“Se le strade cambiassero di nome, un bel giorno tutt’a un tratto…”

Non è la canzone di Paolo Pietrangeli, che voleva trasformare Corso Umberto in Karl Marx Strasse, ma è la “geniale” proposta di Ferragosto del Sindaco di Firenze, che, in preda ad un nuovo sussulto numerico, questa volta ha deciso di rinominare 100 strade di Firenze.

Mentre per l’ennesima estate cerca in ogni modo di farsi spazio nella politica nazionale a colpi di battute rottamatrici e comparsate nelle ex Feste dell’Unità, Renzi, forse consapevole di non avere molte possibilità di diventare il prossimo Presidente del Consiglio, comincia a ripiegare sui temi cittadini.

E’ infatti di qualche giorno fa la dichiarazione “fare il Sindaco e il leader nazionale è compatibile”. Il che per molti fiorentini suona un po’ come una minaccia. Soprattutto dopo l’ultima sparata sui 100 nomi di strade da rinominare. Tra l’altro il regolamento per la toponomastica all’articolo 11, che Renzi considera carta straccia, impedisce “cambi di nomi di strade per non recare disagi ai cittadini”.

Conosciamo bene la vena pubblicitaria che contraddistingue le sue operazioni anche in ambito cittadino (la ricerca della Battaglia di Anghiari nel Salone dei Cinquecento, la ripresentazione del progetto di Michelangelo per la facciata della Basilica di San Lorenzo), ma con la trovata dei nomi delle strade da cambiare, Renzi supera se stesso tentando di mettere in pratica un’operazione  pericolosa per la memoria e l’identità della città e dannosa sul piano economico per i gli abitanti e per le casse del Comune.

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Le lotte della Toscana si uniscono e si presentano all’Europa


di Francesca Conti per Spazi Liberati

L’incontro “Spazi liberati, lotte locali e proposte dal basso” tenutosi a Firenze 10+10 è stata l’occasione per la presentazione di un appello per una mobilitazione locale condivisa presentato da diverse realtà fiorentine, e non solo, che per la prima volta hanno deciso di far confluire le singole energie in un lavoro comune.
Tante battaglie diverse, diciotto per l’esattezza, ma con idee di fondo e pratiche di resistenza comuni a un punto tale di essere capaci di andare a formare una vertenza ampia ma unica: buona gestione dei rifiuti, ripubblicizzazione dei servizi pubblici, difesa dei diritti dei lavoratori, dei migranti e dei detenuti, contrasto alle grandi opere e alla cementificazione, rinnovamento della politica e della rappresentanza dal basso, promozione della finanza fuori dai circuiti bancari e molto altro.
Hanno aperto l’incontro i dipendenti della libreria Edison che hanno inquadrato la loro lotta in un contesto più ampio ovvero quello del destino della cultura in una città come Firenze. Hanno portato con loro un appello già firmato da 30.000 persone affinchè il comune non cambi la destinazione d’uso dello stabile che occupa la libreria che a fine novembre chiuderà.
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