«Restate a casa» dicono.

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«Restate a casa» dicono.  Ma se la casa non ce l’ho?

Ogni giorno, da molti giorni ormai, a tutte le ore in televisione, nelle radio, sui social si susseguono raccomandazioni, appelli, regole da mantenere e hastag che invitano a restare a casa per limitare e bloccare il COVID19. Bene, ma per chi una casa non ce l’ha? In Italia ci sono oltre 55 mila persone che vivono per strada.

Sono più di 55 mila le persone senza dimora  che vivono per strada nella paura di farsi vedere o visitare. Una enorme fetta di popolazione che, oltre a tutti i disagi di una vita difficile, subisce ora una ulteriore emergenza e rischia pure di diffonderla: con la chiusura dei centri d’accoglienza non possono rispettare le regole igieniche e il “restiamo a casa” per il quale vengono multati. La onlus “Avvocato di strada” e la fio.PSD lanciano il loro appello per la tutela e la messa in sicurezza dei senzatetto italiani.

Ogni giorno, da molti giorni ormai, a tutte le ore in televisione, nelle radio, sui social si susseguono raccomandazioni, appelli, regole da mantenere e hastag che invitano a restare a casa per limitare e bloccare il COVID19.

Bene, ma per chi una casa non ce l’ha? In Italia ci sono oltre 55 mila persone che vivono per strada. Una cifra enorme che è aumentata negli ultimi tempi per effetto dei decreti sicurezza, voluti dall’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini e dal Governo giallo verde, che ha messo fuori dalla porta migliaia di stranieri espulsi dai centri d’accoglienza e dagli Sprar.

I senzatetto sono una importante fetta di popolazione che oltre i quotidiani disagi di una vita difficile, oggi si trovano a fronteggiare a “petto nudo” il virus di inizio millennio, che ha già mietuto centinaia di vittime nel Paese, con il rischio di essere loro stessi degli strumenti di contaminazione.

In alcuni comuni le autorità non si stanno interessando dei protocolli per la gestione delle persone in strada: presi dal rispetto dei decreti emanati dal Presidente Conte hanno fatto chiudere centri di accoglienza con la conseguenza  dell’interruzione di alcuni servizi igienici quali docce e distribuzione di indumenti e di ambulatori.  Un vero paradosso se pensiamo che una delle raccomandazioni principali per difenrsi dal contagio è quella di lavarsi spesso le mani. Come fanno a lavarsi spesso le mani con sapone o gel a base alcolica se non hanno un posto dove farlo?

Molte delle realtà  associative che si dedicano al miglioramento delle condizioni di vita  dei senza fissa dimora, con l’attuazione dei vari Decreti, ha dovuto modificare i servizi facendo accedere alla mensa poche persone per volta, fornendo pasti da asporto, spesso pasti non caldi, da mangiare fuori dalle strutture.

In alcune città i dormitori sono aperti tutto il giorno, per invogliare gli ospiti a non andare per strada. A Termoli, in Molise, è stata allestita come dormitorio la palestra di una scuola media (nella foto): 15/20 posti letto per questo periodo di ‘quarantena’. Una iniziativa, concordata tra il sindaco Francesco Roberti e le associazioni di volontariato della città, che ha l’obiettivo di liberare i posti letto della locale sezione della Misericordia, luogo in cui solitamente si recano a dormire i senzatetto termolesi, per eventuali bisogni medico sanitari legati al Coronavirus.

Ma non solo: la mattina gli ospiti si recano per la colazione nei locali dell’associazione ‘La Città Invisibile’, dove hanno anche la possibilità di fare una doccia e di lavare i propri abiti. A pranzo si recano alla mensa della locale sezione della Caritas. Alle 16, dopo essere stata pulita e igienizzata, riapre la palestra dormitorio dove non solo tornano per dormire ma anche per cenare. Un vero percorso solidale con l’intento di tutelare il più possibile i senzatetto. Una solidarietà partecipativa e partecipata:  tante le  attività commerciali che si trovano sul territorio  hanno donato e consegnato ogni genere di materiale, dagli alimenti ai prodotti igienizzanizzanti e di pulizia del corpo,  alle associazioni di volontariato affinché lo utilizzino per i più poveri della città.

