Strage di Lampedusa,i sopravvissuti accusati di immigrazione clandestina

Prima un giorno di lutto nazionale per i morti, e subito dopo l’iscrizione a registro degli indagati per i sopravvissuti con l’accusa di immigrazione clandestina. E’ un misto di ipocrisia e schizofrenia quella che circonda l’ultima tragedia di Lampedusa. L’ipocrisia dei politici che vengono sull’isola a manifestare la solidarietà del governo e che magari candidano anche quest’ultimo lembo d’Italia prima dell’Africa a premio Nobel per la pace, ma che allo stesso tempo difendono a spada tratta la legge sull’immigrazione, la stessa che, se non sei morto, adesso ti incrimina e può arrivare a sanzionarti con una multa fino 5.000 euro. Che è proprio quello che prevede la Bossi-Fini. Diciamolo subito: la decisione di iscrivere sul registro degli indagati i nomi di quasi tutti i 155 sopravvissuti al naufragio di giovedì – si salvano sono i minori – non dipende dalla procura di Agrigento che ha solo fatto quello che la legge gli impone di fare. «E’ un atto dovuto, non potevamo fare altrimenti», spiega il procuratore capo Renato Di Natale che continua a interrogare i sopravvissuti alla ricerca di testimonianze contro lo scafista, un tunisino arrestato poche ore dopo il naufragio. «Stiamo facendo riscontri testimoniali ma le cose sono un po’ più difficili perché sono indagati», prosegue il procuratore. Secondo il racconto fatto dai migranti, potrebbero essere 360 le vittime del naufragio, e la maggioranza di esse sarebbero donne. Il calcolo è stato fatto dagli stessi africani, che ad alcuni deputati hanno raccontato di aver contato il numero dei pulmini che al momento della partenza li hanno condotti a Misurata.
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Fortress Europa: LA STRAGE

Un giorno a Lampedusa e a Zuwarah, a Evros e a Samos, a Las Palmas e a Motril saranno eretti dei sacrari con i nomi delle vittime di questi anni di repressione della libertà di movimento. E ai nostri nipoti non potremo neanche dire che non lo sapevamo.
Dal 1988 sono morte lungo le frontiere dell’Europa almeno 19.372 persone.
Di cui 2.352 soltanto nel corso del 2011, almeno 590 nel 2012 e già 695 nel 2013. Il dato è aggiornato al 12 ottobre 2013 e si basa sulle notizie censite negli archivi della stampa internazionale degli ultimi 26 anni. Di seguito trovate soltanto gli incidenti degli ultimi mesi. Per consultare la documentazione di Fortress Europe dal 1988, visitate il nostro speciale La strage. Per un’analisi statistica, frontiera per frontiera, leggete la scheda

