Sull’udienza di oggi e di … ieri e dell’altro ieri

Anche oggi udienza ‘dedicata’ agli imputati della strage ferroviaria di Viareggio.
Hanno parlato avvocati/e di dirigenti delle ferrovie. Le falsità sono pedissequamente proseguite, come nei giorni scorsi. Tra l’altro, l’avvocata (non pronunciamo il nome perché non merita) di Elia, Ad di Rfi, ha citato negativamente più volte Daniela, presidente dell’Associazione di familiari, per il suo intervento dal palco la sera del 29 giugno, in occasione del 4° anniversario. Al brusio in sala e all’interruzione del Pm, ha rimarcato che lei è cittadina e avvocata e quindi …
Si è ‘dimenticata’ di capire che prima di tutto, per chi ha perso un figlio, si è mamma, se lei mai lo fosse.
Da esseri (‘umani’ è un eufemismo e quindi lo omettiamo) “orientati” esclusivamente dal dio danaro, non possono né sorprendere, né sconcertare, falsità e amenità udite nelle udienze. Sono pagati per difendere l’indifendibile. Vendersi profumatamente a poteri forti contrasta profondamente con la realtà e i fatti. Tanto peggio per realtà e fatti. “Un treno merci che viaggia a velocità ridotta è più pericoloso”, lo “spiacevole episodio” non è un incidente sul lavoro, “il dispositivo anti-svio non serve a niente, anzi è pericoloso …”, e via di questo passo. Ma di cosa stanno parlando questi avvocatelli/e? Ma lo sanno che sull’Alta velocità c’è l’anti-svio come strumento di prevenzione e protezione?! Giorno per giorno offendono onestà intellettuale e competenze tecnico-scientifiche, oltre la memoria delle Vittime e la sensibilità dei familiari.
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Strage di Viareggio: nessun silenzio

Se l’Italia fosse realmente una repubblica fondata sul lavoro molti problemi del paese sarebbero risolti. Chi lavora e lo riesce a fare con dignità sente il peso diretto delle responsabilità legate alle sue azioni. Questa è una delle lezioni di Viareggio, dove i ferrovieri e i familiari delle vittime si ritrovano uniti nel sostenere una battaglia che cerca verità e giustizia. Di questo parla lo spettacolo “Non c’è mai silenzio”, andato in scena a Firenze come prima nazionale, al Teatro Puccini, l’8 gennaio, grazie anche a Libera e all’ARCI. Lo sguardo del pubblico accoglie una scenografia essenziale, dove due figure si muovono con gesti semplici e lineari, come se per un’ora e mezzo si stesse assistendo allo scorrere di una scena di vita reale, fluida e priva di interruzioni. Dall’ottima interpretazione di Elisabetta Salvatori ci si lascia trasportare in un insieme di colori, odori e suoni (realizzati anche dalle non invadenti esecuzioni di Matteo Ceramelli): il tutto a trasmettere il senso di una strage che doveva essere evitata.
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