Ma nella stragrande maggioranza della città non è così. A Bolzano, ad esempio, i centri chiudono alle 11:00 dopodiché il cloachard, con tutte le strutture chiuse, è costretto a “pascolare” per strada. Cosa fare? In tempi strettissimi tutte le associazioni hanno riorganizzato completamente il loro servizio, cercando di contenere al massimo le frustrazioni e le paure degli operatori e degli ospiti: sono state redatte indicazioni scritte per volontari, ospiti e operatori; sono stati acquistati contenitori monouso a norma per la somministrazione di alimenti caldi, messo a punto la logistica di distribuzione dei sacchetti e formato i volontari. Ma non basta perchè con la maggioranza dei centri diurni chiusi, molti cloachard sono per strada. Ed è qui che scatta la seconda beffa per i senzatetto.

Accusati di non rispettare l’ordinanza del “restate a casa” vengono multati, secondo il DPCM del Presidente Conte, dalle forze dell’ordine. È già accaduto a Milano, Modena, Verona, Siena, Roma e in tante altre città. Una vera vergogna per la onlus ‘Avvocato di Strada’: «Siamo a lavoro per chiedere le archiviazioni delle denunce ma intanto continuiamo a porre la nostra domanda. Come fanno a restare a casa le persone che una casa non ce l’hanno?».

L’associazione ha scritto e inviato un appello, a firma del presidente Antonio Mumolo e di altri 60 avvocati, al premier Conte, ai presidenti di regione e ai sindaci: «Si tratta di persone che sono diventate talmente povere da finire in strada ed oggi non possono rispettare le ordinanze e decreti previsti dall’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, tanto da essere addirittura incriminate perché vengono trovate in giro senza giustificazione. Queste persone sono costrette a vivere in strada perché fino ad oggi pochi si interessavano di loro e perché le risorse destinate ai servizi di primaria assistenza e all’emergenza abitativa erano poche o inesistenti.

Adesso però non si può più far finta di nulla – si legge nell’appello – Bisogna occuparsi, e in fretta, di chi non ha un tetto sulla testa ed è costretto a vagare per le città. Diciamo da più di 20 anni che chi vive in strada ha bisogno di una casa e di una residenza per potersi curare ma oggi, ai tempi del coronavirus, queste necessità assumono una drammatica urgenza. Ad aggiungere un carico su una situazione già paradossale stanno iniziando a fioccare i verbali redatti ai senza tetto”. Abolizione e archiviazione dei verbali redatti e “prolungare l’apertura delle strutture utilizzate per ricoverare d’inverno le persone senza dimora; velocizzare le procedure per iscrivere queste persone nelle liste anagrafiche in modo da poterle anche monitorare dal punto di vista sanitario”.

Queste le richieste della onlus “Avvocato di Strada” a cui si aggiunge quella della fio.PSD, Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora, una associazione che persegue finalità di solidarietà sociale nell’ambito della grave emarginazione adulta e delle persone senza dimora, alle istituzioni competenti: ”prevedere dei protocolli di intervento e misure preventive soprattutto per i servizi bassa soglia. Un dispiegamento di forze professionali (unità mobili socio-sanitarie) in strada e presso i servizi per applicare misure preventive di screening, per evitare contagi e diffusioni del virus che in condizioni di estrema vulnerabilità potrebbero essere ancora più rapidi e aggravanti”.

