Il trattamento ‘riservato’ dallo Stato italiano agli eritrei, vivi e morti

ANNAMARIA RIVERA – La farsa di Stato, le complicità col regime eritreo, la guerra contro i migranti
arivera1Chi abbia qualche pur vaga nozione di antropologia sa che qualsiasi rito del cordoglio e del lutto è in primo luogo un rito di passaggio. La sua duplice funzione è trascendere l’angoscia della morte e accompagnare il defunto nel viaggio dallo status di cadavere a quello di antenato, in quanto tale reintegrato nel mondo storico dei superstiti, oggetto di memoria, partner di un rapporto sociale basato sullo scambio simbolico.

E’ anzitutto il diritto universale al cordoglio e al lutto che è stato violato con la “farsa di Stato” (la definizione è del sindaco di Agrigento), con la “passerella beffarda” (così don Mosè Zerai) del 21 ottobre ad Agrigento, nonché il principio, elementarmente umano, del rispetto dovuto ai morti e ai superstiti: in tal caso, ai sopravvissuti in senso proprio ma anche ai familiari e ai connazionali delle vittime del proibizionismo. I primi – già segregati in sordidi e affollatissimi centri di “accoglienza” o smistamento e incriminati per immigrazione clandestina – sono stati addirittura esclusi dalla cerimonia ufficiale. Gli altri sono stati vilipesi non solo con il rifiuto di restituire loro le salme dei congiunti, ma soprattutto con la presenza, nella cerimonia ufficiale, dei rappresentanti di quel feroce regime dittatoriale che li perseguita, costringendo i loro cari alla fuga.

A tutto questo i cittadini eritrei della diaspora hanno finalmente deciso di reagire. Per venerdì 25 ottobre, a partire dalle 10, il Coordinamento Eritrea Democratica, con altre associazioni, ha promosso un sit-in a Roma, davanti a Montecitorio, al quale seguiranno una conferenza-stampa e un incontro aperto fino alle 19, al Teatro Valle. Essi intendono protestare contro il modo in cui sono stati trattati, contro la dittatura di Isayas Afeworki, contro le angherie e i taglieggiamenti (soprattutto il tributo del 2% sui redditi della diaspora), imposti col silenzio o la complicità del governo italiano. Non è solo per solidarietà che ci sarebbe doveroso partecipare. E non solo perché gli eritrei avanzano rivendicazioni che condividiamo: corridoi umanitari per il diritto di asilo europeo, modifica radicale della Bossi-Fini, una legge organica sull’asilo, la facoltà di raggiungere i familiari residenti in altri paesi europei.

V’è un’altra ragione che ci coinvolge ancor più direttamente: il comportamento del “nostro” ministro dell’Interno, il quale, come riferisce Fabrizio Gatti, si è addirittura vantato di aver ricevuto i complimenti dell’ambasciatore eritreo. E ciò dopo aver autorizzato, secondo lo stesso Gatti, i servizi segreti dell’ambasciata eritrea a fotografare gli oppositori e i familiari delle vittime nel corso della cerimonia. Non contento, l’indomani, in una trasmissione radiofonica, dopo aver giurato amore e fedeltà al suo capo, “perseguitato dalla Magistratura”, Alfano ha schiumato rabbia verso i contestatori – “i cosiddetti attivisti” – e disprezzo verso i rifugiati – chiamati sempre “costoro” –, riaffermando la linea repressiva e sicuritaria, l’immancabile “prima gli italiani” e la retorica dei “mercanti di morte”.

