UN ALTRO SIGNOR B. UNA STORIA DI ORDINARIA ESCLUSIONE SOCIALE

B. l’ho conosciuto quando aveva 16 anni. Già a quell’età aveva dato i primi segnali di devianza. B., quando era ancora ragazzo ho provato molte volte a cercarlo recandomi direttamente a casa sua, con l’intento di accompagnarlo verso un percorso educativo. Il rapporto è iniziato così, offrendogli semplicemente delle colazioni al bar e parlando insieme, perché sapevo che in quel momento non potevo chiedergli di più. Successivamente, senza successo, ho provato ad inserirlo nei percorsi d’accompagnamento lavorativo all’interno della cooperativa sociale dove lavoro, che per un po’ il ragazzo ha frequentato, per poi dopo alcuni mesi abbandonare definitivamente. Rendendomi conto delle problematiche personali che aveva, riuscii a convincerlo ad accompagnarlo da uno psicologo, ma quest’ultimo da “bravo” dottore, mi riferì semplicemente quello che già sapevo e cioè che B. era affetto da disturbo della condotta, aggiungendo che come medico non poteva fare altro e che il ragazzo doveva autonomamente presentarsi alle sedute, non immaginando che per questi soggetti occorre fare qualcosa di più da quello che prevede rigidamente il rapporto professionale medico – paziente. Ora B., a distanza di anni, è detenuto in carcere a Pistoia. Appena l’ho visto mi ha salutato e abbracciato come se ci trovassimo al bar.
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