Alessandro Corroppoli

da WordNews

 

Vittorio Cosentino

Bari, il senzatetto trovato morto nell’ex Rossani era un attore di strada e tra i fondatori del teatro Kismet

Amava portare il teatro tra la gente, per strada. Dal Macbeth di Shakespeare all’Avaro di Molière. In tanti lo ricordano per via Sparano, col suo Teatro Aperto

di GINO MARTINA

Vittorio Cosentino lo si notava sempre. In ogni assemblea pubblica o appuntamento culturale cui partecipava a Bari diceva la sua. Irriducibile, sempre argomentando. È morto per un malore a 69 anni lì dove aveva trovato dimora, nell’ex Caserma Rossani, occupata gli anni scorsi da un collettivo cui aveva partecipato convintamente e da cui non si è mai allontanato. Vittorio Cosentino era un attore e un intellettuale.

È stato tra i fondatori del collettivo Kismet, da cui è nato il teatro e il laboratorio di prosa più attivo della regione. Amava portare il teatro tra la gente, per strada. Dal Macbeth di Shakespeare all’Avaro di Molière. In tanti lo ricordano per via Sparano, col suo Teatro Aperto.

In un’intervista rilasciata due anni fa sulla rivista napoletana Mar dei Sargassi raccontava di aver fatto il ’68 all’Università di Bari, di aver partecipato all’occupazione dell’ateneo, all’epoca ancora intitolato a Benito Mussolini. “Occupammo la casa dello studente e un centro culturale abbandonato, il Santa Teresa dei Maschi. Cominciammo a farlo funzionare come cinema e teatro, è lì che nacquero la mia vita sul palcoscenico, dopo esperienze di recitazione amatoriale, e il Teatro Osservatorio. Chiamammo un regista di Milano, Carlo Formigoni, specializzato nell’opera di Bertolt Brecht e insieme fondammo un gruppo, il Kismet, che ancora esiste. Girammo tutta l’Europa e anche in Israele. Lavorammo, poi, all’Amleto e lo portammo al festival di Sant’Arcangelo di Romagna. In seguito, il Kismet cominciò ad andarmi stretto e fondai il collettivo Teatro Aperto. Qui iniziò la mia ricerca”.

Calabrese originario della provincia di Cosenza, fece parte del collettivo degli studenti fuorisede e dei movimenti che animarono quegli anni Bari vecchia, per poi portare la propria esperienza culturale in giro per la Puglia. In questi ultimi anni, si è spesso esibito a Napoli, in piazza Bellini. Il teatro tra la gente, per strada, era ciò che amava fare.
“Vittorio Cosentino – ricorda in un post il regista barese Nico Cirasola – ha condiviso con me momenti magici per Bari e il Sud Italia dalle prime assemblee nelle case dello studente alle manifestazioni del movimento del 1977 fino alla ideazione della cooperativa “Scopa ripara e lucida – la città del sole.
Insieme abbiamo condiviso l’esperienza del Centro sperimentale universitario di cultura Santa Teresa dei Maschi, definita in una indagine sulle regioni del Sud Italia ‘Cuore propulsore della cultura per la Puglia”. Una storia tutta da raccontare. La sua militanza come attore e nella vita sono un esempio di una vita vissuta e non sprecata”.

“L’essenza del teatro è racchiusa in un mistero che si chiama momento presente. Con il teatro noi riusciamo a capire l’essenza del funzionamento del cervello umano. Questa è la magia dello spettacolo. I grandi autori ci fanno capire, in parte come funzioniamo”, ricordano le sue parole proprio dal collettivo della ex Rossani, che gli ha voluto dedicare un lungo messaggio per ringraziarlo.  ”Ci ripeteva sempre che la vera cultura – aggiungono –  si consuma negli spazi liberi e non in quelli assoggettati dalle dinamiche di mercificazione dei grandi teatri che ha sempre ripudiato”.
L’arte e la libertà sono stati il suo insegnamento.
Fonte: La Repubblica

Quali tutele per le persone più vulnerabili?

