Hasta siempre

Parlare di resistenza oggi, porta soprattutto a pensare alle difficoltà del vivere quotidiano, se poi queste si scontrano con leggi e regole degli ultimi tempi, ci troviamo di fronte ad una vera e propria lotta continua per fare valere le nostre condizioni.
Resistenza oggi è ostinazione a riprendersi i propri diritti, la libertà, ogni giorno trasformati, nostro malgrado, in una convivenza il cui contesto è sviato dal comando e dall’ostentazione personale, egoismo, indifferenza, razzismo, odio, violenza, tragedie, sono il risultato di un allarme sociale inesistente (sicurezza) che lavora per dividere.
Resistenza oggi è l’eroismo di chi ancora riesce a credere nei valori che ci legano e lotta per riappropriarsene contro ingiustizie e soprusi denunciandoli apertamente.
Resistenza oggi è riprendersi l’esistenza che ci rubano attraverso una errata informazione e una studiata repressione.
Resistenza oggi è remare controcorrente, noi di Fuori Binario teniamo saldi i remi, cerchiamo una corrente buona dove fluire.
Auguri Fuori Binario,

Roberto

AMNISTIA e INDULTO

L’arroganza giustiziera che toglie a lungo la libertà di persone accusate di reati minori ed in fase di giudizio, si scontra da tempo con la mancanza di spazi, all’esterno se ne discute animatamente, ma con troppo distacco. Il disegno di legge dovrà essere applicato, per obbligo dell’ultimatum europeo che scade il prossimo Maggio 2014, i nostri governi da tempo calpestano annullandoli i diritti dei detenuti, bisogna porre fine a questa tortura. Nei vari talkshow si sprecano le parole con falsi allarmismi “ma se andiamo indietro …? ne sono rientrati tanti in poco tempo!”. E se anche lo fosse … quei tanti nella maggiore sono poveri, senza dimora, soli, oppure con problemi gravi da sostanze, di queste persone sono piene le galere italiane perché le leggi non li tutelano dai tanti giudici “integerrimi”, lontani dal riconoscere bisogno e debolezza. Ricordo l’indulto dell’agosto 2006, molti uscivano senza affetti, senza soldi, fuori la desolazione di un mese fatto per le vacanze, le città semivuote e i servizi chiusi, tanti i problemi per molti di loro. Questo a dire che l’ipocrisia parlamentare, nella retorica dei se e dei ma, non si è mai preoccupata di pensare ai bisogni, né dentro e tantomeno fuori. Piuttosto che pensare a nuovi carceri, si rivolga l’attenzione alla ristrutturazione di quelli chiusi insieme ad altre centinaia di edifici pubblici abbandonati al degrado, destinandoli a propositi abitativi e di servizi, la politica, quella vera, deve essere sociale e attenta a tutti i bisogni. Se di giustizia si deve parlare, che essa sia data a piene mani a tutti coloro che fino ad ora, pur conoscendola l’hanno vissuta deturpata dei suoi valori. Viva allora l’amnistia, che svuota le carceri ponendo fine all’ingiustizia!

Roberto Pelozzi

Tragedie e ipocrisia

Si susseguono le onde da una riva all’altra del Mediterraneo e su queste navigano barconi, bagnarole del mare, piene zeppe di uomini, donne, bambini, esseri umani. I loro sono pensieri di perseguitati in fuga dai loro paesi, idee e speranze di libertà, lavoro, vita nuova, tranquillità, pace. Il mare è grande, enorme e si muove indeterminatamente, a volte calmo fa sognare e creare, ma il più delle volte si muove agitato, fa paura! E succede, in nome del profitto continua a succedere che le persone muoiono inghiottite dalla incolpevole forza della natura. Troppi, tanti, troppi!! a centinaia, migliaia, più di 20.000 negli ultimi dieci anni, senza più idee a due passi dalla terraferma. Mentre qualcuno grida alla vergogna, altri si ostinano a dare colpe dal risvolto razzista e xenofobo. Nessuno cresce la consapevolezza che la colpa di tutto sono il controllo e l’approccio securitario alle migrazioni, che hanno sortito la paura di avere nemici, specie in loro, trasformandoli in possibili predatori dei nostri averi. Continuiamo a non vedere le cose come stanno effettivamente, essi vengono da paesi martoriati da dittature, guerre civili e lotte intestine, a non capire che il mondo è terra di ognuno, non di conquista e dominio, che la conoscenza e l’accoglienza sono fattore di crescita, proprietà ora sepolte sotto cumuli di orgoglio e indifferenza. Gli stessi politici che ora si dispiacciono, lo scorso giugno hanno deciso di escludere dalle depenalizzazioni anche i reati in materia di immigrazione. Dobbiamo crescere una consapevole rinnovata cultura dell’accoglienza, smetterla di pensarli come invasori, attuare una responsabilità civile che esuli dagli stereotipi, regolando senza repressioni l’affluenza dei migranti in Europa e nel mondo, soprattutto i richiedenti asilo politico partendo anche da qui, da Firenze dove come i suoi predecessori, continuando ad omettere agli obblighi di legge, il sindaco Matteo Renzi 2 anni fa il 25 Aprile giorno della Liberazione, dopo aver posato la corona in Piazza dell’Unità ordinava lo sgombero dell’occupazione al Fosso Macinante delle Cascine da parte di Eritrei con asilo politico, da anni in attesa di casa e lavoro. Smetterla di essere ipocriticamente coinvolti solo a tragedia avvenuta e dare risposte concrete al diritto di libertà a tutte/i di vivere al mondo.

