ALBERTO OTTANELLI
Il nono Rapporto sulle povertà e l’inclusione sociale, curato dall’Osservatorio sociale regionale, scatta una fotografia nitida della Toscana nel 2025. Se da un lato le cose sembrano andare meglio per alcuni, per chi era già in difficoltà la situazione continua a essere complicata. Il dato principale racconta che nel 2024-2025 quasi il 5% delle famiglie toscane vive in condizioni di povertà assoluta: è un dato in aumento rispetto all’anno precedente (3,5%) ma inferiore rispetto alla media nazionale (6,2%).
Inoltre questa situazione non è uguale ovunque e colpisce in particolare alcune categorie. Prima di tutto le famiglie con figli minorenni, dove la povertà sale drasticamente al 6,6%. In secondo luogo, circa un quinto delle famiglie toscane racconta che avrebbe difficoltà ad affrontare una spesa imprevista di duemila euro, mentre il 12-15% fatica a coprire costi essenziali come il riscaldamento o una dieta alimentare sana e varia. In aumento anche le persone che nel 2024 si sono rivolte ai Centri di ascolto Caritas per ricevere un aiuto: 29.297 cittadine e cittadini in situazione di fragilità; il 3,9% in più rispetto al 2023, in maggioranza donne.
Visti questi numeri è straniante il dato registrato sulla percezione soggettiva: la percentuale di chi si autodefinisce “povero” è scesa al 9,7% (era l’11,4% nel 2024), mentre quella che dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà o grande difficoltà scende dal 56,3 al 48,5%. Segno di una stabilizzazione sia psicologica che economica, oppure le persone si vergognano? Anche avere un lavoro, però, non è più una garanzia automatica contro l’esclusione sociale. Il fenomeno del lavoro povero colpisce un po’ in tutti i settori, ed il concetto di “lavoro come via per l’emancipazione” rischia di crollare sotto i colpi di contratti precari e subappalti.
In Toscana, settori strategici come l’agricoltura, la ristorazione e il turismo vedono oltre il 50% dei lavoratori percepire salari inadeguati. Segno evidente che non basta intervenire solo sull’aumento del numero degli occupati, ma che bisogna puntare sulla formazione continua e spingere le imprese affinché propongano contratti di qualità e rispettosi della dignità del lavoratore. Nel contesto di un aumento generale dei prezzi, in cui la Toscana è ai primi posti in Italia, ben oltre il dato dell’inflazione (ne abbiamo dato conto il mese scorso su queste pagine) il rischio è che insieme al potere di acquisto, si perda anche la dignità del vivere quotidiano.
Le politiche del governo nazionale, nel passaggio dal sistema del Reddito di cittadinanza a quello dell’assegno di inclusione, hanno ridotto la spesa complessiva da 171 a 113 milioni di euro, impoverendo chi era già povero, mentre a livello locale la Regione ha provato a mettere in campo risposte che si basano principalmente su tre aree di intervento: innanzitutto, attraverso l’utilizzo dei fondi europei, sono state attivate misure come asili nido e libri gratis per contrastare la povertà educativa e favorire la partecipazione femminile al lavoro; poi le politiche abitative, con 58 milioni di euro, sempre da Fondi europei, per intervenire nei prossimi due anni su case e alloggi per le fasce in difficoltà.
Ed infine una maggiore collaborazione tra Comuni, Asl e associazioni del terzo settore, con le “comunità di pratica per l’inclusione”, per far sì che la presa in carico dei bisogni non sia solo un basata sui sussidi economici, ma su un percorso di accompagnamento sia sociale sia sanitario. Presto vedremo se queste politiche avranno funzionato o meno. Dalla lettura del Rapporto, nonostante alcuni segnali incoraggianti, la Toscana appare comunque in crisi, con buona parte della popolazione che non ce la fa. La strada da percorrere resta quella di un impegno ancora più forte per una riduzione concreta dei divari, specialmente per le famiglie con figli piccoli, per evitare che la povertà di oggi diventi l’esclusione cronica di domani. Per rispondere a questi bisogni servono creatività e politiche innovative. Del resto, come dice la stessa citazione che apre la ricerca: “È nella crisi che sorgono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie”.