 

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CORONAVIRUS
Quali tutele per le persone più vulnerabili?
“Decine di migliaia di persone senza fissa dimora e in condizioni di fragilità ed emarginazione restano escluse dalle misure di prevenzione sanitaria per il Coronavirus.”

MEDU ha rivolto un appello al governo e alle autorità sanitarie affinché si prevedano piani d’azione specifici per proteggere i gruppi di popolazione che vivono in condizioni di indigenza e precarietà.Da parte nostra per contribuire alle strategie di contenimento del virus, abbiamo deciso di avviare un intervento urgente di triage medico telefonico per homeless ed insediamenti precari. Verrà inoltre attivato anche un servizio di supporto psicologico. L’intervento si rivolgerà in particolare alle migliaia di persone che vivono negli insediamenti precari nel centro e nelle periferie di Roma, a Firenze, Pistoia e nella Piana di Gioia Tauro in Calabria. In tutti questi luoghi, dove le persone riscontrano spesso grandi difficoltà di accesso al medico di base, operano già da anni le cliniche mobili di MEDU. Nella provincia di Ragusa sarà attivo il servizio di supporto psicologico offerto dal team Medu Sicilia, attivo da 6 anni in quel territorio. L’intervento si svilupperà con l’attiva partecipazione dei gruppi di popolazione assistiti, in particolare tramite il continuo supporto ai promotori di salute e ai focal point sanitari individuati e formati in ciascuna comunità.

Concorso letterario o fotografico 2019 “Firenze – La città accoglie?”

L’ ASSOCIAZIONE PERIFERIE AL CENTRO Onlus, bandisce un concorso letterario e fotografico sulle esperienze di accoglienza in città di qualsiasi tipo (positive o negative). Gli elaborati, in forma di racconto, articolo, poesia o aforisma dovranno essere inviati entro IL 1 GIUGNO 2019 ALL’INDIRIZZO EMAIL: fuoribinarioblog@gmail.com Gli elaborati e le fotografie vincenti saranno pubblicati in un libro della collana FuoriBinarioLibri e possibilmente sarà organizzata una mostra fotografica. La commissione è composta da membri della redazione e da artisti esterni amici di FUORI BINARIO

Gli elaborati non possono superare i 10mila caratteri (spazi inclusi), la partecipazione è gratuita e gli elaborati salvati come .doc, .odt o .rtf vanno inviati per e-mail a fuoribinarioblog@gmail.com con oggetto: Concorso letterario o fotografico 2019 “Firenze – La città accoglie?”, accompagnati da una breve presentazione dell’autore/autrice, mail e recapito telefonico nel corpo della mail. Le foto vanno inviate come .jpg.

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Non fioriere ma opere di bene!

“Un conto per le donazioni ai figli di Idy”

Lo hanno aperto i familiari di Idy ucciso lunedì sul ponte Vespucci

Un conto corrente per fare donazioni ai familiari di Idy Diene, l’ambulante ucciso lunedì scorso su ponte Vespucci da Roberto Pirrone. Lo hanno aperto gli avvocati Sandro Bruni e Luigi De Vito, che assistono i suoi familiari e spiegano: “In memoria del signor Idy Diene, drammaticamente scomparso lunedì scorso, è stato aperto un rapporto di conto presso Poste Italiane intestato al fratello residente in Italia, Aliou Diene, dove tutti coloro che intendano concretamente  aiutare la famiglia di Idy, ed in particolare i suoi dieci figli che vivono in Senegal, potranno effettuare donazioni (con causale “in memoria di Idy”)”. L’Iban è IT48M0760105138259708359713.

