Storie di Arene

La Liberazione oggi si chiama disarmo, per questo vogliamo un solo cielo per tutto il mondo.
Cronaca di un evento che passerà alla storia.
La cara vecchia Lidia Menapace dice “ho fatto la staffetta partigiana e ho fatto la lotta in bicicletta”. Vorrebbe continuare ma è sommersa dagli applausi.
Lino partigiano deportato prosegue per lei “io ero diventato un numero, il 40385, avevo un triangolo roso sul petto, ah!, lo so, la guerra e il fascismo mi hanno rubato la giovinezza, ma ora io vi chiedo un minuto di silenzio per tutti miei amici che sono finiti nelle camere a gas”.
E’ a questo punto che parte un video, parte sui due grandi schermi. Si vede bene fino dagli spalti più alti dell’Arena che si tratta di un video con in prima fila il faccione buono di Turoldo, il poeta, che poi lascia il posto al volto di Alex Langer e poi a quello di Tom Benettollo e ancora a Vittorio Arrigoni, a Massimo Paolo Dello, a Don Gallo, a Don Giulio Battistella, In una interminabile sequenza di profeti di questo nostro tempo.
Il messaggio che recita il titolo del video è chiarissimo nella sua semplicità. Dice che la non violenza è il sogno di Dio. Si alterna ai tanti tweet che giungono da tredicimila donne e uomini riunitisi per l’assemblea a Verona. Venti anni dopo l’ultima volta.
Sul palco i dirigenti del servizio civile dicono ” Non vogliamo un servizio civile che sia semplicemente un lavoro sottopagato. Vogliamo un servizio civile universale che porti pace e non sia subordinato al ministero della guerra”. Due enormi striscioni sul palco recitano che oggi la resistenza si chiama nonviolenza mentre ai lati, un grande alfabeto tricolore, impone un imperioso “no agli F 35″. Continua a leggere

Radio CoRa

IL 7 GIUGNO 1944
CONVENUTI NELLA CASA DI FRONTE
A CONCORDARVI L’ULTIMA BATTAGLIA
DELLA NOSTRA LIBERAZIONE
ENRICO BOCCI AVVOCATO
ITALO PICCAGLI CAPITANO DELL’A.A.R.S.
LUIGI MORANDI STUDENTE
SOLO ARMATI DI COSTANZA FEDE SAPERE
SORPRESI CON I COMPAGNI DAI NAZIFASCISTI
DOPO RESISTENZA TORTURE INUMANE CORAGGIO
DETTERO LA VITA
PER GLI IDEALI FINO ALL’ULTIMO VIVI
DI GIUSTIZIA E DI LIBERTÀ
MEDAGLIE D’ORO AL VALOR MILITARE
PER UNA CIVILE PACE TRA I POPOLI

Radio CoRa (acronimo di Commissione Radio) fu un’emittente clandestina, approntata e gestita da membri del Partito d’Azione a Firenze, fra il gennaio e giugno 1944. Altre Radio CoRa (Milano e Bari) realizzarono trasmissioni d’informazioni militari per tenere contatti con gli Alleati. A Firenze furono una ventina i principali collaboratori del gruppo. Dopo la prima trasmissione di prova, in via de’ Pucci, Radio CoRa continuò a trasmettere ininterrottamente per cinque mesi venendo continuamente spostata per evitare la sua localizzazione. Il 7 giugno 1944 i nazisti individuarono la ricetrasmittente in piazza d’Azeglio. Il giovane radiotelegrafista Luigi Morandi sorpreso alla radio ebbe la prontezza di sottrarre una pistola ad un soldato tedesco e di ferirlo a morte, poi a sua volta venne colpito e morì due giorni più tardi in ospedale. Continua a leggere

Saturno

L’intervista a Giuliano Martelli, recentemente scomparso, per ricordare un grande uomo e un grande partigiano.

Martelli Giuliano, nato a Firenze il 1 giugno 1926, partigiano della Brigata Sinigaglia nome di battaglia Saturno

Se proprio devo indicare un momento in cui nacque la mia avversione nei confronti del fascismo, questo fu un episodio apparentemente abbastanza secondario ma che racconta il clima in cui si era costretti a vivere in quegli anni. Un clima di violenza e di sopraffazione che non risparmiava nessuno e che il fascismo utilizzava al fine di reprimere anche la minima forma di dissenso.Vedete, la mia era una famiglia modesta, che andava avanti onestamente, senza agi e sempre stando attenti al denaro, perché non c’era da scialare. Così, quando mio fratello andò militare, nel 1937, siccome mio padre che faceva il muratore si trovava già in pensione in quanto era diventato oramai quasi cieco, a me, che avevo all’epoca solo undici anni, toccò di andare a lavorare per contribuire al bilancio domestico. Tutti i soldi che guadagnavo li davo alla mia famiglia. Poi, per avere qualcosa in più, lavoravo anche il sabato e qualche volta addirittura la domenica. Lavorando, non andavo alle adunate degli avanguardisti, e così una sera, avevo 14 anni allora, mi hanno aspettato in cinque, davanti a casa in via dell’Arcolaio, e me le hanno suonate di santa ragione. Continua a leggere