La residenza, un diritto costituzionale

Il diritto alla residenza è un diritto costituzionale e dunque indisponibile, il diritto alla residenza non può essere vincolato alla condizione economica e sociale di una persona, ma deve unicamente certificare il luogo dove questa persona sceglie di vivere e recapitare. Il diritto alla residenza significa innanzitutto avere una identità e costituisce una condizione basilare il primo scalino per accedere ad altri diritti sociali fondamentali, come il diritto di voto, il diritto al lavoro alla salute ed alla assistenza, l’accesso alle graduatorie per un alloggio popolare, oppure la possibilità di prendere la patente di guida, acquistare un auto, un motorino etc. Soprattutto in tempi di crisi economica, aumentano le possibilità di essere sfrattati dalla abitazione, di perdere il lavoro, di rimanere soli e di scivolare sempre più in una condizione di precarietà e di marginalità sociale che sta diventando sempre più drammatica per un numero crescente di persone.

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Terremoto: subito una moratoria sui permessi di soggiorno

Il terremoto che in questi giorni ha colpito molti comuni emiliani non ha apparentemente fatto differenze. In realtà, come dimostrano le morti sullavoro di tanti operai, sono stati colpiti soprattutto i lavoratori, senza distinzione. Per colpa della precarietà, che spinge a rischiare la vita pur di non essere licenziati, operai italiani e migranti erano al lavoro. Molti di loro sono rimasti senza una casa, spesso già fatiscente e insicura, in cui dormire e un luogo di lavoro dove guadagnarsi un salario. In questa strage di operai sono quattro i migranti che hanno pagato con la vita il loro lavoro e sono centinaia gli sfollati e i rimasti senza impiego.In questa situazione, i migranti pagano un prezzo ancora più alto a causa delle leggi che regolano la loro permanenza in Italia.

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