Ciao Idy  www.facebook.com/photo

http://www.cronachediordinariorazzismo.org/sabato-10-marzo-a-firenze-in-ricordo-di-idy-diene/

Sono giorni convulsi e difficili a Firenze. Dopo l’omicidio di Idy Diene (ne abbiamo parlato qui), l’ambasciatore del Senegal Mamadou Saliou Diouf arriva in città per chiedere alle autorità italiane giustizia e che venga fatta luce su quanto accaduto lunedì scorso sul ponte Vespucci. A Palazzo Vecchio, incontra il sindaco Dario Nardella, l’assessore all’Integrazione e all’Accoglienza Sara Funaro, il console onorario Eraldo Stefani, la presidente dell’associazione dei senegalesi di Firenze e Circondario Diye Ndiaye e l’imam di Firenze Izzedin Elzir. Nel corso dell’incontro, l’ambasciatore ha chiesto al sindaco che la famiglia di Idy non venga lasciata sola e che le venga data assistenza. Per il momento il sindaco ha espresso la vicinanza della città alla famiglia di Idy e alla comunità senegalese, assicurando che il Comune continuerà ad assisterla come ha sempre fatto. Nardella ha poi annunciato che il Comune si costituirà parte civile accanto alla famiglia per seguire il processo e che a Firenze, il giorno dei suoi funerali in Senegal, si terrà una cerimonia pubblica in suo ricordo alla presenza dei rappresentanti delle comunità religiose, delle organizzazioni lavorative e imprenditoriali e della cittadinanza.

Tuttavia accade anche che la Questura neghi il movente razzista per le indagini, l’Amministrazione Comunale neghi il lutto cittadino e il Comitato per l’ordine pubblico della Prefettura per diverse ore abbia negato l’autorizzazione alla manifestazione pubblica che la comunità senegalese ha organizzato per sabato 10 marzo, con il raduno a partire dalle ore 14,30 in piazza Santa Maria Novella, e partenza del corteo alle 15.

La comunità senegalese di Firenze, nel frattempo, si autotassa per riacquistare le fioriere spaccate lunedì sera in via Calzaiuoli. «Ci vergogniamo per ciò che è accaduto — dicono dall’associazione — Chi ha commesso quegli atti vandalici non ama questa città e va punito. Il dolore non giustifica la violenza e il nostro è un popolo pacifico». Una volta terminata la raccolta, affermano, il denaro verrà consegnato nelle mani del sindaco Dario Nardella.

Intanto, Rokhaya Mbengue, moglie di Idy, ha preferito tornare nella sua vecchia casa di Pontedera, quella dove ha vissuto a lungo col fratello e alcune amiche. Qui è attorniata e protetta dall’affetto di centinaia di senegalesi. Intanto, Diye Ndyaie, la presidente dell’associazione dei senegalesi del territorio fiorentino e presidente di Fasi, la Federazione delle associazioni Senegalesi in Italia, ha confermato la manifestazione di sabato: “Sarà una manifestazione apartitica, apolitica, un grande evento di pace e fratellanza, per tutti, per le famiglie, per i bambini. Esattamente come quello che ci fu nel 2011, dopo la morte di Samb Modou e Diop Mor”.

Sabato 10 marzo si terranno altre tre manifestazioni antirazziste: a Napoli, da Piazza Garibaldi alle ore 9, a Benevento, da Piazza Risorgimento alle ore 10, e a Caserta,  dal centro sociale verso via Mazzini alle ore 16.

Un conto corrente per sostenere la famiglia di Idy Diene è stato aperto dagli avvocati Luigi De Vito e Sandro Bruni, che assistono i familiari della vittima. Il conto, spiegano gli avvocati, è stato attivato con Poste italiane ed intestato al fratello residente in Italia, Aliou Diene: “Tutti coloro che intendano concretamente aiutare la famiglia di Idy, ed in particolare i suoi dieci figli che vivono in Senegal, potranno effettuare donazioni (con causale ‘in memoria di Idy’ – IBAN IT48M0760105138259708359713)”.

EMERGENZA FREDDO 2018

03 Febbraio 2018

L’assessore al Welfare fa appello ai fiorentini invitandoli a segnalare chi dorme per strada

Continua il servizio di accoglienza invernale dei senza fissa dimora attivato il 1° dicembre scorso dall’assessorato al Welfare presso le Foresterie Pertini e del Fuligno e l’Accoglienza Salesiani di via Gioberti.

