{"id":3177,"date":"2025-02-15T14:10:06","date_gmt":"2025-02-15T14:10:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fuoribinario.org\/?p=3177"},"modified":"2025-02-15T14:11:14","modified_gmt":"2025-02-15T14:11:14","slug":"il-progetto-fuori-binario-dalla-rivista-testimonianze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fuoribinario.org\/index.php\/2025\/02\/15\/il-progetto-fuori-binario-dalla-rivista-testimonianze\/","title":{"rendered":"&#8220;Il progetto Fuori Binario&#8221; dalla rivista Testimonianze"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Questo articolo \u00e8 apparso sul numero 557\/558 dedicato a &#8220;<a href=\"https:\/\/www.testimonianzeonline.com\/prodotto\/nn-557-558-lattesa-della-povera-gente-nel-villaggio-planetario-pdf\/\">L\u2019attesa della povera gente nel villaggio planetario<\/a><\/strong>&#8221; <strong>della rivista Testimonianze, fondata nel 1958 da padre Ernesto Balducci<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>di Cristiano Lucchi, direttore di Fuori Binario<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignleft size-full\"><a href=\"https:\/\/www.testimonianzeonline.com\/prodotto\/nn-557-558-lattesa-della-povera-gente-nel-villaggio-planetario-pdf\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"404\" height=\"569\" src=\"https:\/\/www.fuoribinario.org\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Schermata-del-2025-02-15-15-07-31.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3178\" srcset=\"https:\/\/www.fuoribinario.org\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Schermata-del-2025-02-15-15-07-31.png 404w, https:\/\/www.fuoribinario.org\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Schermata-del-2025-02-15-15-07-31-213x300.png 213w\" sizes=\"auto, (max-width: 404px) 100vw, 404px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Sul finire del secolo scorso il marciapiede del binario 16 della stazione fiorentina di Santa Maria Novella accoglieva, in modo molto improvvisato ma al riparo dai rigori eccessivi dell\u2019inverno, molti dei poveri che abitavano la citt\u00e0. In quegli stessi anni, era il 1994, un gruppo di operatori dell\u2019Albergo popolare di via della Chiesa decise di fondare Fuori Binario, ispirato al giornale di strada londinese Big Issue, uscito qualche mese prima e primo al mondo con lo scopo di dare un reddito ai senza dimora. L\u2019obiettivo, insito nel nome, era quello di tirar fuori dalla stazione ferroviaria chi vi era costretto per mancanza di denaro. Come? Producendo un giornale e permettendo la vendita in strada a coloro che non avrebbero mai trovato, per mille motivi, un lavoro stabile e redditizio. Fuori Binario \u00e8 da allora l\u2019unico giornale di strada di Firenze, ormai uno dei pochi in Italia, da sempre autogestito e autofinanziato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 nato cos\u00ec uno dei giornali di strada pi\u00f9 longevi del nostro Paese, insieme a Piazza Grande edito a Bologna e al milanese Scarp de\u2019 tenis, pi\u00f9 recentemente affiancati dal bilingue Zebra in Alto Adige e dal vaticano Osservatore di strada. Trenta anni dopo Fuori Binario \u00e8 ancora nelle vie della citt\u00e0 a disposizione dei poveri e delle povere grazie ad una redazione mista, costituita &#8211; per citare Primo Levi &#8211; da \u201csommersi\u201d e \u201csalvati\u201d (al momento). Il meccanismo \u00e8 semplice. Chi scrive, fotografa, impagina, lavora alla complessa produzione del giornale, non prende un euro per il suo impegno. Tutto questo viene fatto per sostenere economicamente i diffusori, persone senza lavoro o sfruttate, spesso senza dimora, ma non solo, che subiscono l\u2019esclusione