{"id":1080,"date":"2023-10-05T06:54:11","date_gmt":"2023-10-05T06:54:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fuoribinario.org\/?p=1080"},"modified":"2023-10-05T06:54:36","modified_gmt":"2023-10-05T06:54:36","slug":"no-la-tecnologia-non-ci-salvera-dallemergenza-climatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fuoribinario.org\/index.php\/2023\/10\/05\/no-la-tecnologia-non-ci-salvera-dallemergenza-climatica\/","title":{"rendered":"No, la tecnologia non ci salver\u00e0 dall&#8217;emergenza climatica"},"content":{"rendered":"\n<p>Ho letto la prima parte di &#8220;Il secolo nomade: come sopravvivere al disastro climatico&#8221; di Gaia Vince (Bollati Boringhieri, 2023) col fiato sospeso per la lunga serie di certe trasformazioni dovute al surriscaldamento globale che l\u2019autrice descrive con dovizia di particolari. Poi ho letto tutto il resto con un gran fastidio, pensando alla villa vittoriana su una collina londinese, nella quale l\u2019autrice ha detto di abitare, e alla pervasivit\u00e0 del pensiero neoliberale.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019autrice \u00e8 ricercatrice onoraria al University College London e giornalista scientifica, ha all\u2019attivo pubblicazioni su \u00abNature\u00bb, \u00abNew Scientist\u00bb, \u00abThe Guardian\u00bb e alcuni volumi, tra i quali questo che affronta il tema del surriscaldamento globale, delle sue conseguenze e delle possibili soluzioni per governare i cambiamenti che ne deriveranno.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.fuoribinario.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/clima.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1082\" style=\"width:355px;height:536px\" width=\"355\" height=\"536\" srcset=\"https:\/\/www.fuoribinario.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/clima.jpg 536w, https:\/\/www.fuoribinario.org\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/clima-199x300.jpg 199w\" sizes=\"auto, (max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Ho trovato meritorio il modo in cui descrive, senza peli sulla lingua, il \u201cdisastro climatico\u201d rendendo chiaro che tra 50 anni (solo 50 anni) vaste aree del pianeta saranno inabitabili e descrivendoci i mutamenti ambientali ai quali andremo incontro e le migrazioni che ne conseguiranno. Gaia Vince ha ben presente il problema delle migrazioni e delle diseguaglianze e su entrambi adotta un approccio a prima vista ineccepibile: le diseguaglianze vanno combattute e le migrazioni vanno accolte.<\/p>\n\n\n\n<p>Andando avanti nella lettura, tuttavia, ho avuto sempre pi\u00f9 forte l\u2019impressione che sia a livello dell\u2019analisi che della ricerca delle soluzioni, l\u2019autrice in realt\u00e0 si collochi in una posizione del tutto \u201cconservatrice\u201d, intendendo per conservatrice una posizione che non ambisce a \u201ccambiare\u201d lo sguardo sul mondo e a trasformarlo ma semplicemente a governarlo nelle sue caratteristiche note.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019autrice ha un piano e ce lo propone nei dettagli: dato che subiremo ondate di calore, incendi, alluvioni; vivremo in una situazione di carenza di acqua da bere, terreno per coltivare e, dunque, cibo, ma avremo necessit\u00e0 di energia sempre crescenti; dato che vaste aree saranno inabitabili il mondo abitabile si svilupper\u00e0 solo sopra il 45\u00b0 parallelo. La Siberia, il Canada e la Groenlandia diventeranno regioni climaticamente accoglienti e ambite. I movimenti migratori saranno ingenti e andranno governati perch\u00e9 lo spostamento verso le terre vivibili sia accogliente e ordinato: per farlo gli stati che saranno climaticamente inabitabili dovranno stipulare contratti di affitto o di acquisto con quelli nei quali le temperature saranno accettabili e dovranno dare vita a megalopoli di edifici prefabbricati, energeticamente efficienti che, eventualmente, sia possibile scomporre e rimontare altrove alla bisogna.<\/p>\n\n\n\n<p>Il volume, e questa \u00e8 una grossa debolezza, non affronta in alcun modo tutti i temi politici e geopolitici delle relazioni internazionali che dovrebbero rendere possibili questi accordi tra Stati, difficili gi\u00e0 in tempi di vacche grasse, e \u2013 a mio parere \u2013 difficilissimi in tempi di vacche magre.