Il servizio consiste nell’offrire un’attività di pronta accoglienza notturna destinata a cittadini italiani e stranieri, uomini maggiorenni, donne sole e con bambini, residenti o non nel comune di Firenze, in possesso di un documento di riconoscimento. Confermando la scelta fatta negli anni scorsi, agli ospiti non viene fornita solo l’accoglienza notturna, ma vengono serviti anche il pasto serale e la prima colazione.

Al calare della sera, poi, diventano operative le unità di strada impegnate a distribuire coperte, bevande e pasti caldi alle persone che sono al freddo, rispondendo così a situazioni di emergenza insieme agli operatori presenti presso le diverse strutture di accoglienza.

Con l’arrivo del freddo l’assessore al Welfare fa l’appello ai fiorentini, invitandoli a segnalare chi dorme per strada. Perché, come spiega l’assessore, è anche grazie ai messaggi dei cittadini che si possono aiutare le persone ad andare in un posto caldo dove trascorrere la notte, evitando così di stare fuori all’addiaccio. L’assessore, inoltre, ringrazia le associazioni, le unità di strada e i volontari che da più di due mesi stanno prestando aiuto alle persone in difficoltà.

Le segnalazioni all’assessorato al Welfare posso essere fatte dal lunedì al venerdì, inviando una e-mail all’indirizzo assessore.funaro@comune.fi.it oppure telefonando, in orario di ufficio fino alle 18, al numero 055-2769141.

Dalle 18 e nel week end è necessario chiamare la Foresteria Pertini allo 055-6533117, che può essere chiamata anche durante la settimana h24. (fp)

 

Periferie al Centro: ma non è Fuori Binario, è la Festa del Pd…

 Periferie al Centro: ma non è Fuori Binario, è la Festa del Pd…

periferie

Di seguito il comunicato dell’associazione Periferie al Centro creatrice della testata FUORI BINARIO, giornale di strada delle persone senza fissa dimora di Firenze, che si è ‘ritrovata’ ad avere lo stesso nome del titolo dato all’edizione di quest’anno della Festa dell’Unità che apre stasera alle Cascine. Ascolta l’intervista a Maria Pia Passigli, ideatrice e anima di Fuori Binario.

Fa abbastanza effetto leggere sullo striscione all’ingresso della festa dell’unità a Firenze “Periferie al centro”: è il nome della nostra Associazione, fondata nel 1995, il cui scopo, oltre alla realizzazione del giornale “Fuori Binario”, è lo stabilire un rapporto col disagio crescente della città attraverso la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui temi dell’emarginazione sociale, promuovendo progetti di reinserimento e riabilitazione, stimolando il confronto tra le realtà associative e le istituzioni, nonché il formare una rete capace di sorvegliare che i diritti di tutti i cittadini, senza dimora ed extracomunitari, siano rispettati.

In tutti questi anni abbiamo cercato di dar voce a chi voce non ha e vedere il nostro nome associato a un partito politico che in questi anni ha fatto di tutto fuorché avvicinare le “periferie”, cioè le persone più svantaggiate, al “centro”… … 

Questo accade in città nell’ambito di una manifestazione che ormai da tempo ha perso il suo significato iniziale di unità  e resta solo una vetrina  costruita sulla bramosia politica di arrivismo al di là del bene comune… beh, non ci piace.”

 

Associazione Periferie al Centro

(audio) Ascolta l’intervista a Maria Pia Passigli

fonte: controradio Chiara Brilli http://www.controradio.it/periferie-al-centro-non-binario-la-festa-del-pd/

 

“Via Palazzuolo è casa mia”

Firmiamo per Via Palazzuolo

I nostri amici di Via Palazzuolo, una zona vicino a noi priva di spazi di aggregazione, ci chiedono una mano.
Hanno promosso un progetto da presentare all’Autorità Regionale per la Partecipazione, che ha bisogno di 856 firme di cittadini rigorosamente residenti nel Quartiere 1.