Fortezza Europa. http://fortresseurope.blogspot.it

  • 11/10/13 Italia Naufragio nel Canale di Sicilia, a 70 miglia da Lampedusa. Un’imbarcazione si rovescia in mare durante i soccorsi. Recuperati i corpi di 34 vittime, compresi una decina di bambini. Secondo il racconto dei 206 superstiti, i dispersi in mare sarebbero 160 Repubblica
  • 11/10/13 Italia Sale a 339 il numero dei corpi senza vita ripescati dalle acque di Lampedusa dopo il naufragio del 3 ottobre. Ancora dispersi in mare 24 dei naufraghi Repubblica
  • 11/10/13 Egitto Fa naufragio al largo di Alessandria, un’imbarcazione diretta in Sicilia. Recuperati i corpi di 12 vittime, ancora dispersi 22 dei passeggeri Repubblica
  • 08/10/13 Italia Sale a 289 il numero dei corpi senza vita ripescati dalle acque di Lampedusa dopo il naufragio del 3 ottobre. Ancora dispersi in mare 74 dei naufraghi Lettera 43
  • 03/10/13 Italia Lampedusa, affonda imbarcazione dopo un incendio a bordo, davanti all’isola dei conigli. Recuperati 143 cadaveri, tra cui 4 bambini e 49 donne. Secondo il racconto dei 155 superstiti, sul peschereccio viaggiavano 518 passeggeri. Restano disperse in mare altre 220 persone. Il bilancio della strage è di 363 morti Repubblica
  • 30/09/13 Italia Sbarco nel catanese, costretti a tuffarsi in mare dagli scafisti, annegano 13 persone Repubblica
  • 19/09/13 Egitto La guardia costiera egiziana apre il fuoco su un’imbarcazione carica di siriani diretti in Italia sulla rotta del contrabbando. Due morti a bordo, tra cui una donna. Repubblica
  • 17/09/13 Spagna Naufragio nelle acque di Ceuta, si cercano 12 dispersi in mare Diario Sur
  • 17/09/13 Spagna Ritrovata a poche miglia da Punta Almina, a Ceuta, una piccola barca capovolta in mare insieme al corpo senza vita di uno dei suoi passeggeri Abc
  • 11/08/13 Italia Una imbarcazione si arena a soli 15 metri dalla riva, nel catanese. Nello sbarco, annegano 6 dei passeggeri Repubblica
  • 10/08/13 Italia Un recluso marocchino di 31 anni muore nel Centro di identificazione e espulsione (CIE) di Crotone per un malore, in circostanze non ancora chiarite Repubblica
  • 01/08/13 Spagna Imbarcazione alla deriva tra Tangeri e Tarifa, nello Stretto di Gibilterra. Nonostante i soccorsi della guardia costiera spagnola, uno degli otto passeggeri muore a bordo Abc
  • 28/07/13 Italia Gommone diretto a Lampedusa si rovescia in mare a 29 miglia dalle coste libiche, annegano 31 dei 53 passeggeri, comprese 9 donne Repubblica
  • 27/07/13 Grecia Ritrovati altri due corpi nelle acque di Kos dopo il naufragio di ieri. Si tratta di due bambini, uno di cinque anni e l’altro di otto Ekathimerini
  • 26/07/13 Grecia Naufragio davanti all’isola di Kos, un solo superstite. Ritrovati i corpi senza vita di una bambina, 2 donne e un uomo. Ancora dispersi altri 8 passeggeri Ekathimerini
  • 25/07/13 Grecia Naufragio nelle acque dell’isola di Oinusses, un uomo disperso in mare Ekathimerini
  • 25/07/13 Spagna Una quarantina di uomini assalgono la barriera sul confine dell’enclave spagnola di Melilla, in Marocco, e riescono a passare la frontiera. Uno di loro però muore per un attacco cardiorespiratorio Abc
  • 15/06/13 Italia Donna muore durante il parto su un barca salpata dalla Turchia e sbarcata a Roccella Jonica, in Calabria. Il corpo è stato abbandonato in mare Repubblica
  • 15/05/13 Grecia Naufragio davanti alle coste dell’isola Farmakonisi, muore annegata una bambina di sei anni Ekathimerini
  • 18/04/13 Spagna Muore annegato uno dei passeggeri di un gommone soccorso davanti alle coste di TarifaDiario Sur
  • 18/04/13Marocco Naufragio davanti alle coste di Al Hoceima, sulla rotta per la Spagna, morti 10 dei 34 passeggeri Diario Sur
  • 16/03/13 Spagna Un uomo e una donna sono dispersi in mare al largo di Tarifa dopo il naufragio del gommone su cui viaggiavano con altri otto passeggeri El Pais
  • 02/03/13 Spagna Naufragio nello Stretto di Gibilterra, al largo di Tarifa, di un piccolo gommone con a bordo sei passeggeri. 2 morti e 2 dispersi in mare El Pais
  • 22/01/13 Grecia Ritrovato sulle rive del fiume Evros, al confine tra Turhia e Grecia, il corpo senza vita di un sedicenne morto assiderato tentando di passare la frontiera Ekathimerini
  • 14/01/13 Grecia I corpi di 3 naufraghi ripescati nelle acque dell’isola di Chios Ekathimerini