dall\u2019attuale sistema economico. La loro possibilit\u00e0 di costruire un reddito dipende da chi acquista il giornale. La copia uscita dalla tipografia viene affidata al costo di un euro al diffusore: si tratta del costo vivo della stampa e della spedizione postale. Ci\u00f2 che viene offerto oltre l\u2019euro costituisce il suo guadagno. Da alcuni calcoli spannometrici abbiamo rilevato un rapporto di 1 a 4. Per ogni euro investito ne vengono generati quattro di quello che definiamo \u201creddito di sussistenza\u201d frutto di un \u201cgiornalismo redistributivo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Torniamo alla redazione. Di questa fanno parte le distributrici e distributori (23 nel momento in cui scriviamo), che lavorano attivamente al giornale insieme a chi di mestiere fa il giornalista, il grafico o il fotografo e offre il suo contributo professionale, oltre a chi \u00e8 attivo nei movimenti sociali o a chi trova qualche ora al mese per accompagnare il tutto con la sua presenza. Ad editare il mensile, 16 pagine con una tiratura media di 2.000 copie, \u00e8 l\u2019associazione Periferie al centro che, oltre che del giornale, si occupa da sempre di dare la residenza fittizia a chi non ce l\u2019ha presso la propria sede di Via del Leone 76 (angolo Piazza Tasso), dando cos\u00ec la possibilit\u00e0 di disporre dei diritti a chi non ha un tetto sulla testa. Si occupa anche di distribuire pacchi alimentari ad una cinquantina di persone e nuclei familiari. Si tratta di attivit\u00e0 che definiamo di \u201cmutualismo conflittuale\u201d, ovvero frutto di un processo di sostegno nei confronti di chi \u00e8 escluso dallo stato sociale, un percorso accompagnato allo stesso tempo da un&#8217;azione di denuncia del sistema, allo scopo di cambiare i rapporti di forza e far s\u00ec che il pubblico prenda in carico con efficacia i problemi che colpiscono i pi\u00f9 fragili, riconoscendo il valore del mutualismo dal basso, svolto in maniera collettiva e disinteressata. Attraverso Fuori Binario entriamo cos\u00ec nelle questione sociali e politiche della citt\u00e0, fornendo una visione alternativa a quella dei media dominanti e parallelamente cercando di penetrare nel vivo delle questioni, svolgendo una funzione di redistribuzione del reddito ed erogazione di servizi a chi ne \u00e8 escluso.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019impegno della testata \u00e8 quindi la difesa, il rispetto e l\u2019estensione dei diritti sociali e civili, sempre pi\u00f9 erosi dall\u2019introduzione nel dibattito pubblico di parole avvelenate come \u201cdegrado\u201d, \u201cdecoro\u201d, \u201cmeritocrazia\u201d. I poveri vengono infatti definiti pi\u00f9 per i loro comportamenti che per la bassissima disponibilit\u00e0 di denaro. Chi vive quella condizione \u201cse l\u2019\u00e8 andata a cercare\u201d, perch\u00e9 non adotta quei comportamenti virtuosi praticati invece dalle persone \u201cperbene\u201d. Chi \u00e8 costretto a mangiare cibo da un cassonetto \u00e8 \u201cdegrado\u201d da bonificare ed espellere dal consesso civile e non pi\u00f9 qualcuno da aiutare. Fuori Binario contrasta questa ideologia, che invece di colpire la povert\u00e0, si accanisce contro chi \u00e8 senza mezzi. Una concezione della societ\u00e0 che invece di analizzare le cause pensa di rimuovere, con quelle stesse parole avvelenate, le conseguenze. A Firenze, come altrove, \u00e8 lo spazio pubblico ad essere il campo di battaglia della guerra ai poveri, frutto della retorica del decoro. Ne sanno qualcosa le tante persone che bazzicano la nostra redazione. Sedersi su una scalinata, dormire su una panchina, bere o mangiare per strada, assumere \u201catteggiamenti fastidiosi\u201d (qualcuno di voi conosce una norma che definisce il fastidio?), li trasforma in veri e propri fuorilegge.