Roberto Pelozzi

Migranti 2013

 Fuggono!!
La vita è impossibile
guerra, fame, odio, potere.
la porta è il mare
infinita distesa d’acqua
la strada per la libertà.
Ore giorni mesi, al buio in silenzio
vessati stuprati, merce di scambio
3.000 euro x 500 = 1.500.000 euro.
Poi …
resi come schiavi, stipati, schiacciati,
ammassati, abbracciati
corpi in balia della speranza, delle onde.
Chi li attende prega.
Roberto Pelozzi

“L’altro” Una cultura da recuperare

Questo giornale, ha sempre fatto di tutto per rimanere umani, per raccontare con attenzione il bisogno di ognuno, della comunità.
Nelle sue pagine non manca certo la cultura, quella tenace dal basso, esperienze, voci e poesie che vivono momenti reali, stampati per ricordare.
Mi rattristo se penso a quando la piazza e le strade, il ritrovo di tutti, vivevano una forma più umana, una volontà di conoscersi e volersi riconoscere, senza che questo fosse legato ad uno status sociale.
E’ con fatica che parlo di cultura, preciso di non essere un grande lettore, ma un forte sostenitore della cultura umana.
Tutto ciò che intendo come cultura, comincia dallo scambio reciproco della propria conoscenza ed esperienza, riportate fedelmente per la ricostruzione della realtà.
Questo ora sembra mancare ed è un consapevole tzunami mediatico, a plasmare il futuro allontanandoci in direzioni materiali.
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21 Luglio 2001

21 Luglio 2001

Io c’ero con un caro amico alla stazione e tanti altri come noi.
Il giorno prima avevano ucciso Carlo, dovevamo vendicarlo in qualche modo e la presenza di centinaia di migliaia di noi era il modo più concreto di farlo.
Subito ci siamo indirizzati verso un dei luoghi di partenza delle manifestazioni, tutto il mondo solidale si era dato appuntamento, tutti i linguaggi confluivano a Genova.
Siamo partiti tra canti, balli, musica, giocoleria, striscioni e tanti sorrisi, ma con molta mestizia, i vari cortei si sarebbero avvicinati alla zona rossa c’era in ballo la protesta, i potenti della terra, l’1×100 di noi tutti, si giocavano il nostro futuro senza interrogarci, quale fosse il modo di piegarci lo si era visto poche ore prima.
Si procedeva ordinati molti slogan, ad un certo punto ho visto un gruppo correre verso una via in salita mi sono incuriosito e li ho seguiti, a metà via cominciavano a rotolare giù verso il corteo due tre cassonetti e mentre il gruppo raggiungeva la cima cominciavano a cadere lacrimogeni. Qualcuno mi aveva dato due limoni, ne ho aperto uno e l’ho spremuto su di un cotone passandolo a quella ragazza che in un angolo gridava per i suoi occhi “tieni appoggialo vedrai starai meglio” intanto bisognava trovare un luogo sicuro “corriamo in cima”!

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Fuori binario compie 18 anni. Tanto di cappello

Tanto di cappello

Vorrei esultare e fare festa per questi 18 anni passati nella storia di Fuori Binario, avrei da raccontarne di accadimenti in tutto questo tempo, ma prima voglio fare leva sull’opera di informazione che il giornale ha dato, senza presunzione ha raccontato le scelte ed i cambiamenti della città cercando di apporre risposte per una convivenza migliore.

Nel frattempo questa città è davvero cambiata ed ognuno che l’ha governata ha fatto che ciò si avverasse senza tener conto dei suoi cittadini e della sua natura ospitale.
E così come dai primi numeri in cui si chiedevamo le chiavi di casa, ci ritroviamo oggi a difendere persone molte anziane, sfrattate senza alcuna prerogativa, tutto a fine speculativo mentre il patrimonio immobiliare pubblico si s/vende ai privati e tanto ne rimane chiuso a marcire in attesa di essere ristrutturato…4000 case vuote!

Oppure abbiamo trattato della residenza, punto essenziale per poter cercare un lavoro, una casa, per essere curati se serve, per ricevere corrispondenza e tant’altro, qualcosa aveva funzionato… oggi ci troviamo di fronte ad una chiusura di questo diritto per ottuse ragioni di sicurezza.

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