{"id":1016,"date":"2023-09-18T16:17:05","date_gmt":"2023-09-18T16:17:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fuoribinario.org\/?p=1016"},"modified":"2023-09-18T16:17:30","modified_gmt":"2023-09-18T16:17:30","slug":"lingiustificabile-stupore-di-fronte-allalluvione-in-romagna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fuoribinario.org\/index.php\/2023\/09\/18\/lingiustificabile-stupore-di-fronte-allalluvione-in-romagna\/","title":{"rendered":"L\u2019ingiustificabile stupore di fronte all\u2019alluvione in Romagna"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-ast-global-color-8-color has-text-color wp-block-paragraph\"><em>L\u2019alluvione \u00e8 l\u2019occasione per avanzare politiche del territorio basate su un nuovo concetto di sicurezza<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-ast-global-color-8-color has-text-color wp-block-paragraph\">\u00c8 il 17 maggio. Mattina. Piove dal giorno prima. Le scuole sono chiuse e non si lavora perch\u00e9 \u00e8 stata attivata un\u2019allerta meteo. La corrente manca da almeno 12 ore; internet non funziona. Non c\u2019\u00e8 modo si capire cosa stia succedendo. Gi\u00e0 due settimane prima, un intero quartiere di Faenza \u00e8 stato inondato. Solo con il passare delle ore si \u00e8 cominciato a capire la devastazione che lasciato dietro di s\u00e9 il temporale. Corso Garibaldi, in pieno centro, \u00e8 sommersa da fango e rifiuti. Il complesso dei Salesiani \u00e8 sott\u2019acqua. C\u2019ero stato la sera prima con mia figlia per accompagnarla al scuola di musica; il parcheggio adiacente era stato messo a disposizione di chi volesse mettere la propria auto al sicuro: non \u00e8 servito; la piena \u00e8 giunta fin l\u00ec sfondando anche il primo piano della scuola. Nella notte, il Lamone, il fiume di Faenza, ha rotto gli argini in due tratti che attraversano la citt\u00e0. I quartieri a ridosso del fiume sono devastati. Colleghi e amici che avevano messo a disposizione le proprie case credendole sicure sono in soffitta perch\u00e9 l\u2019acqua ha invaso i piani inferiori: ora sono loro a chiedere aiuto. L\u2019acqua \u00e8 arrivata dove non ci aspettava potesse arrivare mai. Disperazione, dolore, rabbia si sono mescolati al fango. E con loro la sorpresa, lo stupore: ma questi due sentimenti sono i meno giustificabili, quelli pi\u00f9 urgenti da affrontare per provare a darsi una spiegazione, per quanto parziale, di quanto \u00e8 successo!<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"230\" height=\"293\" src=\"https:\/\/www.fuoribinario.org\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/alluvione.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1017\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-ast-global-color-8-color has-text-color wp-block-paragraph\">Io ho potuto prendere coscienza del fatto che Faenza \u00e8 realmente attraversata da un fiume solo la mattina del 17 maggio. Il ponte delle Grazie l\u2019ho attraversato in tutti i modi, eppure l\u2019acqua non l\u2019ho masi vista scorrere. Il Lamone \u00e8 una presenza molto discreta; non se ne parla al mercato; non ci sono eventi lungo le sue sponde; non si portano i bambini a guardarlo. Io stesso ho vissuto per 3 anni a Faenza senza percepirlo. Dopo il 17 maggio questo non potr\u00e0, o non dovrebbe, essere pi\u00f9 possibile. A Faenza c\u2019\u00e8 un fiume, c\u2019\u00e8 il Lamone, che si \u00e8 dimostrato essere anche fragile e pericoloso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-ast-global-color-8-color has-text-color wp-block-paragraph\">L\u2019impatto di un\u2019alluvione \u00e8 soprattutto sulle case. Pochi giorni dopo la seconda alluvione della Romagna, il collettivo Wu Ming ha pubblicato un testo in cui elencavano con precisione le cause umane del disastro; la cementificazione del territorio era una di queste. La tempestivit\u00e0 dei Wu Ming mi \u00e8 sembrata pretestuosa perch\u00e9 \u00e8 arrivata quando non sapevamo ancora il numero dei morti e men che meno quello delle cantine zeppe di fango. Come esempio dello sfruttamento