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi disobbedisce a queste norme, chi rientra nella categoria dei \u201cnon conformi\u201d, i marginali, certo, ma anche gli attivisti dei movimenti sociali e recentemente coloro che si battono per affrontare l\u2019emergenza climatica, chi vive la citt\u00e0, verrebbe da dire, viene colpito inesorabilmente nel migliore dei casi con il Daspo urbano e nel peggiore con il carcere, dopo gli assurdi decreti sicurezza introdotti dal governo Meloni. A noi di Fuori Binario questa visione della societ\u00e0, questo legalitarismo acritico e privo di ogni senso, fanno ribrezzo. La citt\u00e0 appartiene a tutti e a tutte, non solo agli investitori della citt\u00e0 gentrificata a cui servono strade pulite dalla feccia umana per far viaggiare in sicurezza turisti danarosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Molti dei contributi discussi dalla redazione per essere pubblicati insistono cos\u00ec sulle politiche securitarie che a Firenze, e non solo, colpiscono i poveri e non la povert\u00e0, gli oppositori politici e non chi ammaestra la narrazione dominante per conservare il Potere. Le politiche del decoro sono mutuate dal mito americano della tolleranza zero, nascono dalla rinuncia a governare la complessit\u00e0 tramite istituti come il welfare e la sicurezza sociale \u2013 fondati sull\u2019espansione di diritti come la casa, il lavoro, la sanit\u00e0 e l\u2019istruzione -, privilegiando una meritocrazia basata sul denaro e l\u2019appartenenza alle classi sociali benestanti. Sono politiche cariche di stigma e pregiudizio verso chi \u00e8 costretto ai margini, instaurano la paura per il \u201cdiverso\u201d e per chi non \u00e8 \u201cdecoroso\u201d e hanno anche la colpa di portare, trasversalmente e sostanzialmente senza resistenze, gli amministratori pubblici sempre pi\u00f9 lontano dai princ\u00ecpi della Costituzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella produzione del giornale ci ispiriamo, tra gli altri, a due testi molto importanti usciti negli ultimi anni: <em>La buona educazione degli oppressi. Piccola storia del decoro<\/em> di Wolf Bukowski (Alegre 2019), e <em>Contro il decoro. L\u2019uso politico della pubblica decenza<\/em> di Tamar Pitch (Laterza 2013).<\/p>\n\n\n\n<p>Bukowski racconta come da anni sia in corso \u201cuna guerra, combattuta tra le strade delle citt\u00e0, contro poveri, migranti, movimenti di protesta e marginalit\u00e0 sociali. Le sue armi sono decoro e sicurezza, categorie diventate centrali nella politica. Lo scopo \u00e8 cancellare ogni riferimento di classe per delimitare un dentro e un fuori, in cui il conflitto non \u00e8 tra sfruttati e sfruttatori ma tra noi e loro, gli esclusi, che nel neoliberismo competitivo da vittime diventano colpevoli: povero \u00e8 chi non si \u00e8 meritato la ricchezza. Il mendicante che chiede l\u2019elemosina, il lavavetri ai semafori, il venditore ambulante, il rovistatore di cassonetti, sono dipinti come minacce al quieto vivere\u201d. Pitch definisce invece il decoro \u201ccome ci\u00f2 che viene proposto e imposto a un ceto medio impoverito e impaurito e a tutti coloro i cui desideri e passioni non sono incanalabili verso il consumo di merci. Il decoro giustifica politiche nazionali e locali volte a tenere a bada i giovani, le donne, i migranti, e a indirizzare paure e scontento. Il decoro distingue tra perbene e permale\u201d. \u201cAd essere perseguita &#8211; continua Bukowski &#8211; non \u00e8 la sicurezza sociale, di welfare e diritti, ma quella che dietro la retorica