Lettera aperta agli autisti ATAF


Cari colleghi/e: Ieri si è chiusa la vicenda definita “SCIOPERO SELVAGGIO”, in realtà quella che si è chiusa è stata una battaglia civile. Tutti noi abbiamo capito come all’interno di ATAF negli anni venivano condotte le trattative e come l’informazione fornita ai tranvieri fosse assoggettata ad interessi che a noi non appartenevano. L’azienda siamo noi; noi, tutti i giorni facciamo in modo che essa possa vivere affinché ci possa dare da vivere a noi e le nostre famiglie. Per questo motivo dico che ATAF è nostra e non abbiamo interesse a smantellarla. I soci proprietari, lo sono agli effetti legali; ma senza di noi autisti cosa sarebbe ATAF? Come diceva Eduardo De Filippo “gli esami non finiscono mai” e di questo dobbiamo esserne consapevoli.
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Ci dicevano che il gestore privato avrebbe riorganizzato Ataf- Gestioni per migliorare l’efficienza e offrire un servizio migliore. Pensavano che per far questo, avrebbero presentato un piano industriale, la cui parola d’obbligo fosse “risanamento”.
Invece niente di tutto questo.
Ci sono state mostrate 2 diapositive con dentro due numeri e una parola: 59 autisti e 135 indiretti in ESUBERO. Cifre queste, prese dai Sindacalisti di professione per “oro colato” senza verificare o almeno capirne i criteri. Ma da quelle diapositive era chiaro solo il vero progetto aziendale, il PROFITTO Ataf per loro non è l’azienda che per 76 anni ha fatto trasporto e storia in città, è una scatola vuota, senza significato, da far sparire tranquillamente. Ciò che a loro interessa è accaparrarsi il buono per poi, nei prossimi 6/7 mesi (massimo fine anno), passarci a Cap e Busitalia alle loro normative.
Gli altri, gli “avanzi” e gli “scarti” (impiegati, operai e inidonei) resteranno in attesa di un miracolo salvifico o di una eliminazione definitiva.
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Ataf, la cura di Moretti sono 194 esuberi

Tra i dipendenti che lavorano a terra quasi uno su due perderà il posto di lavoro. Il piano industriale è stato illustrato alle Rsu.

ORA non sono neanche più paure. I numeri parlano crudi e certi. Annunciano quello che si profila come un dramma sociale all’Ataf. Tra i dipendenti che lavorano a terra, che non guidano, quasi uno su due perderà il posto: senza ammortizzatori a attenuare la botta, il contratto di lavoro del trasporto pubblico non li prevede. Lo perderanno anche una sessantina di autisti, anche se c’è la speranza che alcuni di loro, i più giovani, si trasferiscano pur di non perdere il lavoro. I nuovi proprietari (in sostanza le Ferrovie che attraverso Busitalia hanno la quasi totalità di Ataf più Cap e Autogiudovie) hanno ieri illustrato alla rsu il piano industriale. Prima e non discutibile intenzione, dimagrire l’organico. Gli esuberi sono quasi duecento, per l’esattezza 194. I dipendenti di Ataf sono 1.181, devono scendere a 987.
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