Si può firmare da lunedì 23 a venerdì 27 gennaio presso la Cartoleria Costanza angolo via Sant’Agostino/Via de’ Serragli.

Si tratta di una richiesta ufficiale, non di una petizione, per cui dovete fornire anche gli estremi di un vostro documento e (ripetiamo) dovete essere residenti nel Quartiere 1.

E’ importante che i quartieri si diano una mano a vicenda!

 

“Via Palazzuolo è casa mia”
Promozione di un percorso partecipativo sull’area di Via Palazzuolo.

L’Associazione Anelli Mancanti in partenariato con realtà associative, commerciali e di comitato presenti nell’area di Via Palazzuolo, è promotrice del progetto “Via Palazzuolo è casa mia”.
Obiettivo principale del progetto è quello di ricostruire il tessuto associativo, di residenti e commercianti del quartiere, attraverso l’attivazione di un percorso di partecipazione ed ascolto e l’organizzazione di attività concrete di rigenerazione sociale ed economica dell’area.

Alcune delle proposte del progetto:

- creazione di uno spazio aggregativo ad uso culturale e sociale
- coinvolgimento dei commercianti attraverso iniziative di promozione territoriale e condivisione di buone pratiche (legalità , raccolta differenziata, etc.)
- avvio di un percorso di creazione di una social street

La proposta progettuale verrà presentata all’Autorità Regionale per la Partecipazione, che finanzia percorsi attivati da cittadini.
A tal fine è necessario presentare insieme alla proposta una raccolta di firme di cittadini residenti nella zona interessata.
In questo caso, saranno necessarie 856 firme di cittadini residenti nel Quartiere 1.
La scadenza del bando è il 31 gennaio.
Se il finanziamento sarà accordato avrà inizio il percorso di partecipazione della durata di 6 mesi. In questo periodo le attività saranno pubblicizzate attraverso una campagna di comunicazione per informare la cittadinanza sul calendario degli appuntamenti e le modalità di partecipazione.

Alla fine del percorso, i risultati verranno condivisi con l’amministrazione comunale e di quartiere.

L’invito è quello di aiutarci nella raccolta firme necessarie a iniziare questo percorso, per avviare un processo virtuoso di ricostruzione di comunità in una zona il cui tessuto sociale è venuto sgretolandosi negli ultimi anni.
In allegato il modulo per la raccolta firme (possono firmare solo i residenti del Quartiere 1, non è ammessa la patente come documento di identità ).

Grazie molte.

Promotori & sostenitori

Anelli Mancanti: associazione di volontariato presente da anni in Via Palazzuolo con una scuola di italiano per cittadini migranti, sportelli di orientamento al lavoro, legale e salute. Vengono inoltre organizzati corsi di lingue, teatro, attività sportive ed eventi che si rivolgono e coinvolgono tutta la cittadinanza, in un’ottica di incontro e conoscenza reciproca.

Palazzuolo Strada Aperta: gruppo antirazzista e solidale, nato nel 2012 sui problemi di Via Palazzuolo e strade vicine in uno spirito di apertura e rispetto, ponendo al centro le persone con le loro storie, i loro diritti inalienabili e il contributo che tutti possono dare al vivere comune. Diffonde un foglio periodico agli abitanti della strada, organizza cene in via Palazzuolo e ogni sabato fa uscire in strada una bicicletta – biblioteca ambulante che presta libri in varie lingue a passanti e residenti.

Caritas: Caritas Firenze è presente in via Palazzuolo con una casa famiglia.

Il Grillo Parlante: centro sociale anziani in Via Palazzuolo

Multiverso: spazio di coworking, via del Porcellana