RADIO CORA Una Nuova Radio per una Nuova Resistenza

UNA NUOVA RADIO PER UNA NUOVA RESISTENZA

Cosa significa oggi Resistenza?
In senso letterale, significa far fronte contro qualcosa che tende a modificare l’impianto di diritti che decenni di lotte popolari hanno conquistato al nostro Paese. La Resistenza, in questo modo, si configura come un’attività tesa a salvaguardare la natura e l’assetto della nostra vita democratica. Le regole del vivere associato, le istituzioni, ovviamente, ma prima ancora il loro ruolo definito in conformità con quella sovranità popolare sancita dall’articolo 1, comma secondo. Resistenza dunque, oggi, significa essenzialmente difesa della Costituzione. Strenua, radicale, senza compromessi. Difesa della Costituzione in quanto espressione dell’altra Resistenza, quella storica, che, lottando contro il fascismo ed il nazismo, seppe ridare dignità e speranza al nostro Paese. Continua a leggere

Storie di resistenza metropolitana

La nascita del movimento di lotta per la casa

Sono passati quasi 25 anni dalla nascita del movimento, anni di conflitto costante, di interscambio tra generazioni, di “meticciato”, di incroci tra tante diversità.
Anni di RESISTENZE, di sofferenze e di rabbia, di gioia, di vittorie e di sconfitte.
Di sicuro l’esistenza stessa del movimento rappresenta una spina nel fianco alle istituzioni, un riferimento certo per sfrattati, inquilini, giovani anziani, senza-casa, richiedenti asilo … solo la sicurezza dell’esistenza del movimento stesso significa un consolidato punto di riferimento per coloro che vivono in prima persona l’emergenza abitativa.Tutto è nato intorno alla vecchia sede del Movimento di Lotta per la Casa e dell’allora Circolo Sportivo Spartaco. Alcune famiglie del quartiere Santa Croce erano sotto esecuzione di sfratto. La domanda di solidarietà scontata sin dall’inizio … ma lo sfratto era già avvenuto … sopra l’allora Circolo Sportivo erano ubicati alcuni alloggi sfitti, di proprietà del Comune di Firenze, la percezione veloce dell’accompagnamento da “casa a casa” e nacque, quasi spontaneamente, la prima occupazione a scopo abitativo dagli anni ’70 (ma quella era un altra storia…). Lo “spazzino” (sede del Circolo Sportivo) ma anche la sede dell’Unione Inquilini diventarono allora un naturale crocevia di bisognosi e di sfrattati.
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Storie di donne partigiane

Mostra autoprodotta da Donn(ol)a LAB
(http://donnola.u-lost.net)
dal 25 aprile 2014 Firenze

Questa mostra nasce dalla lettura di un libro, La Resistenza taciuta, dodici vite di partigiane piemontesi, di Bruzzone e Farina.
Il libro, uscito nel 1975 e ripubblicato di recente, fu un “cult” del movimento femminista degli anni ’70, che rintracciava nell’esperienza di queste donne che avevano combattuto un antecedente, una linea di discendenza femminile a cui riallacciarsi e con cui confrontarsi.
Partendo da questo libro siamo andate alla ricerca di testimonianze e narrazioni di donne attive in quegli anni, per cercare di dare voce a chi ne ha sempre avuta poca: donne, donne che si oppongono, donne del popolo, operaie e contadine.
Se vogliamo sceglierci delle madri ci piace che siano donne ribelli.
Ci sembra importante e necessario parlare oggi di resistenza.
Infatti qui ci troviamo, ancora a resistere, a combattere contro poteri forti, reali e materiali. Che sono sempre gli stessi, ma che sono anche diversi.
Le risposte che vanno cercate sono metodi per destrutturare e distruggere questi poteri, metodi efficaci. In questo senso la contrapposizione violenza-non violenza ci appare essere un falso problema. Si sente dire spesso che utilizzare metodi violenti significa diventare come il potere che si combatte. Le storie, i destini, le parole e il sentimento di queste donne sembrano smentirlo. Per loro agire è stata semplicemente una necessità.
Forse è invece il ricercare potere quello che può rendere simili al potere e far ritornare la ruota al punto di partenza. Se c’è qualcosa da mettere in discussione nella storia del Novecento, per quel che riguarda la nostra parte, non è questo problema dei metodi più o meno violenti; è invece, secondo noi, la questione del potere, delle gerarchie, del centralismo e del partito a cui si deve obbedienza, del militarismo, della necessità di avere dei capi, della delega e della rappresentanza.
E tocca purtroppo ancora ribadire che una cosa è la violenza del carnefice e un’altra quella di chi si ribella alla carneficina.
Le donne parteciparono in molti modi alla Resistenza, dalle partigiane combattenti alle operaie che organizzavano scioperi nelle fabbriche, dalle staffette alle donne che preparavano calzini e cibo per chi combatteva in montagna, da quelle che nascondevano i renitenti a quelle che facevano azioni di sabotaggio e informazione.
Partecipare alla lotta collettiva significò per queste donne la possibilità di rompere esplicitamente con i modelli femminili imposti dal regime (ma che riproducevano una realtà di lunga durata), di passare alla rivolta aperta, di essere alla pari con gli uomini nella ricerca di una vita nuova. Godere di autonomia di spostamento ed azione rappresentò per loro il raggiungimento di uno spazio di libertà impensabile poco tempo prima.
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Cento colpi e le sbucciature

È la storia del “rosso” e del “voga”, del “lisca”, del “bomba”, del “secco”, di “renatino” e di tanti altri ragazzi che, nel crescere, vivono la Firenze degli anni Trenta, in pieno fascismo, e poi la Resistenza. Quest’ultima coincide con il divenire adulti: essere partigiani è per loro occasione di conoscenza e di incontro con persone appartenenti a classi sociali diverse, significa confrontarsi con idee anche lontane, ma capaci di trovare un linguaggio comune. Un’esperienza che li segna per sempre.

Dalla prefazione a cura di Ornella De Zordo

[…]
Sappiamo che ogni narrazione è sempre di parte, anche quando non lo si dice: la narrazione di Fulvia Alidori ha il pregio di essere autenticamente e dichiaratamente “partigiana”. Per questo è prezioso che sia stata scritta con tanta efficacia e che venga letta; soprattutto da chi per età è sempre più lontano dagli eventi che a lei sono stati direttamente raccontati e che generosamente ha voluto condividere con noi.
Affinché la Storia non sia occultata e manipolata, affinché il passato non sia irrimediabilmente perso e perché vengano consegnati alle nuove generazioni gli ideali da cui nasce una democrazia. Oggi più che mai in grave pericolo.