Fortress Europa:

Un sogno, una suggestione e già una proposta

Ripartiamo da Lampedusa per disegnare una nuova Europa

Da troppi anni si strumentalizzano Lampedusa e lo “spettacolo” della sua frontiera per alimentare ansie da “invasione”, per raccontare che l’unica soluzione sono il controllo e l’approccio securitario alle migrazioni, per non parlare mai, paradossalmente, delle ragioni e delle storie di quelle migliaia di donne e uomini che migrano fuggendo da quell’ingiustizia sociale e globale che li rende le ultime e gli ultimi della terra. E ancora oggi, mentre dopo la morte di 300 persone si accendono finalmente i riflettori anche sulle altre 20.000 inghiottite dal Mediterraneo negli ultimi anni, per l’ennesima volta troppe voci stanno usando Lampedusa in modo strumentale, come accade con il susseguirsi di passerelle di politici sull’Isola che sta scatenando nuovamente la giusta rabbia degli abitanti. Parlare di Lampedusa, ripartire da Lampedusa, deve avere adesso invece un significato completamente diverso. In questo senso dalle pagine de Il Manifesto il Sindaco Giusy Nicolini, invoca un cambiamento vero delle norme, della politica, dell’Europa intera, proponendo di ospitare questo auspicato processo proprio nell’Isola. Dal canto nostro sappiamo che la scrittura di nuove regole può avere segni differenti.
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Basta vittime innocenti

nelle continue tragedie nel Mediterraneo

L’Unione europea riveda la sua politica sul monitoraggio delle frontiere esterne, sul soccorso in mare e sulla gestione delle emergenze umanitarie L’ennesima tragedia accaduta oggi a Lampedusa, al pari delle altre che si ripetono continuamente nel Mediterraneo, non deve essere considerata una tragica fatalità .Essa chiama in causa le evidenti gravi responsabilità della politica dell’Unione Europea e dell’Italia sull’immigrazione e sull’asilo. L’Europa da anni pone in atto politiche di contrasto del traffico dei migranti, impegnando massicce risorse economiche e l’ utilizzo di forze di polizia mentre non vengono adottate adeguate misure per la realizzazione di un più efficace monitoraggio delle presenze delle imbarcazioni di migranti nel Mediterraneo e nel canale di Sicilia. Vanno, perciò, riviste profondamente le politiche dell’Unione sulla gestione delle crisi umanitarie ai suoi confini e sulla gestione degli interventi di soccorso verso i migranti in mare o alle frontiere esterne terrestri.
L’ASGI chiede:
- un più efficace monitoraggio delle presenze delle imbarcazioni di migranti nel Mediterraneo e nel canale di Sicilia, in particolare al fine di realizzare misure di soccorso efficaci e coordinate a livello comunitario
- programmi a livello europeo di aiuto umanitario nei confronti di migranti e profughi che si trovino nei paesi di transito, oltre che di piani d’azione di tutela dei diritti umani e di gestione delle politiche migratorie e dell’asilo in paesi terzi fortemente interessati dal transito di migranti verso l’Unione europea, piani di azione già previsti dal Programma di Stoccolma;
- una nuova politica dell’Italia e dell’Unione europea nella realizzazione di canali umanitari e di adeguati programmi di reinsediamento di rifugiati che si trovano in condizioni di gravissimo pericolo nei paesi in transito, costretti a raggiungere l’Europa (dove spesso vivono famigliari e parenti) servendosi dell’unico canale realmente disponibile, ovvero le organizzazioni criminali internazionali che proliferano proprio sulle carenze delle politiche dell’Unione sulla materia. L’ASGI esprime cordoglio per le vittime, ma anche sdegno per le dichiarazioni irresponsabili di taluni esponenti della Lega Nord che, a soccorsi ancora in corso, della sciagura avvenuta fanno mezzo di propaganda politica infamante e disonesta intellettualmente.

