Agli zoppi … grucciate!!

È come risvegliarsi da un brutto sogno, purtroppo non è un sogno ma l’amara realtà che circonda la Firenze di oggi.
Il mese di maggio vede la bellezza di 130 esecuzioni FORZATE di sfratto. Un numero impressionante, una realtà che scatena la sua violenza sui ceti PRECARI dell’attuale società; dal numero di sfratti in esecuzione si evince quanto segue:
*Che non è stato concesso neanche un giorno di TREGUA PER LE ELEZIONI, abitudine ordinaria sempre esistita…
*Che il ricorso delle Associazioni delle Grandi e Piccole Proprietà immobiliari per qualche fortunato in attesa di casa popolare è stato accolto dal sempre più pericoloso Tribunale di Firenze, e quindi anche i pochi fortunati in attesa di edilizia pubblica devono aspettare fuori casa…
*Che il Comune di Firenze e le politiche governative in materia di edilizia sociale dovrebbero dichiarare il completo FALLIMENTO in materia di protezione degli abitanti colpiti dalla crisi con tanto di cartelli appesi ai vari Uffici Casa e Servizi Sociali sempre più inutili…
Intanto il quadro nazionale vede la prosecuzione della guerra contro il movimento per il diritto all’abitare con continui sgomberi di stabili occupati e l’avvio dell’applicazione dell’art. 5, per esempio a Firenze gli uffici non accettano più le RESIDENZE negli stabili occupati.
Un labirinto dal quale si esce unicamente raddoppiando lo sforzo di lotta e solidarietà tra eguali, di riappropriazione del DIRITTO A VIVERE, esercitando RABBIA E ORGANIZZAZIONE contro i troppi nemici che ci circondano.

SABATO 17 MAGGIO ORE 15,30
CONTRO LE POLITICHE DI MASSACRO SOCIALE E PER IL DIRITTO ALLA CASA …
TUTTE E TUTTI IN PIAZZA SAN MARCO