immobiliare dei fiumi i Wu Ming citano il caso del condominio Casa sul Fiume di via De Gasperi di Faenza, un condominio costruito praticamente sugli argini. Sono andato a controllare: avevano ragione. Il condominio \u00e8 stato realmente costruito a ridosso del fiume e la notte del 16 maggio \u00e8 stato travolto dalla piena. E si pu\u00f2 perfino prevedere un disastro futuro: un complesso di 12 villette dovrebbe sorgere nello storico Orto della Ghilana, situato in un\u2019ansa del Lamone: Legambiente ed Extinction Rebellion denunciano da anni questo abuso di potere delle amministrazioni ad esclusivo vantaggio degli speculatori edilizi. Finch\u00e9 la \u201cvista fiume\u201d verr\u00e0 usato per gonfiare il valore degli immobili lo stupore di chi si sveglier\u00e0 con l\u2019acqua che sfonda porte e finestre sar\u00e0 tutto tranne che innocente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-ast-global-color-8-color has-text-color wp-block-paragraph\">E tutto ci\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 vero in Romagna, che, come documenta il Rapporto sul dissesto idrogeologico pubblicato nel 2021 dall\u2019Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), \u00e8 fra le aree con il pi\u00f9 alto rischio alluvione d\u2019Italia. Un fatto di cui gi\u00e0 gli antichi romani erano consapevoli, ma del tutto misconosciuta dai contemporanei ultra-tecnologici, me compreso. Ho vissuto per diversi anni nei Paesi Bassi, un paese dove la paura dell\u2019acqua impone che i bambini imparino a nuotare prima che a camminare. Forse nessuno di loro cadr\u00e0 mai in un canale, ma questo addestramento tiene costantemente alta l\u2019attenzione e ricorda quotidianamente che il rischio \u00e8 reale. Da quando vivo in Romagna, non ho ricevuto nessun invito all\u2019attenzione; ho scoperto il Rapporto ISPRA solo dopo l\u2019alluvione. Alla luce di questi dati, dovremmo ripeterci ogni mattina, con lo spazzolino in bocca, \u201cvivo in una citt\u00e0 ad alto rischio alluvione \u2026 vivo in una citt\u00e0 ad alto rischio alluvione, vivo in una citt\u00e0 ad lato rischio alluvione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-ast-global-color-8-color has-text-color wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 un altro dato che non \u00e8 stato sottolineato adeguatamente: la pioggia caduta in citt\u00e0 fra il 16 e il 17 maggio non era sufficiente a spiegare il disastro a cui abbiamo assistito. La pioggia colpevole, infatti, \u00e8 quella caduta sui monti della dorsale appenninica che ha innescato frane enormi scaricando milioni di metri cubi di fango e terra negli alvei dei fiumi, che non hanno retto alla spinta. Le immagini che abbiamo visto pi\u00f9 spesso erano quelle delle case invase dall\u2019acqua. Ma in collina, case e strade non esistono letteralmente pi\u00f9; e ci\u00f2 che preoccupa ancora di pi\u00f9 \u00e8 che, dopo circa tre mesi dall\u2019alluvione, le colline continuano a muoversi. Quelle colline generose e rassicuranti, refrigerio alle estati roventi degli ultimi anni, ci hanno tradito. Amministratori, residenti, estimatori dell\u2019appennino Tosco-Romagnolo hanno sgranato gli occhi di fronte allo scivolamento di boschi e case verso le valli. Uno spettacolo che nessuno si aspettava, un fatto eccezionale. \u00c8 quello che ho pensato anch\u2019io al racconto di alcuni amici che non hanno potuto rientrare in casa perch\u00e9 la loro casa semplicemente non esisteva pi\u00f9. Si \u00e8 detto che questi eventi succedono una volta ogni duecento anni. Ebbene, anche per le frane l\u2019ISPRA ha pubblicato un inventario (IdroGEO) che riporta circa 70 frane osservate nelle province di Ravenna, Forl\u00ec-Cesena e Rimini fra il 2018 e il 2022. Il messaggio \u00e8 chiaro, risaputo ma, a quanto pare, non noto: la dorsale appenninica sul lato sud della pianura padana \u00e8 uno dei territori pi\u00f9 instabili d\u2019Italia. Non \u00e8 una scoperta recente: l\u2019inventario conta e classifica le frane fin dal medioevo, e sono pi\u00f9 di 20.000! Come mai n\u00e9 io n\u00e9 gli altri miei compaesani d\u2019adozione ne abbiamo mai sentito parlare, n\u00e9 prima n\u00e9 dopo l\u2019alluvione?