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma andiamo avanti. Qualora questo sforzo riuscisse quello a cui andiamo incontro \u00e8 una vita da libro di fantascienza distopica: la produzione dell\u2019energia sar\u00e0 affidata al nucleare (una \u201cfonte energetica affidabile che non produce carbonio\u201d) o a mega impianti eolici installati nelle regioni che saranno diventate inabitabili; la loro manutenzione sar\u00e0 affidata a sistemi automatizzati e robot. Anche l\u2019agricoltura si dovr\u00e0 industrializzare e si realizzer\u00e0 in parte nei territori troppo caldi per l\u2019uomo dove lavoreranno \u201ccontadini robotici controllati a distanza e droni per la distribuzione delle sementi, e macchinari controllati dall\u2019intelligenza artificiale per la raccolta\u201d oppure sottoterra, illuminata da luce artificiale a led; oppure in vasche nelle quali saranno coltivate microalghe che costituiranno buona parte dei nostri nutrienti. Ovviamente saranno gli immigrati che troveranno lavoro in queste fattorie sotterranee o ai vasconi delle alghe. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma non basta perch\u00e9, in questa specie di elogio della scienza, Vince elenca un crescendo di tecniche di geoingegneria che saranno utili anche per mitigare il cambiamento climatico: dall\u2019 \u201ciniezione di particelle riflettenti nell\u2019atmosfera\u201d per ridurre le radiazioni solari che raggiungono la terra alla fertilizzazione degli oceani per fare aumentare il fitoplancton che assorbirebbe maggiori quantit\u00e0 di carbonio. Dallo stoccaggio del carbonio nelle falde acquifere saline o in falde sedimentarie profonde all\u2019accelerazione del dilavamento delle rocce che ha degli effetti positivi nell\u2019assorbimento del carbonio. Ma ancora si immagina di soffiare sui ghiacciai una neve artificiale che rallenta lo scioglimento o pompare acqua con pompe giganti per ricongelare il mar glaciale artico; fare un terrapieno nell\u2019oceano per evitare che le acque calde raggiungano i ghiacci o schiarire e ispessire le nuvole per farle riflettere meglio e altro ancora in un antropocene all\u2019ennesima potenza. Quello che ai miei occhi sembra un futuro da film del terrore per lei \u00e8 una vita auspicabile per la quale dobbiamo organizzarci fin da ora. Insomma, dovremmo superare secoli di conflitti e tensioni tra stati magicamente quando non siamo riusciti ad accordarci per ridurre le emissioni al di sotto di 1,5\u00b0 o per dimezzare le emissioni globali entro il 2025 per raggiungendo lo zero netto entro il 2050. E dovremmo farlo per vivere in un mondo ipertecnologico che continua a abusare l\u2019ambiente.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altronde su questo l\u2019autrice si esprime con chiarezza: a suo parere non ha senso cercare di bloccare la crescita delle temperature perch\u00e9 lei non \u00e8 favore della decrescita e nemmeno di una pi\u00f9 semplice riduzione dei consumi che, invece, considera elementi fondamentali di una societ\u00e0 democratica. E perci\u00f2, \u00e8 pi\u00f9 facile immaginare (ma senza testarne la reale fattibilit\u00e0) di poter condurre un progetto ipertecnologico purch\u00e9 non metta in discussione in nostro modello di sviluppo, piuttosto che puntare a un reale cambio di paradigma.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che resta, alla fine, \u00e8 una grande amarezza per le trasformazioni climatiche a cui andremo incontro; per le migrazioni ingenti che ne deriveranno; per i conflitti che arriveranno e per l\u2019offesa all\u2019ambiente che proseguir\u00e0 e soprattutto perch\u00e9 anche se il suo progetto riuscisse sarebbe davvero un mondo terribile che lei osserver\u00e0 dalla sua casa vittoriana sulla collina londinese al riparo, lo dice, dalle alluvioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho letto la prima parte di &#8220;Il secolo nomade: come sopravvivere al disastro climatico&#8221; di Gaia Vince (Bollati Boringhieri, 2023) col fiato sospeso per la lunga serie di certe trasformazioni dovute al surriscaldamento globale che l\u2019autrice descrive con dovizia di particolari. 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