A.S.G.I. Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione

La strage è di stato

Nel mar Mediterraneo si è consumata l’ennesima tragedia di un barcone il cui carico era formato da pura disperazione: cinquecento persone in fuga da miseria, povertà, violenza, fame, sfruttamento e guerra. Il peschereccio su cui erano imbarcati, a mezzo miglio nautico (926 metri se calcolati sulla terra) dalla spiaggia dei conigli dell’isola di Lampedusa, è affondato e tra morti e dispersi si contano almeno trecento persone, tra cui bambini e donne incinte. Nell’Italia della crisi si tenta di contrabbandare questo delitto come una tragedia dovuta alla fatalità ed alla malvagità dello scafista di turno per difendere, scagionare e alla fine assolvere quelli che sono i veri responsabili di questo crimine contro l’umanità. I nostri governanti, con l’ipocrisia e la disumanità che li ha sempre contraddistinti, oggi ostentano commozione e piangono a telecamere accese (ieri è stato il turno di Alfano e Napolitano su tutte le reti tv) mentre ognuno di loro si era già reso responsabile di aver votato leggi contro l’immigrazione (la famigerata Turco/Napolitano e in seguito la ancor più famigerata Bossi/Fini) e dopo di questo di aver suffragato la scelta di guerre imperialiste, spacciandole come necessarie a importare la democrazia ma funzionali solo a un sistematico e rigoroso saccheggio delle risorse proprie dei paesi del sud del mediterraneo (Iraq, Jugoslavia, Libia, Siria), dopo bombardamenti che hanno demolito e cancellato interi paesi provocando la fuga di milioni di persone. L’occidente, strillando la sua indignazione e solidarietà per le popolazioni civili maciullate, ha contemporaneamente finanziato bande armate di delinquenti, vere e proprie compagini di carnefici, che hanno avuto e hanno il solo scopo di destabilizzare, per consentire a chi li paga, di depredare territori e popoli, riducendo la gente alla fame e alla disperazione costringendola a fuggire da tutto questo – e non a caso è la parola “fuggire” che meglio aderisce a questa realtà, perchè la parola “emigrare” nasce da presupposti diversi. Quando non si è intervenuti con le bombe, si è cercato di sostenere governi criminali che favorissero gli interessi occidentali (Tunisia, Egitto, Bahrein, ecc), ma nel contempo si sono approvate leggi razziali per impedire a queste persone di fuggire e, a coronamento del tutto, sono stati istituiti i CIE (centri di identificazione ed espulsione, prima chiamati CTP – centri di permanenza temporanea). Nei CIE, quanti vi sono trattenuti non sono considerati detenuti, essi vengono eufemisticamente definiti ospiti della struttura, in realtà si tratta veri e propri luoghi di detenzione, lager utilizzati per rinchiudere quanti sono fuggiti dai propri orrori e trattenerli in attesa di restituirli a questi. La fortezza Europa blinda le proprie frontiere e assieme a questa manovra viene rarefatta la subdola operazione di fomentare campagne terroristiche verso i questi fuggiaschi, definendoli una minaccia per la cultura e le radici dei cittadini europei. Una politica che porta ad alimentare l’odio verso il diverso, verso il più povero, verso il più sfruttato; si mettono contro lavoratori italiani e lavoratori immigrati, si aizzano campagne di vero e proprio rancore contro questi considerati “diversi” prendendo a pretesto singoli e isolati fatti di cronaca, si alimenta una sorta di guerra fra poveri che favorisce solo e soltanto quanti speculano sulle altrui vite. Quella di Lampedusa non è una fatalità, non è un tragico incidente ma un omicidio di massa, con la connotazione di una vera e propria strage di stato, i cui responsabili hanno nome e cognome, Livia Turco, Giorgio Napolitano, Umberto Bossi, Gianfranco Fini, Silvio Berlusconi, Gianni Letta e un unico mandante: i poteri forti internazionali, Unione Europea, Banca Centrale, Fondo Monetario, Nato e quanti agiscono di concerto con gli interessi di questi organismi. Solo un governo dei lavoratori (italiani e migranti) può cambiare la situazione, abolendo tutte le leggi razziste e con la libera circolazione delle persone. Via le leggi razziste Turco-Napolitano e Bossi-Fini per la libera circolazione, contro ogni forma di razzismo. Unità dei lavoratori italiani e migranti contro i governi del capitale. PCL Firenze

