e condannato all’ergastolo ostativo.

Era il 1991. Le accuse: omicidio, associazione mafiosa, delitti contro il patrimonio e spaccio di cocaina.

Carmelo era alla testa della lotta tra i clan che ha infiammato la Versilia tra gli anni Ottanta e Novanta

per il controllo del gioco d’azzardo e dello spaccio. “Nato colpevole” è una riflessione in forma di racconto. È lo sguardo del Carmelo di oggi sul Carmelo bambino, sul Carmelo ragazzo. Carmelo che mette in fila le sofferenze e le azioni che hanno portato all’uomo che è oggi. Scrive Carmelo, senza vergogna, senza vanto, senza compiacimento, con garbo. Descrive l’amore, descrive il dolore, descrive le scelte fatte, il male subito, quello imposto. A tratti la lettura di “Nato colpevole” può essere fastidiosa. Non c’è filtro: se è “facile” leggere di un bambino maltrattato,

meno facile è entrare nella storia di quel bambino che, una volta ragazzo, arriva prende a pugni una donna o a uccidere un uomo.

O, ancora, dell’adolescente che a quindici anni è stato legato a un letto di contenzione per una settimana. Come mi ha detto Carmelo «sono sì nato colpevole, poi io ci ho messo del mio a diventarlo». Ma, anche, ci ha messo del suo a uscire,

a far uscire la sua voce, a esistere. Carmelo è entrato in carcere con la licenza elementare,

all’Asinara ha ripreso gli studi e da autodidatta ha terminato le scuole superiori.

E poi ha conseguito tre lauree: Scienze Giuridiche, Giurisprudenza e Filosofia.

E poi scrive: tanto, di tutto, con tenacia, garbo e coraggio.

(Dalla Prefazione di Francesca Barca) Francesca Barca è giornalista. Dal 2013 è coordinatrice editoriale di AgoraVox Italia.

NI VIVOS NI MUERTOS

Presentazione del libro:

Ni vivos ni muertos
La sparizione forzata in Messico come strategia del terrore.

di Federico Mastrogiovanni

Oltre 30.000 sono le persone scomparse in Messico dal 2006 a oggi.
Desaparecidos dei quali non si sa più niente, a volte ritrovati morti e
orribilmente mutilati, a volte mai denunciati come scomparsi e
sistematicamente mai cercati dalle autorità pubbliche. Che succede in
Messico,un paese democratico che attraversa una fase di incredibile
ascesa della violenza?
Ni vivos ni muertos è un’inchiesta su questo fenomeno e giunge a
formulare una tesi chiara: la sparizione forzata è un crimine, nel quale
sono implicate le istituzioni messicane, che ha l’obiettivo di generare
terrore e annichilire i movimenti di dissidenza e opposizione sociale.

Ore 20 Apericena Offerta Libera
Ore 21 Presentazione con l'autore

Mostra fotografica di Ana Lara Chavez

Ateneo Libertario Borgo Pinti 50r Firenze

Gaza: plastica di riciclo contro armi vietate

 06.04.2018 – Gaza Patrizia Cecconi

Sono le 11,30 in Palestina e tra due ore nella Striscia di Gaza forse si cominceranno a contare morti e feriti tra uomini donne vecchi e bambini che parteciperanno pacificamente alla “grande marcia del ritorno” partita venerdì scorso per “la giornata della terra” e che si concluderà il 15 maggio per la commemorazione della Naqba, ovvero la cacciata dei palestinesi dalle loro terre il 15 maggio del 1948.

Il massacro di venerdì scorso era stato annunciato da Israele senza che nessuna organizzazione internazionale si ponesse legalmente come ostacolo al crimine e al criminale. Quindi Israele, potendo contare “oggettivamente” sul silenzio-assenso dell’ONU e sull’assenso diretto degli Usa e di altri suoi sostenitori, ha raddoppiato e per oggi ha minacciato un’ancor più dura risposta ad una marcia pacifica che chiede soltanto il rispetto delle Risoluzioni Onu che lo stesso Israele calpesta.