A tal proposito anche a sinistra sarebbe opportuno chiarirsi le idee. Anzitutto: qualsiasi sistema proibizionista produce attività e reti per il commercio clandestino del bene di cui è interdetta la libera circolazione (che si tratti di alcol, droghe o esseri umani). Ma l’esistenza di filiere criminali non è la causa delle stragi di migranti e rifugiati, bensì un epifenomeno del proibizionismo stesso: sono le norme e le politiche europee sull’immigrazione e l’asilo, con i loro dispositivi politici e militari, a provocare le stragi di migranti e rifugiati. E’ la linea del rifiuto e dei respingimenti che ha favorito la nascita di una vasta economia transfrontaliera sotterranea, costituita da filiere ampie o ristrette, ben strutturate oppure così spontanee da non estendersi oltre la scala della famiglia allargata o del quartiere. In Tunisia, per esempio, è molte volte al livello del quartiere e delle relazioni di prossimità che si organizzano i viaggi “clandestini” verso l’Italia. Non sempre, dunque, c’è bisogno d’immaginare chissà quali vertici mafiosi per comprendere come partano gli harraga.

Non sarà dunque “Mare Nostrum” a fermare i “mercanti di morte”, ché anzi questa operazione, detta militare e umanitaria, potrebbe provocare l’aumento dei costi dei viaggi illegali, la scelta di rotte ancor più pericolose, quindi la moltiplicazione delle vittime. La tanto sbandierata operazione – definita con un ossimoro che promette tragedie e un nome che, come ha scritto Wu Ming 2, puzza di rimosso coloniale – si risolverà in un rafforzamento del controllo delle frontiere. Quanto al “soccorso umanitario”, è probabile che consisterà nel riportare indietro migranti e rifugiati, magari ricacciandoli nell’inferno libico dal quale sono fuggiti.

Per scongiurare tutto questo, v’è un’unica soluzione, realistica e coraggiosa: quella dei corridoi umanitari, avanzata da Melting Pot con l’appoggio di altre associazioni e di numerose personalità. Una proposta rilanciata e articolata in dettaglio dal senatore Luigi Manconi e da Giusi Nicolini, sindaca di Lampedusa e Linosa, nel corso della conferenza-stampa prima del loro incontro con Napolitano. Insomma, per rendere possibili viaggi incruenti e legali verso l’Europa, non v’è altra strada: permettere ai migranti e ai potenziali rifugiati di richiedere un visto temporaneo e la protezione umanitaria nei paesi di partenza o di passaggio, attraverso presidi internazionali dell’Unione europea e degli Stati membri.

Annamaria Rivera

Versione modificata e aggiornata di un articolo sul manifesto del 24 ottobre 2013

(24 ottobre 2013)

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/10/24/annamaria-rivera-la-farsa-di-stato-le-complicita-col-regime-eritreo-la-guerra-umanitaria-contro-i-migranti/

Firenze 6 luglio ore 10 assemblea nazionale immigrazione/antirazzismo

Per far sentire la voce dell’Italia che non si rassegna al razzismo!

 Per esigere una legge sull’immigrazione
che affermi i diritti dei e delle migranti e rifugiati!

 Per il riconoscimento del diritto alla cittadinanza di chi nasce o cresce in Italia!

 Per il diritto di voto a chi risiede e lavora in Italia!

 Assemblea Nazionale a Firenze, 6 luglio 2013

 dalle 10.00  alle 17.00
presso il Dopo lavoro ferroviario in Via Alamanni, 4/A

 per costruire una manifestazione nazionale antirazzista e per i diritti negati

Ancora una volta abbiamo dovuto assistere al ritorno di cori xenofobi e razzisti di vario stampo negli stadi, sui muri delle città, nella stampa, ma anche in seno alle istituzioni della Repubblica. Ancora una volta un episodio di cronaca nera è stato usato per scatenare una campagna di criminalizzazione dell’immigrazione, unico fondo di commercio di una destra xenofoba che non ha più null’altro da offrire. La Ministra Cécile Kyenge anche lei è stata bersaglio di gravi offese ed insulti. Perché nera, perché donna, perché ha rivendicato la pluralità della sua identità, e perché ha scelto di non rimanere in silenzio.

Invece noi crediamo che c’è anche un paese che desidera il cambiamento e che continua a lottare perché quel cambiamento si produca e si affermi il diritto a una vita dignitosa e a un futuro migliore per tutti e tutte.

Crediamo sia necessario far sentire la voce di un paese che rivendica le idee dell’antirazzismo e dell’antifascismo.

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