Chi è stato nel mio nido?

Una voce piccola, carina, che parla e straparla anche da sola, piccola, una manina fragile che tra la rete cerca una carezza da te, da lei, da ogni detenuta, anche una caramella, uno sguardo innocente di due gocce bianche grandi con una macchia nera dentro, le pupille, nel cuore nuotano senza acqua ma trasmettono tanto. Un gruppetto di fanciulli da neonati fin a tre anni tutti insieme dentro il giro tondo, fiori, fioriranno? senza acqua senza aria pulita? Pure il bagnetto lo fanno senza acqua, anzi lo fanno con il latte materno. La fata del nido ogni volta fa la sua passeggiata, vola in alto ma non ce la fa a bucare le mura, i fanciulli la seguono con lo sguardo magico, con il sorriso spento profondo, ma non parlano con lei nonostante che, tutte le volte che passa, butta dei cioccolatini di diversi colori. Butta anche i giochi ma non scende a giocare con loro, io li seguo con gli occhi per cercare di capire di che si tratta, è una magia o una guardia giurata o una spia? Ma i fanciulli non le danno conto solamente perché lei ha le ali e loro no, loro continuano a stare dentro il giro tondo giocando il loro gioco preferito, l’unico gioco che sanno fare “la caccia a guardie e ladri”, dicono sempre “lei ha le ali ma noi no”.
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Eccomi di nuovo a Sollicciano

Eccomi di nuovo a Sollicciano, ormai ho deciso di affrontare questo destino che mi perseguita in ogni momento della giornata sfondando ogni tipo di mia intimità, mentre faccio l’amore con mio marito, mentre scambio coccole con i miei figli, mentre faccio i miei bisogni nel bagno, addirittura mentre dormivo sognavo di tornare a Sollicciano. La mia prima carcerazione è stata il 2-5-2011, che incubo, non ero sola, c’era anche lui, il mio bambino ricciolino, la mia principessa bambina lasciata a casa con mia sorella e mia cognata, tre cuori hanno subito il malessere della separazione. Ci hanno portato al Nido di Sollicciano, ero un corpo che camminava senza passi perché i piedi non mi reggevano, mi svegliavo a sentivo l’odore del mio bambino che tenevo in braccio e mi giravo verso di lui “Amore, vuoi il ciuccio?”, non parla, mi fa segno di sì con la testa.
Meno male che ci siamo stati solo due mesi, poi ho avuto di nuovo gli arresti domiciliari.
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Ogni cosa ha il suo percorso, anche il dolore

carcere

Ogni cosa ha il suo percorso, anche il dolore, all’inizio è feroce, come una ferita che più la tocchi più si apre, e con il tempo guarisce. Per non sentirmi sola nella cella, soprattutto la notte, accendo la luce accanto al mio letto, dopo che la mia testa ha fatto il giro del mondo: tra pensieri ed emozioni. Mi sento sola, insicura nel cuore della notte, ogni tanto chiamo la mia concellina, se dorme non mi risponde.
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