Questo Stato coccolato in Occidente nonostante tutto, questo Stato che possiede un altissimo numero di testate nucleari e che, ovviamente, non firma il trattato relativo alla loro messa al bando,  questo Stato il cui esercito usa regolarmente armi vietate, e lo fa anche per reprimere una marcia pacifica, ha minacciato, anzi il termine giusto è “ha garantito” di usare i suoi gas micidiali oltre ai proiettili farfalla ma l’ONU tace e la stampa servile acconsente. Anzi fa di peggio. Strumentalizza, dietro velina israeliana, anche il minimo aiuto che le autorità locali hanno deciso di dare alle famiglie dei martiri definendo questo sostegno a orfani e vedove come un incentivo al terrorismo. Per similitudine si potrebbe dire che il sostegno italiano alle vittime della mafia è un incentivo alla mafia! A volte ci si vergogna di pensare che nel nostro Paese, quello nato da una Resistenza eroica e dolorosa, possa albergare un servilismo come quello dei nostri media main stream  che scade addirittura nel ridicolo oltre che nel sostegno a forme di reale  terrorismo di Stato  come quello regolarmente attuato da Israele contro il popolo palestinese.

Questa marcia però, è bene ribadirlo, è nata dalla volontà popolare di una popolazione sotto assedio. Ha scavalcato le differenze politiche e solo per adesione strumentale alla vulgata israeliana i media seguitano a dire che è stata organizzata da Hamas. Hamas la sostiene così come tutte le organizzazioni politiche, sociali, religiose (compresi i cristiani) e laiche la sostengono. Proprio perché è un’istanza di popolo.

Ma i palestinesi non hanno voci, se non quelle della poca stampa indipendente e quelle dei social per far conoscere la verità. Non hanno neanche strumenti, ma hanno ingegno e così vediamo che oggi hanno raccolto migliaia di vecchi pneumatici per coprirsi con una cortina di fumo dai proiettili-farfalla, micidiali e vietati, che i cecchini gli spareranno contro. “La marcia si farà lo stesso e sarà pacifica e con noi ci saranno i nostri bambini”. Questo hanno detto. Ma come proteggere i bambini dall’inalazione dei micidiali gas israeliani? A Gaza le costose maschere antigas di cui può disporre Israele non ci sono se non in numero ridottissimo e allora ecco che la creatività gazauna usa il riciclo creativo. La settimana scorsa abbiamo visto bambini protetti dall’inalazione dei gas con mascherine sanitarie in cui era inserita una cipolla. Oggi invece, con vecchie bottiglie di plastica, come mostrato nella foto sono state realizzare maschere protettive per i bambini che passeggeranno insieme ai loro genitori e ai loro amici a 700 metri dal border per provare a dire al mondo che la libertà è un bene irrinunciabile. Anche a costo della vita. La stessa che i gazawi amano come poche altre comunità al mondo.

Gaza 6 aprile 2018

 

BOICOTTA IL TURISMO IN TURCHIA!

BOICOTTA IL TURISMO IN TURCHIA!

Perché potresti pensare di visitare la Turchia La Turchia è nota per i suoi pacchetti vacanza poco costosi e per il clima piacevole, le spiagge e i siti storici che risalgono a millenni fa. Perché dovresti evitare di visitare la Turchia La Turchia è diventata sempre più dispotica, con il consolidamento, da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, del proprio potere a seguito di un referendum dalla dubbia legittimità riguardo i poteri presidenziali tenuto nel 2017.

Erdogan ha epurato i ranghi del governo, della magistratura e delle forze armate del paese e la Turchia è diventata la nazione numero uno al mondo per giornalisti imprigionati. Il regime autoritario di Erdogan strumentalizza l’Islam per i propri interessi e ha posto una pressione enorme sulle donne e sulle minoranze etniche e religiose come Aleviti e Yezidi, così come sono la normalità l’antisemitismo e la retorica anticristiana.

I visitatori stranieri potrebbero non sentirsi accolti a braccia aperte, o almeno vedranno istantaneamente un cambiamento di atteggiamento, allorquando dovessero contestare le azioni di Erdogan e della Turchia – agire in tal senso può significare rischiare l’arresto e l’espulsione o anche la detenzione.

