MONDEGGI: NUOVO ANNO, STESSO COPIONE

A distanza di 4 anni dal precedente (correva l’anno 2014), di nuovo un avviso di asta pubblica pende minaccioso sulla tenuta di Mondeggi.

Il 30 Dicembre 2018, in piena zona Cesarini se si considera l’annualità appena trascorsa, la Città Metropolitana di Firenze ha emanato a sorpresa un bando con cui sancisce per l’ennesima volta la volontà - granitica quanto miope – di alienare in corpo unico la proprietà (villa inclusa).

Non proprio una novità: lo stesso proposito era stato già palesato circa un anno e mezzo fa, nel momento in cui lo stesso ente raccolse manifestazioni di interesse” da parte di soggetti interessati all’acquisto. Manifestazioni che sembrava non avessero avuto seguito, almeno fino ad adesso.

La gravità del passaggio odierno pone in secondo piano ogni possibile interpretazione dell’accaduto. Non ci interessa sapere se pesano sulla Città Metropolitana e sugli amministratori incombenze di bilancio, piuttosto che potenziali procedimenti per danno erariale: l’unico dato dalla evidente valenza consiste nell’aver lanciato formalmente sul mercato una proprietà dei cittadini tutti, nell’aver declassato un bene comune” dall’enorme potenziale sociale a merce, oltretutto di lusso.

E se la “necessità di fare cassa” quale scusa maestra che in tempi di austerità benedice ogni scempio, già cominciava a scricchiolare anni fa a fronte delle continue stime al ribasso susseguitesi regolarmente, adesso siamo giunti all’assurdo.

La base d’asta, infatti, è calata esattamente a 9.537.000 euro, all’incirca pari al valore stimato della tenuta nel 2014 (9.240.00 euro) esclusa la villa! Continua a leggere

Mondeggi – la fattoria senza padroni che diventa bene comune

BENI COMUNI 

C’è stato nel tempo chi ha inneggiato alle fabbriche senza padroni (e oggi, in mezzo a tanta crisi, c’è chi ci sta provando); ora esiste anche la fattoria senza padroni.
E’ una villa riscattata dall’abbandono a Bagno a Ripoli, in Toscana. Un luogo che è divenuto “bene comune”, terra d’incontro, di relazioni e condivisione. E di legame con la terra, un punto fermo da cui ripartire.

E proprio oggi, lunedì 24 marzo, si tiene l’assemblea di Mondeggi, il confronto tra tutti coloro che hanno accettato la sfida per decidere come procedere. Ma qual è la sfida? Ebbene, una comunità di progetto sta cercando di trasformare una “proprietà pubblica” in “bene comune” ripartendo dall’agricoltura e da una villa trecentesca che il pubblico non può più mantenere e che nessuno comprerebbe perché le cifre sarebbero elevatissime. Allora gli enti locali stanno affidando strutture e terreni a chi è disponibile a coltivarli per fermare la decadenza di Mondeggi e per recuperarla, riattivando i cicli colturali, garantendo l’assetto idrogeologico al terreno, investendo sul lavoro, in modo da donare nuovo valore anche economico alla struttura e da restituire alla comunità ripolese una parte importante della sua cultura e della sua memoria. A Villa Mondeggi aveva sede un’azienda agricola provinciale che è fallita, chiusa con un buco da quasi un milione di euro. Ora l’intenzione è quella di passare dalla viticoltura ai seminativi, prati-pascoli, frutteti, ortaggi, per sviluppare l’allevamento di animali da cortile, bovini, suini e api, per utilizzare le risorse per produrre giochi tradizionali, per meglio collegarsi ad altre realtà locali quali la Siaf, che gestisce la mensa delle scuole e degli ospedali in regime di filiera corta, o i Gruppi di Acquisto Solidale (Gas), o semplicemente i consumatori. Alla base del progetto c’è l’agricoltura tradizionale. Il documento su cui si basa la gestione è stato discusso collettivamente in assemblee pubbliche e in rete e approvato a gennaio. E ora c’è sempre più bisogno anche di un riconoscimento formale, giuridico e definitivo di queste nuove pratiche di gestione collettiva che iniziano a delinearsi come la risposta a molte esigenze. Per esempio, una variegata rete di soggetti (agricoltori, artisti, produttori biologici e biodinamici, cittadini dei GAS, studenti, tecnici, professionisti, giovani laureati) e associazioni si è federata a Firenze nel movimento Terra Bene Comune, con lo scopo di difendere il diritto all’accesso alla terra e di contrastare la vendita dei beni demaniali proponendo in alternativa l’affidamento in comodato di aziende agricole e terreni pubblici a giovani e soggetti della nuova “agricoltura contadina”.

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