Per mare raccogliamo scarpe e rabbia

3 ottobre 2013 at 20:15

Stamattina appena alzato ricevo la telefonata di Alessandra, mia moglie, uscita per accompagnare Abele, nostro figlio, a scuola, la sento sconvolta mi dice che ha incontrato un amico al bar, lo ha avvicinato per dirgli come andava, perche lo aveva visto strano, con una giacca sporca con cui si copriva, come se volesse coprire qualcosa di più grande del suo corpo, Lui guarda Alessandra, dicendogli che ne avevano preso una quarantina, mia moglie gli risponde, che gli faceva piacere, credendo che l’amico parlasse di pesci, ma poi si accorge che c’è qualcosa che non va, e lui comincia a raccontare del suo risveglio in mare sulla barca, con altri amici, un risveglio fatto di urla, e di gente che soffocava in mare, di bambini e donne che con le ultime forze provavano a raggiungere la loro barca. Quaranta ne abbiamo presi. Dopo lei sento Annalisa, Francesca, e gli altri di Askavusa, mentre il telefono sembra impazzito, ricevo molte chiamate da amici, giornalisti, compagni. Al molo trovo Totò e Paolo, con cui stiamo a guardare attoniti, tramortiti, le salme che continuano ad arrivare, ci chiediamo cosa possiamo fare, perche ci sentiamo schiacciati dall’impotenza. Non è la prima volta, che vediamo questo orrore, ma non ci si abitua mai. Dopo circa un’ora il comandante della Guardia Costiera ci dice che se vogliamo possiamo perlustrare con una barca dalla Tabbaccara fino a capo Ponente, ci mettiamo in mare insieme ad un turista di Bergamo che come noi è triste e molto arrabbiato, parliamo in barca, della imminente visita di politici, siamo tutti d’accordo che sarebbe da prenderli e buttarli in mare per qualche ora, perche è da anni che i politici vengono a fare le loro passerelle qui quando trovano l’occasione, ma non hanno mai risolto niente, anzi la situazione si è aggravata, si parla anche delle implicazioni che l’Europa ha nelle varie guerre in Africa, delle produzioni di armi in Europa, della destabilizzazione della Siria e di tutta quell’area.
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