Se non vuoi trascorrere il tuo periodo di vacanza insieme a uno dei più malfamati gruppi jihadisti del mondo, dovresti evitare la Turchia La Turchia adesso è un centro di coordinamento per i gruppi jihadisti islamici radicali del Medio Oriente. Per anni, la Turchia ha agito da corridoio principale per combattenti stranieri e rifornimenti diretti allo Stato Islamico (ISIS) e a molti altri gruppi jihadisti in Siria e Iraq.

La Turchia ospita diversi gruppi jihadisti entro i propri confini e questi gruppi mantengono una presenza in diverse città in tutta la Turchia. Le forze armate turche stanno lavorando apertamente e in maniera diretta con vari gruppi jihadisti in Siria per combattere le Forze Democratiche Siriane (SDF), un alleato-chiave locale della Coalizione Globale contro l’ISIS. I tuoi soldi da turista saranno usati per finanziare gli sforzi per terrorizzare i più attivi avversari dell’ISIS La Turchia ha rinnovato la propria campagna militare e politica di negazione e oppressione contro i curdi.

Oltre ad aver imprigionato migliaia di giornalisti, sindaci, capi di partito, insegnanti, artisti e attivisti per i diritti delle donne curdi, la Turchia ha scatenato tutta la potenza del suo apparato militare contro le aree a maggioranza curda, tra cui Nusaybin, Cizre e Sur, storico distretto di Diyarbakir, senza mostrare alcun riguardo nei confronti delle vite dei civili. Secondo l’ONU, è possibile che siano stati sfollati più di 1 milione di civili nella guerra sanguinaria dello stato contro i curdi in Turchia. Oltre a colpire i curdi all’interno della Turchia, l’esercito turco attacca regolarmente le aree curde in Iraq e Siria – cercando di distruggere quello stesso popolo che è l’avversario più fiero dell’ISIS, che ha resistito coraggiosamente e sconfitto l’ISIS per anni.

La resistenza del popolo curdo ha indebolito significativamente l’ISIS, il quale minaccia il Medio Oriente e l’Europa, con grande delusione da parte della Turchia. Bilancio militare per il 2018 aumentato del 41% Il governo dell’AKP ha approvato un aumento del 41% del bilancio militare nel corso di un periodo di solo un anno, fissando il budget per la difesa e la sicurezza per il 2018 in 92,7 miliardi di lire turche.

Questo bilancio rappresenta chiaramente il desiderio di perpetuare i conflitti esistenti e iniziarne di nuovi nel corso del prossimo anno. Erdogan ha bisogno di più denaro per la sua guerra È ovvio che le entrate turistiche sono necessarie come componente principale dei finanziamenti per l’aumento delle spese militari e paramilitari (p. es. ISIS, al Qaeda e altri gruppi jihadisti). Il turismo è una delle più grandi fonti di entrate per la Turchia, che attualmente si colloca al sesto posto delle mete turistiche mondiali, attirando più di 30 milioni di turisti ogni anno. Lo scorso anno, le entrate turistiche della Turchia sono state stimate in oltre 25 miliardi di dollari e, nei piani di Erdogan, si prevede che aumentino a 86 miliardi. Il denaro speso per le vacanze in Turchia sarà inserito nel budget militare, trasformato in missili, gas lacrimogeno, carri armati e cecchini.

Il tuo denaro da turista non sarà usato per costruire una Turchia migliore, sarà impiegato per finanziare la macchina da guerra turca e aiutare gli alleati jihadisti della Turchia – sarà usato per alimentare le fiamme della guerra nel Medio Oriente e rendere la crisi dei rifugiati ancora peggiore. La Turchia sta conducendo aggressivamente una campagna militare per destabilizzare la Siria e rafforzare i gruppi jihadisti le cui mire non sono limitate al Medio Oriente.

I recenti attacchi della Turchia e l’invasione contro Afrin, cantone della Federazione Democratica della Siria Settentrionale, parte dello stato sovrano della Siria, sono un’aggressione che viola il diritto internazionale. Il denaro che hai guadagnato con fatica non dovrebbe contribuire alla strategia di Erdogan di pulizia etnica contro bambine e bambini, donne e uomini! Non passare le tue vacanze in Turchia!