Un progetto innovativo consente ai diffusori di Fuori Binario di diventare giornalisti pubblicisti, offrendo borse lavoro e formazione in una città sempre più respingente per i più fragili.

Mentre il centro storico diventa sempre più un salotto per turisti facoltosi e le case per i residenti svaniscono come neve al sole, dal basso riparte un’idea di inclusione che sembra quasi una sfida alla gentrificazione. La Chiesa Valdese, con l’8×1000, ha scelto di sostenere un progetto unico nel suo genere: sostenere il percorso di emancipazione di alcuni senza dimora che vendono in strada Fuori Binario affinché possano iscriversi all’Albo dei giornalisti pubblicisti.
Il progetto si chiama Giornalisti di strada ed è promosso dall’associazione Periferie al centro, editrice del giornale Fuori Binario. L’obiettivo è chiaro e ambizioso: oltre a permettere a due diffusori del giornale di ottenere il tesserino da giornalista pubblicista, offre “borse lavoro” a persone senza dimora o in difficoltà economica che collaborano alla gestione operativa del periodico fondato a Firenze nel lontano 1994 per dare un reddito a chi non ce l’ha.
La città che esclude, il giornale che include
I numeri raccontano una Firenze spietata. Dal 2015 ad oggi, la città è passata da 382.000 a 362.000 abitanti. Le case in affitto a prezzi accessibili sono quasi scomparse, e quando ci sono, i proprietari spesso giudicano “non conveniente” affittare a chi vive con fatica la città e stornano i loro appartamenti verso gli affitti brevi per turisti. È così che cresce il numero di persone che dormono in strada o nei centri di accoglienza notturna. In questo contesto, Fuori Binario svolge un ruolo centrale. I suoi diffusori sono passati da 6 a 22 in soli tre anni. Un incremento dovuto non solo al rinnovamento del giornale, ma alla pura necessità: vendere copie (guadagnando tra i 200 e i 300 euro al mese, e talvolta anche di più) è per molti l’unica integrazione a sussidi o lavori saltuari.

Dalla strada all’Albo dei giornalisti
Il cuore del progetto, finanziato dalla Chiesa Valdese, è un percorso di riscatto fondato sulla formazione e il lavoro. Il giornale ha infatti organizzato un corso di giornalismo di base per senza dimora, autoprodotto e gratuito, tenutosi nelle aule dell’Università di Firenze. Al termine di quelle lezioni, due distributori hanno deciso di fare il grande salto: scrivere continuativamente sul giornale per essere retribuiti e iscriversi così all’Albo dei pubblicisti. Per la prima volta in oltre 30 anni di storia, due persone senza dimora si sono così impegnate per due anni a scrivere 20 articoli retribuiti (30/50 euro a pezzo) per ottenere il tesserino.
Le borse lavoro
La seconda gamba del progetto è dedicata a chi, sempre nella fragilità, si occupa della “fatica materiale” del giornale: curare la sede, imbustare le copie, ritirarle in tipografia, portarle agli uffici postali o nei “luoghi amici” della città, aiutare nella distribuzione alimentare. Per questo, grazie alle risorse valdesi, sono state istituite piccole borse lavoro che hanno offerto ad altre persone la possibilità di impegnarsi per un reddito di sussistenza.
Un progetto che vale
In una Firenze che preferisce i ricchi ai poveri, e si svuota così di cittadini portatori di diritti, Fuori Binario risponde – grazie alla Chiesa Valdese – con una strategia innovativa e potente: la cultura e la dignità di un lavoro vero e proprio. Un’occasione di inclusione, apertura al territorio e reddito, utile per uscire da forme di ghettizzazione sociale.