UN APPELLO AL PARLAMENTO ITALIANO: FACCIA CESSARE LE STRAGI NEL MEDITERRANEO
Rivolgiamo un appello al parlamento italiano:
faccia cessare le stragi nel Mediterraneo legiferando il diritto per tutti gli esseri umani ad entrare in Italia – ed attraverso l’Italia in Europa – in modo legale e sicuro. Ogni essere umano ha diritto alla vita. Ogni essere umano ha diritto alla libera circolazione sull’unico pianeta casa comune dell’umanità intera. Vi è una sola umanità e tutti gli esseri umani ne fanno parte.
Il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo
Viterbo, 14 ottobre 2013 “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo,
strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo,
e-mail nbawac@tin.it centropacevt@gmail.com,
http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Tragedie e ipocrisia

Si susseguono le onde da una riva all’altra del Mediterraneo e su queste navigano barconi, bagnarole del mare, piene zeppe di uomini, donne, bambini, esseri umani. I loro sono pensieri di perseguitati in fuga dai loro paesi, idee e speranze di libertà, lavoro, vita nuova, tranquillità, pace. Il mare è grande, enorme e si muove indeterminatamente, a volte calmo fa sognare e creare, ma il più delle volte si muove agitato, fa paura! E succede, in nome del profitto continua a succedere che le persone muoiono inghiottite dalla incolpevole forza della natura. Troppi, tanti, troppi!! a centinaia, migliaia, più di 20.000 negli ultimi dieci anni, senza più idee a due passi dalla terraferma. Mentre qualcuno grida alla vergogna, altri si ostinano a dare colpe dal risvolto razzista e xenofobo. Nessuno cresce la consapevolezza che la colpa di tutto sono il controllo e l’approccio securitario alle migrazioni, che hanno sortito la paura di avere nemici, specie in loro, trasformandoli in possibili predatori dei nostri averi. Continuiamo a non vedere le cose come stanno effettivamente, essi vengono da paesi martoriati da dittature, guerre civili e lotte intestine, a non capire che il mondo è terra di ognuno, non di conquista e dominio, che la conoscenza e l’accoglienza sono fattore di crescita, proprietà ora sepolte sotto cumuli di orgoglio e indifferenza. Gli stessi politici che ora si dispiacciono, lo scorso giugno hanno deciso di escludere dalle depenalizzazioni anche i reati in materia di immigrazione. Dobbiamo crescere una consapevole rinnovata cultura dell’accoglienza, smetterla di pensarli come invasori, attuare una responsabilità civile che esuli dagli stereotipi, regolando senza repressioni l’affluenza dei migranti in Europa e nel mondo, soprattutto i richiedenti asilo politico partendo anche da qui, da Firenze dove come i suoi predecessori, continuando ad omettere agli obblighi di legge, il sindaco Matteo Renzi 2 anni fa il 25 Aprile giorno della Liberazione, dopo aver posato la corona in Piazza dell’Unità ordinava lo sgombero dell’occupazione al Fosso Macinante delle Cascine da parte di Eritrei con asilo politico, da anni in attesa di casa e lavoro. Smetterla di essere ipocriticamente coinvolti solo a tragedia avvenuta e dare risposte concrete al diritto di libertà a tutte/i di vivere al mondo.