del decoro assicura solo la difesa del privilegio. Sotto la maschera del bello vi \u00e8 la messa a reddito: garantire profitti e rendite tramite gentrificazione, turistificazione, cementificazione, foodificazione\u201d. Vi ricorda una citt\u00e0 in particolare? A Firenze Fuori Binario racconta quindi le storie delle persone costrette a \u201cmeritarsi\u201d le prestazioni sociali, ad entrare in \u201cpercorsi dal sapore pedagogico\u201d, a vedere trasformati i propri diritti in \u201cconcessioni delle autorit\u00e0\u201d. Quelle stesse autorit\u00e0 che Antonio Tabucchi nel pamphlet <em>Gli Zingari e il Rinascimento<\/em> (Feltrinelli 1999) dedicato a Firenze non esitava a definire di \u201cuna volgarit\u00e0 insopportabile\u201d nella loro relazione con chi \u00e8 costretto ai margini.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiunque stia leggendo queste righe ha la possibilit\u00e0 immediata di collegarsi a fuoribinario.org e scaricare dall\u2019archivio il giornale in formato pdf. Vale la pena per\u00f2 approfondire il lavor\u00eco che sta a monte del prodotto finale, frutto di un\u2019intelligenza collettiva, formata dal desiderio di emancipazione dei pi\u00f9 fragili, dalla pazienza e dalla generosit\u00e0 dei volontari, dalla passione civile di giornalisti di professione. Anche in questo l\u2019attivit\u00e0 redazionale \u00e8 di mutualismo conflittuale. Non si tratta infatti di raccontare le storie di chi \u00e8 escluso dalla societ\u00e0, ma piuttosto di farle raccontare a chi le vive, in un percorso di ascolto, confronto e crescita reciproca. Fuori Binario analizza tutta l\u2019agenda quotidiana attraverso il punto di vista di chi subisce il sistema economico liberista e lo fa senza intermediari, dando spazio all\u2019auto rappresentazione. Mese dopo mese ci impegniamo nel facilitare il passaggio da venditore a venditore\/giornalista, grazie ad una partecipazione condivisa alla riunione mensile che serve per pensare i contenuti del numero successivo. Si tratta di un incontro aperto a tutti e a tutte, nel quale esprimiamo ci\u00f2 che per ognuno di noi \u00e8 importante trattare sul giornale, indipendentemente che si sappia scrivere o meno. Per sostenere la stesura di un articolo da parte di chi \u00e8 in difficolt\u00e0 con la scrittura giornalistica, abbiamo pensato ad un triplo livello di accompagnamento, a partire da un laboratorio di giornalismo dal basso in cui tentiamo di fare chiarezza sul concetto di giornalismo, su cosa \u00e8 o meno una notizia, sulle peculiarit\u00e0 dell\u2019articolo legate all\u2019attualit\u00e0, su una scrittura piana, leggibile e accessibile ai pi\u00f9. C\u2019\u00e8 poi una forma di accompagnamento personalizzata, basata su coppie formate da un venditore o da una venditrice e da un giornalista o da chi maneggia meglio la scrittura. Insieme, una volta scelto su cosa scrivere, si confrontano sull\u2019argomento, sulle implicazioni ad esso legate, sul taglio da dare al pezzo per poi produrre l\u2019articolo vero e proprio. Per dare continuit\u00e0 all\u2019impegno di ognuno abbiamo deciso infine che i pezzi firmati da chi vende il giornale siano regolarmente pagati, un modo per consentire loro, dopo due anni di pratica, di diventare giornalisti pubblicisti grazie all\u2019iscrizione all\u2019Albo nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>I temi che emergono con pi\u00f9 forza sono naturalmente legati ai diritti sociali: la casa e il diritto all\u2019abitare, il lavoro, la salute mentale, l\u2019aberrazione del carcere, la criminalizzazione delle persone che migrano o di coloro che sono poveri, la pubblica istruzione finita nelle mani delle imprese. Non mancano racconti