Totò: “La mia missione? Curare il Sottopasso delle arti. Con Fuori Binario raccontiamo la nostra vita”

STORIA DI UN DIFFUSORE: TOTÒ ORLANDO

Totò lavora in Piazza delle Cure ed è molto amato fu costretto a lasciare il lavoro a causa di un infortunio. Salvatore è un personaggio molto conosciuto e benvoluto dalla gente del quartiere delle Cure. Nel tempo è riuscito con grande impegno a far rivivere un luogo, il sottopasso, altrimenti deputato al solo passaggio, all’incuria e, talvolta, ad atti di violenza. Con la sua presenza ormai decennale il luogo ha cambiato prospettiva, divenendo un vero e proprio punto di incontro e anche una galleria di street art tra le più importanti della città. Ecco come si racconta.

Totò

Mi chiamo Salvatore “Totò” Orlando e ho 69 anni. Sono siciliano e dal 1967 vivo a Firenze. Sono arrivato quando avevo 15 anni da Milano per lavorare come fabbro e muratore, il caso volle che scendessi proprio alla stazione delle Cure, ma ancora non esisteva il sottopasso.

Dopo qualche anno ho subito un infortunio sul lavoro e poi dei problemi per la casa. Costretto a lasciare l’impiego mi sono ritrovato a vivere la mia vita nel sottopasso che, subito, a prima vista, trovai molto trascurato. Per me curarlo, pulirlo, tenerlo in ordine, è diventata una missione. Suonando l’armonica riuscivo a vivere e spendere qualche lira per tenere pulito il luogo. E lo faccio ancora adesso.

Il primo incontro con Fuori Binario lo devo a Mariapia, cofondatrice del giornale, da quel momento lo frequento e distribuisco. Il giornale mi piaceva soprattutto perché veniva scritto da chi stava per strada e lo distribuiva, vivendo sulla sua pelle questa condizione. Avuti tesserino e autorizzazione iniziai ad offrirlo alle persone che incontravo. Notavo che la gente lo seguiva interessata e aspettava ansiosa l’uscita mensile. Nel tempo ho conosciuto molte persone, ho iniziato a farci amicizia e ad avere la loro collaborazione nel mio impegno di rivitalizzazione e cura del sottopasso.

Tante anche le amicizie tra noi diffusori, molti vivevano per strada e ci si dava tutti una mano. Certo la città era un’altra, a quel tempo più accogliente. Ricordo la gioia per gli incontri tenutisi al sottopasso: arte, recite, teatro di strada, musica. Con la partecipazione e a volte la regia di Fuori Binario, performance uniche da ricordare.

Il mio desiderio in questo momento di rinnovamento è che l’associazione Periferie al Centro riesca ad espandersi creando in città, con la partecipazione istituzionale, luoghi di ritrovo e sosta per chi vive questa condizione. Poter passare delle ore in socialità, specie nella stagione invernale, è un sollievo.

Un caro saluto, Salvatore.

(testo raccolto da Roberto Pelozzi)

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