IL MOVIMENTO DI LOTTA PER LA CASA

Basta con le persone senza casa e le case senza persone

Mercoledi 16 aprile 2014, in Via dei Pilastri 30, si è presentata la forza pubblica per sfrattare una famiglia dalla propria casa, in cui vive da 35 anni.
Vogliamo raccontare questa storia, non per vittimismo o protagonismo, ma perché le logiche e le prassi sociali neo-liberiste e neo-liberali ci vogliono far credere di essere individui e famiglie isolati e soli, ognuno con la propria storia di fallimenti e successi, carica di responsabilità e colpe individuali.
Noi la pensiamo diversamente e crediamo nell’importanza di condividere quello che ci è successo, sicuri di non essere gli unici a cui banche e legalità capitalista hanno tolto, se non tutto, qualcosa di imprescindibile come la casa e di conseguenza il quartiere, con la rete sociale e relazioni umane ad esso legate.
Questa è la storia di una bottega artigiana come ce n’erano tante a Firenze. Per gli alti costi dei materiali e come è in uso nelle piccole imprese individuali senza capitale iniziale, la bottega lavorava attraverso scoperti di conto corrente per acquistare le materie prime, restituendo poi il dovuto dopo la vendita del prodotto lavorato e finito con i dovuti interessi (non proprio spiccioli). Alla fine degli anni ’80 iniziano un pò di difficoltà nella restituzione degli interessi sugli scoperti e l’artigiano, consigliato dalle banche di cui era cliente solvente da anni, contrae un mutuo per estinguere il mutuo residuo sulla casa e coprire parte degli scoperti di conto.
Sempre consigliato dai funzionari bancari, che dovrebbero svolgere il ruolo di consulenti economici, contrae un “vantaggiosissimo” mutuo in ECU (European Currency Unit), la moneta virtuale comune della Comunità Europea. Il suddetto mutuo prevedeva come garanzie casa e bottega (cioè TUTTO), un tasso d’interesse che oscillava tra il 18 e il 24%, soggetto alla pratica dell’anatocismo. Per chi non fosse familiare col termine l’anatocismo, o tasso d’interesse composto, prevede la ricapitalizzazione degli interessi ogni 3 mesi anche su rate regolarmente pagate, che vanno così a far parte del capitale iniziale per generare essi stessi interessi. In parole povere interessi sugli interessi.
Tra il 1988 e il 1992, nonostante il catastrofico tasso d’interesse, le rate vengono regolarmente pagate. Come molti sapranno, a seguito di un attacco speculativo sui mercati finanziari nel 1992 Italia e Gran Bretagna sono costrette ad abbandonare il Sistema Monetario Europeo di cambi fissi e la lira viene pesantemente svalutata; il debito denominato in ECU semplicemente lievita. Dopo altri 4 anni di sforzi e dopo aver restituito più soldi di quanti ne avesse presi in prestito, nel 1996 l’artigiano si vede arrivare i decreti ingiuntivi. Naturalmente alla vicenda non è applicabile retroattivamente la Legge anti-usura (108/96) approvata quello stesso anno, e l’indagine della magistratura per usura bancaria si conclude con un nulla di fatto. Nel 2000 ha inizio il procedimento esecutivo e vengono messe all’asta le proprietà dell’artigiano e della sua famiglia. Per fortuna la bottega non suscita molto interesse e nessuno se la compra, ma la casa attira l’attenzione di speculatori vari e se l’accaparra, per meno della metà del suo valore di mercato, la società SIRAH s.r.l., di proprietà di Mario Razzanelli, attuale consigliere comunale in quota Lega Nord e attualmente in campagna elettorale a sostegno del candidato di Forza Italia. Per possibili irregolarità nell’asta, incerte interpretazioni giurisprudenziali e svariate battaglie legali il decreto di trasferimento della proprietà della casa non arriva fino al 2012. (Così chi pensava di aver fatto un grande affare sulle disgrazie altrui almeno stavolta non ha avuto vita facile).
Ed è questa, in sintesi, la storia di come un artigiano, un lavoratore senza conoscenze finanziarie la cui colpa è stata quella di essersi fidato troppo dei funzionari delle banche e della retorica dell’indebitamento, dopo aver ingrassato le banche (Cassa di Risparmio di Firenze, Monte dei Paschi di Siena e Banca Toscana) per quasi vent’anni pagando regolarmente i loro assurdi tassi d’interesse oggi considerati illegali, si ritrova con la Forza Pubblica (che difende interessi privati) alla porta.
Oltretutto i tempi di assegnazione della casa popolare sono imprevedibili, come è incerto dove questa famiglia andrà ad abitare e con regole burocratiche che consiglierebbero di lasciare la casa e aspettare in silenzio, non si sa dove, che il Comune si occupi, non si sa quando, di assegnare una casa che per legge ti spetta.
Come già detto raccontiamo questa storia, oltre che per la solidarietà e la partecipazione alla giornata di resistenza del 16 aprile, perché non crediamo di essere gli unici in una situazione di questo tipo e pensiamo sia il momento di reagire e pretendere il rispetto della dignità dei lavoratori che questa legalità e burocrazia del capitale calpesta ogni giorno.
Per questo ci siamo opposti allo sfratto finché non sarà assegnata una casa a questa famiglia derubata del frutto del proprio lavoro dalle banche e dalla speculazione immobiliare.
Ringraziamo e sosteniamo il Movimento di Lotta per la Casa per essere sul territorio sempre al fianco dei più deboli.

 PCL-Firenze

Figli della stessa rabbia

Da tempo i devastanti effetti della crisi economica si traducono nella vita quotidiana in disperazione e rabbia… Sono migliaia le famiglie che vivono l’incubo della precarietà che trasforma spesso una vita considerata “quasi normale” nella più feroce delle agonie… Sono diventati dodici i suicidi (solo in questo mese…) provocati dall’assenza di lavoro e dall’incubo dell’esecuzione di sfratto. Per molte famiglie, per giovani coppie, per persone sole o con figli a carico il moto della rassegnazione prende corpo in una società fondata sulle diseguaglianze. Tutto questo mentre chi comanda si diletta in un perpetuo litigio che produce più schifo che rabbia… Tutto questo mentre ancora ci dicono che bisogna ridistribuire i sacrifici, per uscire dalla crisi infinita… Ma la realtà è ben diversa. A pagare i costi della crisi sono milioni di uomini e di donne che già vivevano in stato di povertà e precarietà. A Firenze come in tutta Italia assistiamo imperterriti alla quotidiana mattanza degli sfratti, settemila nei prossimi anni (e il dato è stimato per difetto…).
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