sulla vita in strada, sugli incontri che vi avvengono, sui tanti pertugi di socialit\u00e0 e solidariet\u00e0 che con la loro esistenza paiono indispettire il pensiero perbenista dominante adottato, nostro malgrado, anche dalla politica, dai governi nazionali e dalle amministrazioni locali. Tra le rubriche fisse la pi\u00f9 antica e importante \u00e8 Fuori dal tunnel. Si tratta di una pagina utile ad orientarsi per chi non ha niente in una citt\u00e0 difficile e respingente come Firenze; vi sono mappati i servizi offerti a chi ha bisogno di mangiare, dormire, lavarsi, vestirsi, imparare l\u2019italiano, ricevere soccorso o una consulenza giuridica, essere ascoltato. Una pagina ospita l\u2019Alfabeto di Fuori Binario in cui ogni mese proponiamo 21 proposte di cose, eventi, persone, produzioni e fatti interessanti per costruire insieme una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta: podcast, libri, film, canzoni, mostre, siti, laboratori virtuosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre all\u2019associazione Periferie al centro &#8211; nel 2024 quasi 200 persone si sono associate per accompagnare questa esperienza &#8211; \u00e8 fondamentale l\u2019apporto di chi acquista il giornale in strada o si abbona. Centrale anche il ruolo dei \u201cLuoghi amici\u201d, una trentina di realt\u00e0 organizzate (associazioni, circoli, comunit\u00e0, gruppi informali, collettivi, librerie, negozi, ecc) che sostengono il progetto dal punto di vista economico e culturale. Ogni mese acquistano un pacchetto di copie al doppio del prezzo di costo consentendoci in questo modo di aumentare la diffusione e di coprire una parte delle spese. Una rete mutualistica sempre pronta ad accogliere nuovi nodi.<\/p>\n\n\n\n<p>Resistendo tra alti e bassi nel 2024 Fuori Binario ha compiuto 30 anni. Per l\u2019occasione a febbraio abbiamo organizzato un convegno intitolato \u201cGiornalismo redistributivo. L\u2019auto rappresentazione dei poveri e dei senza dimora attraverso i giornali di strada\u201d, in collaborazione con Federsanit\u00e0 Anci Toscana, Regione Toscana e Fondazione Solidariet\u00e0 Caritas e a cui hanno partecipato le testate Osservatore di Strada, Piazza Grande, Scarp de\u2019 tenis e Zebra. Oltre la celebrazione, l\u2019incontro \u00e8 stato molto importante per trattare e consolidare uno degli aspetti fondamentali del nostro lavoro, ovvero come rafforzare nelle nostre pubblicazioni il punto di vista dei \u201cgiornalisti senza dimora\u201d. Si \u00e8 parlato naturalmente anche di potenziare il rapporto tra le testate, soprattutto per condividere contenuti che denunciano atteggiamenti discriminatori, norme carenti o inadeguate, atteggiamenti passivi o latitanti verso i senza dimora. Su <a href=\"http:\/\/fuoribinario.org\" data-type=\"link\" data-id=\"fuoribinario.org\">fuoribinario.org<\/a> \u00e8 possibile ascoltare integralmente gli interventi e presto uscir\u00e0 un ebook con gli atti. Sempre nell\u2019ottica di fare rete aderiamo da tempo all\u2019International Network of Street Paper (INSP) che organizza ogni anno il Global Street Paper Summit che quest\u2019anno si terr\u00e0 nel Regno Unito e che vedr\u00e0 anche la nostra partecipazione.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo \u00e8 apparso sul numero 557\/558 dedicato a &#8220;L\u2019attesa della povera gente nel villaggio planetario&#8221; della rivista Testimonianze, fondata nel 1958 da padre Ernesto Balducci di Cristiano Lucchi, direttore di Fuori Binario Sul finire del secolo scorso il marciapiede del binario 16 della stazione fiorentina di Santa Maria Novella accoglieva, in modo molto improvvisato 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