Roberto Pelozzi

Sono loro il nostro prossimo…

Ci si può commuovere tutti i giorni, o c’è bisogno di una pausa, di una tregua – non so, una settimana, almeno un paio di giorni – fra una tragedia e l’altra? O commuoversi comunque quando la cifra dei morti è così esorbitante? Quando ci sono i bambini (le donne incinte ci sono sempre), e c’è ogni volta un dettaglio nuovo. Questa volta è il fuoco acceso dentro una carretta con 500 persone, come accendere un falò in un autobus all’ora di punta, con le porte che non si aprono. Riescono sempre a procurarsi un dettaglio nuovo, queste disgrazie. A Catania è in rianimazione il migrante eritreo scampato a tutto, anche alla spiaggia di Sampieri coi cadaveri allineati dei suoi compagni, e investito da un’auto. I dettagli di ieri saranno troppi per raccoglierli, i soccorritori pensano a soccorrere, magari piangendo, e i superstiti, una volta rifocillati e sbattuti in qualche Centro di Indifferenza ed Espulsione, non saranno più interessanti, coi confini spinati e i deserti e i mari che hanno attraversato, i cadaveri che hanno urtato, le preghiere che hanno pregato. Non avranno voglia di raccontarlo, e non troveranno chi abbia voglia di starli a sentire. Guarderanno l’Isola dei famosi, la sera, e capiranno tutto.
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Gli immigrati tornano a casa, noi siamo più poveri

Gli stranieri invertono le rotte dell’immigrazione verso Romania, Marocco, Cina o Albania. E senza di loro il fisco italiano perde 87 milioni di Irpef. Le balle leghiste sull’immigrato parassita, che ruba il lavoro agli italiani, non reggono più. Molti stranieri, infatti, se ne vanno dal nostro Paese. Le coordinate dei flussi migratori sono diverse dal passato e da tempo gli immigrati invertono rotta, scegliendo la Romania, il Marocco, la Cina o l’Albania. Solo nel 2011 in 32 mila hanno scelto di emigrare ancora. Ma non senza lasciare un vuoto: oltre a perdere storie, esperienze culturali e capacità lavorative, il nostro paese diventa economicamente più povero. Con gli immigrati che se ne vanno, infatti, le casse dell’erario si svuotano di 87 milioni di euro di Irpef ogni anno. Sono i dati pubblicati nel Rapporto Annuale sull’Economia dell’immigrazione 2013 realizzato dalla Fondazione Leone Moressa. I risultati del rapporto parlano chiaro: gli stranieri contano per il 4,3 per cento sull’Irpef nazionale e rappresentano il 5,4 per cento dei redditi complessivi versati nel nostro paese, ovvero 43,6 miliardi di euro. Non solo un costo, dunque, ma una risorsa economica importante per l’Italia, nonostante il dato negativo delle partenze, visto che il nostro paese in crisi continua a perdere ricchezza, specializzazione professionale e posti di lavoro. Secondo i dati raccolti dalla Fondazione Moressa l’Irpef più alta è quella pagata dai migranti lombardi: 3.700 euro, ovvero 800 euro in più rispetto alla media nazionale. Mentre le famiglie di stranieri dichiarano in media 12.880 euro di reddito annuo – 6.780 in meno rispetto agli italiani -, e si tratta quasi esclusivamente di redditi da lavoro dipendente. Nonostante l’immigrazione sia ormai organica nel sistema Italia da oltre 20 anni, il lavoro degli stranieri continua ad essere sottopagato, anche rispetto alle qualifiche. Se tra il 2005 e il 2011 le retribuzioni medie sono cresciute del 15 per cento, quelle degli immigrati solo del 3,3. Un dato allarmante, perché se da un lato l’unica ricchezza per un immigrato è il lavoro – perso quello non ha molte ragioni per restare -, dall’altro significa che l’Italia non ha lavorato al meglio sull’opportunità delle presenze straniere in patria, consumando di fatto ricchezza. Ma quando si parla di immigrazione che porta via il lavoro agli italiani e di conti economici in rosso per pagare le rette di asili nido, libri, affitti di case per stranieri, assistenza sanitaria più gratuita di quella degli italiani, bisogna stare attenti a non cadere nella banalità dei luoghi comuni. Uno dei dati più significativi della presenza di immigrazione nel nostro paese riguarda i contributi al nostro sistema previdenziale. Gli stranieri contribuiscono, infatti, a pagare le pensioni degli italiani con circa 5 miliardi di euro all’anno (dati Inps). E pochissimi di loro vedranno tornare indietro questo sforzo. Primo perché la maggior parte è troppo giovane oggi; secondo perché al momento della pensione – con ogni probabilità – molti saranno tornati nel proprio paese di origine o emigrati da qualche altra parte. Ecco dunque che cambiando prospettiva, si trasforma anche il peso che l’immigrazione ha nel nostro paese. E questo riguarda anche le 450 mila imprese straniere, che oltre a creare auto-occupazione, creano opportunità di lavoro per altri lavoratori. Ora – considerando che la questione immigrazione è molto più articolata e merita attenti approfondimenti, che sono difficili in un articolo che affronta solo alcuni aspetti del tema – una considerazione da italiano in patria: se gli immigrati se ne vanno perché in Italia manca il lavoro, allora vuol dire che ce n’è poco anche per noi indigeni. E questo è un problema – e bello grosso – che dovremmo risolvere con chi ci governa.

