Il mio viaggio all’inferno

Storia di Tareke Brhane raccontata il 3 ottobre 2013 a Lilli Gruber sulla 7
Tareke Brhane sbarca in Sicilia nel 2005 proveniente dall’Eritrea, dopo un’odissea durata anni, facendo lo stesso percorso che la notte del 3 ottobre, a Lampedusa, è costata la vita a oltre 300 persone, delle 500 che erano sul barcone. La prima cosa che ho pensato quando ho appreso la notizia del naufragio è che ho avuto la fortuna di vivere un’altra vita. Nello stesso momento mi è venuta la tristezza di vedere questa gente ( sono in Italia da quasi 7 anni), che continua a morire per mettere la propria vita in salvo. È una vergogna e dobbiamo chiederci perché ciò accade a poche centinaia di metri dalle vostre coste. Nonostante tutto ho deciso di abbandonare la mia patria, l’Eritrea, perché non avevo scelta: parliamo di un paese dove c’è una dittatura feroce da tanti anni. (…) La gente non si rende conto, ma anche per circolare nel mio stesso paese ci vuole il permesso, come per andare negli Stati Uniti ci vuole il visto. Uscire dal Paese, comunque, non è una scelta facile, è irregolare, devi abbandonare tutto e tutti. (…) L’ho deciso con mia madre, perché era l’ultima rimasta. Anche per lei soffro, non ha avuto la fortuna come me di vedere questa vita, di riposare su un bel letto caldo…Lei ha voluto mettermi in sicurezza, ero ancora giovane, e voleva investire su di me (…) Siamo andati in un campo profughi in Sudan, viaggiare, oltre a essere molto rischioso, richiede tatnti soldi, non è stato facile. Mia madre mi ha detto “Vai! Ormai per me…” Sono stato tanto male a lasciare mia madre a rischiare tutta la vita, a nascondersi dalla guerra, dai bombardamenti, da essere violentata.(…) Così ho deciso di andare verso la Libia, dove incontri dei mediatori che ti mettono poi in contatto con i trafficanti. Per entrare in contatto con i trafficanti arrivi in una zona, tipo un bar specifico e dici “Io vorrei andare in Libia” e loro subito ti mettono in contatto con quei signori. Ti prendono uno ad uno, finché hanno un certo numero e fanno partire delle Land Rover. Mettevano 34, 35 persone, come una spesa, dove non c’entravano nemmeno le persone e non c’era posto nemmeno per l’acqua, di modo che avrebbero potuto darci almeno da bere, attraversando il deserto. Il deserto è anche peggiore del mare… io una volta preferivo morire nel mare piuttosto che morire nel deserto.
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