Clochard per caso: Emanuela senzatetto in fuga dalla violenza del marito

La sua casa è via Nizza. Ogni giorno passano davanti a lei migliaia di persone. Col freddo Roma si ricorda anche di lei, ma nessuno le chiede di raccontare la sua storia. Noi l’abbiamo fatto. Ecco cosa ci ha raccontato

Mary Tagliazucchi 2 Gennaio 2015

Un clochard è stato trovato morto a Roma, in strada, riverso su un marciapiede nel quartiere Esquilino. La causa? Il freddo imperante di questi giorni nella capitale. Sono 7.800 i senza fissa dimora, 3.060 quelli che hanno trovato un riparo presso parrocchie, associazioni di volontariato, enti religiosi e centri convenzionati con Roma Capitale. I restanti 4.740 sono quelli che rimangono  fuori dalla rete dell’assistenza e che, come il senzatetto che ha perso la vita,  sono abbondonati a se stessi. Uomini e donne privi ora di una qualsiasi identità , ma che un tempo avevano esistenze simili alle nostre con una famiglia, degli amici e un lavoro.

Proprio come Emanuela (nome di fantasia), la donna che da tempo chiede l’elemosina all’angolo tra Viale Regina Margherita e via Nizza.  A vederla non sembra una mendicante. Indossa un caldo piumino, dei jeans alla moda e un cappello di lana bianco  che le  incornicia il viso da ragazzina. Stringe fra le mani, coperte dai guanti, un caffè caldo  dono di uno dei tanti passanti del quartiere.

Riusciamo ad avvicinarla e farle qualche domanda e lei, prima intimidita, diventa un fiume in piena nel raccontare la sua storia : “Ho trenta anni, sono sposata ma sono dovuta fuggire da casa perché mio marito è un violento. Non ho un posto dove andare, a volte dormo da un’amica,  altre dove mi capita.  Cerco di racimolare qualcosa per darlo a lei che mi ospita e per  comprarmi qualcosa da mangiare”.

Emanuela aveva una vita come tutti gli altri. Giornate scandite da impegni quotidiani.  Non lavorava, il suo impiego principale era badare alla casa e provvedere alle necessità di quel marito violento, da cui era dipendente e succube. Andare via da casa l’ha messa in una condizione d’immediata precarietà.  Senza soldi e con il terrore di essere rintracciata.

Ogni giorno fa la spola da un paese a sud di Roma alla Capitale. Se dorme dalla sua amica escono insieme alle cinque del mattino. Prendono il treno che le porta fino alla stazione Termini, poi il bus di solito il 38 che ferma  a via Nizza,  esattamente all’angolo dove l’abbiamo trovata a mendicare. L’amica che fa la donna delle pulizie per un ufficio in Viale R.Margherita si avvia mentre lei comincia la sua giornata, al freddo seduta su uno scalino tra la gente che passa.

Ma sul perché ogni giorno venga qui in città  rimane vaga.  C’è qualcosa di non detto nelle sue parole e nel suo sguardo che abbassa di continuo,  tra l’imbarazzo  e il fastidio di chi non vuole le si facciano troppe domande. Le offriamo un pasto caldo e poi decidiamo di andare,  in fondo sembra proprio questo che voglia. Essere lasciata in pace. Quale è la vera storia di questa donna  e del perché abbia deciso di non  chiedere aiuto ai tanti enti convenzionati  non lo sapremo mai. Né perché questi stessi enti non si accorgano di realtà, sempre più frequenti come la sua.

fonte: http://www.romatoday.it/cronaca/emanuela-senzatetto-via-nizza.html