Massimo Lauria da popoff-globalist.it

Let it be. Sisina

Let it be, se il mondo andasse in rovina.

Let it be.

Appare un sentimento di disastro, che ci lascia sbigottiti davanti al male e alla ingiustizia.

Sicuramente siamo in mano

alle organizzazioni a delinquere.

Per esempio immigrati dell’Africa sub-sahariana,

riescono a pagare un prezzo come duemila dollari

sia pur guadagnando un dollaro al giorno.

Il disastro di Lampedusa,

è il primo sicuramente di tanti altri

perchè l’Italia non è organizzata.

Let it be e tu Mustafà di Casablanca

eri sempre il the best.

Anche quando il 7 gennaio ti hanno espulso

perchè eri clandestino,

Caro, ti amo sempre.

Let it be.

Sisina

Lampedusa: De Zordo

Basta affiancare per un attimo la tragedia di Lampedusa, – in cui sono morti centinaia di migranti, donne, neonati, bambini, anziani – alla buffonata parlame n – tare di ieri per capire l’inadeguatezza e il cinismo che avvolge la classe politica dirigente del nostro paese. La parola “accoglienza” non è più una parola patrimonio dello Stato. Nel migliore dei casi viene agita dalle singole persone, come gli abitanti di Lampedusa che si prodigano in queste ore per salvare i dispersi; non a caso governati dall’ottima sindaca Giusi Nicolini che oggi invita il primo ministro Letta a scuotersi e ad andare sull’isola “a contare i morti”. Quelle di Lampedusa sono le ennesime morti annunciate, figlie di politiche nazionali agite con scopi elettorali e incapaci di affrontare gli ineludibili flussi migratori con umanità e nel rispetto della Costituzione. I respingimenti degli immigrati verso paesi come la Libia, dove rischiano la tortura e la vita, la gestione dei Cie, la decisione di dichiarare continuamente lo stato d’emergenza per adottare misure straordinarie al di là dei limiti fissati dalle leggi nazionali e internazionali, l’assurdo perseverare con la legge Bossi-Fini che produce solo sofferenza e ingiustizia è la cifra disumana che chi governa il Paese grazie alla “pacificazione” – Partito Democratico e Popolo della Libertà in primo luogo – impone. E destano sdegno le parole del presidente Napolitano affranto dalla tragedia, considerato che è stato il primo – con la legge Turco- Napolitano – a togliere dignità e diritti ai migranti nel nostro Paese. L’Italia è quindi un Paese fuori legge nel rapporto con i migranti. La nostra credibilità all’estero è pari a zero: non più tardi di ieri il Consiglio d’Europa all’unanimità ha bocciato le nostre politiche migratorie votando un report in cui si sottolinea che sono semplicemente “sbagliate o controproducenti”. È questa l’Italia politica del 2013. Incapace di fare i conti con la realtà contemporanea, gestita da persone che farebbero danni anche nell’amministrare un condominio e a cui in troppi continuano a dare fiducia in maniera quasi dogmatica.