di Cristina Niccoletti e Jacopo Stefani
A testimonianza della varietà dell’utenza che si raccoglie in questo edificio così poco appariscente, dalla porticina che troviamo poco oltre la Stazione SMN salgono anche una persona anziana e un giovane di colore. Siamo venuti a vedere la sede dell’Help center di Acisjf Firenze, incuriositi dall’importanza che ha assunto negli anni come snodo fra i servizi alle persone in difficoltà. Ad attenderci, insieme alle operatrici, Alma, coordinatrice generale dell’associazione, e Stefano, coordinatore dell’Help center.
Prima di spostarci in una stanza per parlare un po’, ci diamo un’occhiata intorno: a prima vista si tratta di un normale ufficio. Alma e Stefano ci spiegano il meccanismo su cui si regge il modello: il centro di ascolto è uno sportello a cui tutte le persone in difficoltà possono rivolgersi direttamente, ed è attivo con continuità grazie non soltanto ai numerosi volontari, ma anche a operatori e operatrici professionali. La persona viene presa in carico con un percorso personalizzato, in cui l’associazione stessa è in grado di offrire alcuni servizi ma, dove non può arrivare con le sue forze, orienta e a volte fa intermediazione con le istituzioni.
Pensando al ruolo ambiguo che tante volte i servizi sociali hanno nel rapporto con le persone in difficoltà, proviamo a tastare il terreno riguardo a un tema delicato, in cui spesso si intrecciano il rischio di passivizzare le persone, ma anche quello di intervenire in modo autoritario e senza rispetto per la loro unicità. È evidente che i nostri ospiti non voglio sbilanciarsi troppo su questo, ma anche che tanta parte del loro lavoro sta proprio in quella parola, intermediazione: in sostanza, capiamo, aiutare le persone a navigare gli opachi e a volte bizantini sostegni istituzionali, traendone il massimo vantaggio possibile.
La filosofia e la condizione di questo supporto è che la persona capisca che sono tutte risorse a disposizione perché costruisca un proprio progetto di vita, lontano da logiche assistenzialistiche e passivizzanti. A questa condizione, l’associazione non offre solo i propri servizi supplementari, ma a volte anche risorse finanziarie. Ad esempio è capitato che coprisse le caparre per affitti o pagasse per il rinnovo di documenti, ma sempre come parte di un progetto complessivo in cui la persona si era assunta degli impegni. Tutto sta, ci dice Stefano, nella costruzione di rapporto positivo.
Per quanto riguarda i servizi offerti direttamente, si sente l’orgoglio nella voce di Alma quando ci dice che, fra volontari e professionisti, Acisjf è in grado di fornire a molte persone non soltanto consulenza, ma una vera e propria assistenza legale gratuita, fino in tribunale. A questa si aggiunge uno sportello di ascolto psicologico, corsi di italiano e inglese e un corso annuale per assistenti familiari. C’è anche un servizio di distribuzione di kit igienici, importante soprattutto per le donne, che sono quasi il 50% dell’utenza, una percentuale molto più alta che in altre realtà analoghe (riflettendo le radici dell’associazione). Una buona parte dell’utenza è costituita da migranti, e tutti i servizi sono a bassa soglia, anche per chi non ha documenti.
Oltre a tutto ciò, il mandato storico dell’Help center è monitorare e prestare aiuto ai senza fissa dimora che soggiornano abitualmente alla Stazione. A volte si tratta soltanto di accompagnare le persone con un saluto, con un po’ di conversazione, e far sapere che, se ci fosse bisogno, non sono sole. Sul lungo periodo ci sono state anche storie di riscatto sociale, come quello di R., che per 20 anni rimane in condizioni di precarietà, con problemi di dipendenza dall’alcol, e che oggi invece sta meglio, lavora, si è rifatta una vita. Altre volte i volontari arrivano in ufficio solo per ricevere la notizia che durante la notte qualcuno che conoscevano è deceduto. Stefano lo ammette quasi con stanchezza: anche questo fa parte del suo lavoro.
Ma ormai è tempo di salutarci: la stanza in cui ci troviamo, che altre volte ospita riunioni, serve per le ripetizioni di alcuni bambini. Rimaniamo affascinati dalla natura polifunzionale di questo ufficio. È evidente lo sforzo di dare una veste il più professionale possibile a un lavoro che altrimenti rischierebbe di cadere nel fragile volontarismo tipico di tante associazioni. È lecito per noi avere il dubbio che ciò porti con sé il rischio di una perdita di calore umano; ma, mentre salutiamo, immaginare i bambini che fra poco faranno i compiti in sala riunioni ci fa pensare che, in questo caso, forse non è così.
La storia
Dall’approccio laico ai problemi non lo si direbbe, ma l’Acisjf ha origini come associazione cattolica, fondata addirittura nel 1897 in Germania. Colpisce lo scopo, specialmente se si considera l’epoca: fornire assistenza e orientamento all’emancipazione per le donne che si spostavano lontano dalle famiglie di origine. Oggi queste radici proseguono non soltanto nell’esperienza maturata nell’ambito del disagio femminile, ma anche nella rete di case famiglia dedicate ad accogliere donne sole e giovani madri in situazioni di vulnerabilità. A Firenze esiste Casa Serena, che proprio nel 2025 ha compiuto 20 anni.
Ma anche l’Help center ha avuto il suo anniversario, ben 90 anni di presenza alla Stazione SMN, nata da un patto con le Ferrovie del già esistente Centro di ascolto nel 1936. Dal 2004 è inserito nella rete del progetto ONDS (Osservatorio Nazionale sul Disagio e la Solidarietà nelle stazioni italiane), e dal 2018 si è trasferito nella sua sede attuale.
