DI CRISTIANO LUCCHI
Scena prima. Un luogo bellissimo affacciato sul Mediterraneo, una storia millenaria, un patrimonio culturale importante, ricco di capolavori artistici, architettonici, archeologici (e non solo), frutto dell’impegno e della creatività di donne e uomini che per secoli hanno vissuto in un luogo con una forte identità culturale che ha resistito fino ad oggi, quando chi vive la città è stato ucciso ed espulso dagli interessi economici e finanziari dominanti. Siamo a Gaza.
Scena seconda. Un luogo bellissimo tra dolci colline, una storia millenaria, un patrimonio culturale importante, ricco di capolavori artistici, architettonici, archeologici (e non solo), frutto dell’impegno e della creatività di donne e uomini che per secoli hanno vissuto in un luogo con una forte identità culturale che ha resistito fino ad oggi, quando chi vive la città è stato espulso dagli interessi economici e finanziari dominanti. Siamo a Firenze.
Gaza e Firenze hanno due storie molto diverse. L’una è stuprata da ottant’anni, l’altra sta vivendo un graduale ma inesorabile declino. L’una è macerie, l’altra vetrine di lusso. Eppure, sono accomunate da un termine misconosciuto ai più: urbicidio. L’urbicidio è la distruzione deliberata di una città, fisica (Gaza) ma anche culturale e sociale (Gaza e anche Firenze).
Il termine descrive il fenomeno di “uccidere” la città colpendo in qualsiasi modo i suoi valori identitari, sociali e culturali. Il futuro di Gaza è un Eldorado immobiliare ad uso e consumo dei ricchi del mondo. A Firenze le bombe non sono arrivate ma la speculazione ha già vinto. Noi, espulsi dal centro della nostra città, siamo ancora fortunatamente vivi per poter reagire.
