A Firenze sono oltre 800 gli alloggi popolari abbandonati e sigillati, mentre chi ne ha bisogno spesso vive in strada
Il focus di questo mese è sullo scandalo delle 844 case popolari vuote, abbandonate a se stesse, sigillate con lastre di ferro, impossibilitate ad accogliere chi ne ha bisogno. Rappresentano circa il 10% del patrimonio complessivo e servirebbero a far vivere dignitosamente un quarto delle famiglie che sono in lista di attesa per una casa comunale. I dati, aggiornati a metà aprile, sono impietosi. E per averli in dettaglio c’è voluto addirittura un accesso agli atti della consigliera comunale Cecilia Del Re (Firenze Democratica), mentre la pagina degli open data del Comune restituisce “zero” se cerchi “erp” o “edilizia residenziale pubblica”, mentre puoi trovare con soddisfazione l’elenco delle lapidi commemorative o quello dei gonfalonieri dal 1782 al 1919.
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Le 844 case vuote sono così distribuite: 49 nel Quartiere 1, (13 in via dei Pepi); 132 nel Quartiere 2 (40 in via Rocca Tedalda); 59 nel Quartiere 3 (16 in via Erbosa); 198 nel Quartiere 4 (35 in via Canova); 406 nel Quartiere 5 (con via Accademia del Cimento che batte tutti i record con ben 141 appartamenti mentre altri 90 si trovano alle Piagge). Il Comune di Firenze si difende, non senza ragioni, accusando il governo di destra che taglia i fondi, rimuovendo però così le grandi responsabilità del centrosinistra che nel passato non ha saputo fare di meglio, basti pensare che alcuni di questi appartamenti sono vuoti da oltre 15 anni e che in tutta Italia sono oltre 80.000 le case non utilizzate.
Solo lo scorso febbraio le case vuote per il Comune erano 550, possibile che siano salite in soli due mesi di 200 unità? Eppure lo stesso Comune ha un capitolo di bilancio per ristrutturare queste case: si tratta di circa 7 milioni l’anno per tre anni. Come svuotare il mare con un secchiello (anche se va riconosciuto che il secchiello ora c’è) mentre migliaia di persone continuano a vivere in strada o in situazioni di fortuna, ospiti da parenti o amici. Altri invece sono costretti ad affittare la casa lontano da Firenze, dopo che al mercato speculativo degli affitti brevi è stato concesso di tutto e di più. Sempre l’amministrazione intanto sposta l’attenzione dall’Erp all’Ers, mettendo in secondo piano i più poveri e legandosi alla Banca Europea degli investimenti.
Quello degli affitti per turisti merita un altro approfondimento. A metà maggio, secondo Inside AirBnb, a Firenze sono ben 12.211 i vani tolti al mercato degli affitti per residenti: 8.953 nell’area centrale, quella Unesco; 1.210 nel Quartiere 2; 446 nel Quartiere 3; 557 nel Quartiere 4 e 1.045 nel Quartiere 5. Sul tema l’amministrazione si è tardivamente attivata solo in tempi recenti e una delle misure previste, il nuovo “Regolamento per le locazioni turistiche brevi”, è stato adottato solo dopo la pressione virtuosa della Campagna Salviamo Firenze. Un Regolamento che ha superato al Tar ben 18 ricorsi segnando così un primo stop all’ideologia della “proprietà privata vince sempre”. Il Tribunale ha infatti ricordato a tutti dell’esistenza dell’articolo 41 della Costituzione che sancisce sì la libertà di iniziativa economica, ma purché non confligga con l’utilità sociale e non rechi danno, tra l’altro, alla dignità umana. E cosa c’è di meno dignitoso per una persona di essere costretta dalla comunità dei suoi simili, in maggioranza sedicenti progressisti, a vivere in strada o in centri di accoglienza non all’altezza dei bisogni?
Ed è proprio sul diritto alla casa, e sull’idea di città in generale, che in maggioranza si discute, anche animatamente, se è vero che in un documento di AVS-Ecolò indirizzato alla sindaca, si propone di acquistare case, anche all’asta, ed è stato necessario ricordare che “per contrastare la rendita serve riaffermare il primato dell’interesse pubblico nelle trasformazioni urbane attraverso una regia capace di pianificare approfondendo i bisogni e con una visione di lungo periodo”. Un accrocchio di politiche disfunzionali governa il diritto all’abitare, vanamente incluso dalla giurisprudenza nel “catalogo dei diritti inviolabili” della persona. Oggi le politiche della casa hanno bisogno di innovazione e creatività, e torneremo su questo tema. Troppo spesso, invece, la priorità è quella di attrarre investi- menti, di qualsiasi tipo (e nessuno vuole investire sui più fragili, inutile dirlo), confidando nella mitica teoria dello sgocciolamento capitalista: più favorisco i ricchi e più ne godranno i poveri. Illusi.