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-ast-global-color-8-color has-text-color wp-block-paragraph\">Ho seguito molto da vicino le ultime campagne elettorali. Fragilit\u00e0 del territorio, gestione dei rischi di alluvione, monitoraggio della impermeabilizzazione del suolo non sono mai stati temi del dibattito. Di fronte a queste emergenze, destre aggressive e becere si ostinano a parlare di sicurezza dagli immigrati (\u2026e si sono spinte fino ad incolpare le talpe per l\u2019indebolimento degli argini dei fiumi). Le sinistre hanno preferito rivolgersi alle realt\u00e0 produttive minimizzando rischi ed impatti delle proprie politiche del territorio. Queste dinamiche hanno determinato l\u2019ignoranza degli Emiliano-Romagnoli sui rischi idrogeologici delle terre in cui sono nati; infatti, continuano a desiderare, comprare, e costruire con \u201cvista fiume\u201d. Nel frattempo, l\u2019Appennino si spopola e la politica sembra concentrarsi solo sui grandi centri urbani, serbatoi di voti pi\u00f9 appetibili delle comunit\u00e0 montane. A questa ignavia si aggiunge una miopia che potrebbe portare a danni ben pi\u00f9 gravi nel medio termine: la minimizzazione dei cambiamenti climatici che ha prodotto un\u2019impennata degli eventi catastrofici negli ultimi dieci anni. Eventi come quelli visti in Romagna a maggio del 2023 sono e saranno sempre pi\u00f9 probabili. Affrontarli richiede politiche globali ed interventi su scala nazionale. Ed invece ci tocca assistere ad una frantumazione amministrativa che \u00e8 culminata nelle autonomie differenziate, di cui la Regione Emilia-Romagna \u00e8 stata sostenitrice. Sono gli stessi amministratori locali di quella stessa parte politica che oggi amministra la Regione a lanciare l\u2019allarme: i sindaci di Faenza e di Cervia hanno pubblicamente denunciato la solitudine e l\u2019inefficacia delle singole amministrazioni locali nel fronteggiare catastrofi che non conoscono confini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-ast-global-color-8-color has-text-color wp-block-paragraph\">Nel 1984, nella cittadina di Fudai, fu completata la costruzione, iniziata quasi vent\u2019anni prima, di un muro di 16 metri a difesa da eventuali tsunami. L\u2019opera fu contestata dalle opposizioni sia per la sua presunta utilit\u00e0 sia per i costi esorbitanti. Il Sindaco Kotaku Wamura per\u00f2, era capace di visione a lungo termine e non si cur\u00f2 di sondaggi e insulti per la sua testardaggine. Aveva assistito ad uno tsunami che uccise centinaia di persone nel 1933 e si era giurato che non sarebbe pi\u00f9 successo. Wamura mor\u00ec nel 1997 senza aver potuto mai sperimentare l\u2019utilit\u00e0 della sua opera, che rimase cos\u00ec latente fino alla notte dell\u201911 Marzo 2011, quella dello Tsunami che distrusse Fukushima ma lasci\u00f2 quasi indenne Fudai, protetta dal muro. Post mortem, Wamura \u00e8 oggi celebrato come un eroe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-ast-global-color-8-color has-text-color wp-block-paragraph\">Se l\u2019urgenza con cui si \u00e8 voluto ritornare al regime precedente l\u2019alluvione \u00e8 comprensibile nel breve termine, una revisione radicale del nostro approccio verso la natura che rimetta in discussione il governo del territorio e ristabilisca una lista di priorit\u00e0 politiche reali non \u00e8 pi\u00f9 rinviabile. Quello che \u00e8 successo a Faenza e in Romagna nella notte fra il 16 e il 17 maggio del 2023 pu\u00f2 accadere di nuovo prima di quanto pensiamo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019alluvione \u00e8 l\u2019occasione per avanzare politiche del territorio basate su un nuovo concetto di sicurezza \u00c8 il 17 maggio. Mattina. Piove dal giorno prima. Le scuole sono chiuse e non si lavora perch\u00e9 \u00e8 stata attivata un\u2019allerta meteo. La corrente manca da almeno 12 ore; internet non funziona. 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